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Squid Breaking Bad Game – Walter White finisce in miseria e riceve un bigliettino misterioso

L’aria stantia del seminterrato si infiltrò di soppiato nei polmoni di Walter White. L’uomo che fino a qualche giorno prima si riteneva invincibile, ora era disteso nella polvere tra le lacrime e una risata isterica. Gran parte di tutti i suoi soldi era svanita, tutto per colpa di quella stupida e meschina Skyler. Tutti i suoi sacrifici, tutto il sangue rappreso sulle sue mani viscide, tutto era andato in fumo. E la cosa più divertente di tutte era che il frutto materialista dei suoi misfatti era nelle mani di Ted Beneke. Quel misero figlio di buona donna a cui non era bastato infilarsi tra lui e Skyler.

Nel frattempo, mentre Walter era in preda al panico e alla follia, casa White fu invasa dapprima dallo squillare insistente del telefono e poi dalla voce rotta dal pianto di Marie Schrader. Hank era in pericolo, la morte sembrava nuovamente bussare alla sua porta e non c’era niente che potesse fare.

Fu in quel momento che Walter interruppe il suo flusso di follia e decise di trovare una soluzione. Doveva trovare una soluzione. Lui era Heisenberg.

Così si alzò, camminò con il volto chiuso in un’espressione di rugosa determinazione, passò ferreo davanti Skyler e le sue lacrime. La attraversò come si attraversa un fantasma o del fumo nell’aria. Uscì e camminò ancora, finché la strada non gli sembrò sufficientemente desolata e arida. Proprio come lui.

Fu in quel momento che si frugò nelle tasche, alla ricerca del bigliettino da visita consegnatogli da Saul Goodman con annotato il promemoria dell’ordine. “Mi occorre un filtro nuovo per il mio aspirapolvere Hoover Max Extract modello 60” è ciò che avrebbe dovuto dire, se Skyler non fosse stata così ingenua da cedere agli occhi dolci del suo boss e amante. Tuttavia, ciò che Walter White trovò sul fondo della sua tasca fu un diverso biglietto.

La dimensione, il colore e gli angoli sommariamente piegati in piccole orecchie ribelli erano gli stessi. Quel biglietto, però, non faceva riferimento alcuno a elettrodomestici casalinghi, ma aveva tre strani e solitari simboli: un cerchio, un triangolo e un quadrato.

Squid Game, Breaking Bad

Dall’altro lato, invece, era annotato un numero di telefono. La situazione parve a Walter piuttosto singolare. Come era giunto quel pezzo di carta nella sua tasca?! Che fine aveva fatto il segretissimo bigliettino da visita dell’eliminatore?!

Ma, ormai, Walter White non aveva più nulla da perdere. Aveva perso sua moglie, il suo laboratorio, il suo partner e soprattutto i suoi soldi. E poi, c’era qualcosa di stranamente affascinante in quei simboli, come un richiamo ipnotico a cui sentiva di non riuscire a resistere. E così fu.

Con la vista appannata dagli occhiali lesionati e dal sangue misto a polvere che gli scivolava silente sugli occhi, Walter digitò il numero misterioso sulla tastiera del suo cellulare. Poi attese.

Pronto.

Era la voce a tratti meccanica di una ragazza che poteva avere tra i 25 e i 30 anni al massimo, ma che a suo modo aveva una sfumatura al contempo rassicurante e ipnotica.

Chi è?

Chiese Walter cercando di assumere il tono più ferreo e cupo possibile. Lui era abituato a essere il pericolo ma ora, per la prima volta dopo tanto tempo, si sentiva in pericolo.

Vuole partecipare al gioco? Se desidera partecipare, dichiari nome e data di nascita.

Doveva essere uno scherzo, doveva essere per forza uno scherzo. Walter corrugò la fronte e strinse la mano sinistra in un pugno di rabbia. Ma quella sensazione di attrazione non lo lasciava in pace. Così decise di rivelare alla voce sconosciuta i dati appena richiesti.

Walter White, il re di Breaking Bad, non sapeva che stava per passare dall’impero della droga all’impero della morte.

Breaking Bad Squid Game
Squid Game Breaking Bad

La voce gli comunicò una parola chiave e gli disse di attendere sul ciglio della strada. Qualcuno sarebbe passato a prenderlo. Quando la telefonata terminò Walter rimase fermo, con lo sguardo assente e il telefono a pendergli dalle dita sudaticce. Il primo immediato pensiero che assalì la sua mente fu che quello squinternato del suo avvocato gli avesse tirato un bel bidone. Così il chimico decise che, non appena si fosse ripreso da quel momentaneo stato di incoscienza e staticità emotiva, la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata dare una bella lezione a Saul e la sua banda di clown.

Ormai aveva perso la concezione del tempo, sostava inerme sul ciglio della strada, perso tra i suoi pensieri e la consapevolezza che il vero ciglio su cui barcollava era quello della sua vita. Non avrebbe saputo dire quanto tempo fosse passato prima che all’orizzonte comparisse un furgoncino nero dai vetri oscurati. Quest’ultimo frenò in corrispondenza di Walt e piano lasciò scivolare il finestrino verso il basso.

Il signor Walter White?

A parlarlare fu un uomo in una ridicola tuta fucsia, con un simbolo disegnato sulla maschera che gli copriva il volto. Walt salì sul furgone, dopo aver comunicato la parola chiave, come un uomo che non aveva ormai più niente da perdere e, mentre nel veicolo si sprigionava un gas soporifero, pensò a quanto fosse ironico il fatto che fino a qualche giorno prima, proprio lui, indossava una tuta molto simile per cucinare il suo oro blu.

Dopo un tempo indeterminatamente lungo, Walter riprì finalmente gli occhi sul teatro principale di Squid Game.

Squid Game Breaking Bad
Squid Game – Breaking Bad

Si rese conto di avere una tuta verde, con un numero scritto a caratteri cubitali “060“. Si sentiva al contempo stordito e carico di adrenalina, come se a un tratto avesse improvvisamente dimenticato il guzzabuglio di morte e droga che si era lasciato alla spalle su una strada polverosa di Albuquerque.

Intorno a lui c’erano tantissime altre persone, tutti con lo stesso sguardo perso nel vuoto e la stessa espressione interrogativa. Dopo i primi istanti di istintivo panico e disorientamento, nella sala irruppero un coacervo di individui in tuta fucisa, tutti mascherati.

Vorrei dare un caloroso benvenuto a tutti voi. Tutti i presenti parteciperanno a 6 giochi diversi in 6 giorni. Chi li vincerà tutti e 6 riceverà un ricco premio in contanti.

Nella sala si diffuse un corposo vociare ribelle. Tutti avevano acquisito il coraggio di parlare, di chiedere, di esternare la propria sfiducia verso il prossimo e verso quel losco manipolo di persone che li aveva narcotizzati e prelevati della loro misere vite. Walter, in tutto questo, rimase nell’ombra silente. Aveva visto così tante assurdità negli ultimi tempi che neanche un gruppo di persone evidentemente fuori di testa poteva scalfire la sua glaciale assenza di parole.

Le proteste furono presto sopite dal personale mascherato, che fece calare sul dormitorio un enorme sfera di plasica trasparente, annunciando che dopo il primo gioco avrebbero rivelato l’esorbitante cifra in denaro che quest’ulima avrebbe contenuto. Ciò bastò affinché gli impavidi ribelli di prima si muovessero come agnellini al pascolo per sottoscrivere il loro patto di morte.

Walter White fu tra gli ultimi a firmare la sua partecipazione agli Squid Game.

Squid Game
Squid Game

L’ex professore aveva ormai così tanta consapevolezza del mondo criminale che intuì subito l’aura di morte che soffiava in quel luogo. Ma non aveva paura. Non questa volta, avrebbe fatto di tutto pur di recuperare i suoi soldi e scappare via una volta per tutte. Qualsiasi fosse il gioco in questione.

Walter si lasciò trascinare dalla corrente iraconda del destino, lasciò che degli schermi apatici gli scattassero una foto. Gli intimarono di sorridere. Non lo fece. Poi, come in una macabra processione, arrivarono allo sconosciuto e silente campo da gioco.

In fondo allo stesso sostava un’enorme bambola meccanica, vestita con colori sgargianti e un paio di codini sbarazzini che riconducevano alla spensierata e scapigliata infanzia.

Concorrenti, disponetevi ordinatamente nel campo e preparatevi a giocare. Il primo gioco è “Uno, due, tre, Stella!”

Walter in quel momento fu scosso da una scarica di adrenalina che non provava da molto tempo, da quando anche la droga e il suo commercio lo avevano ingrigito. Sapeva che doveva correre e, con la stessa consapevolezza, sapeva che il fallimento sarebbe stato più pericoloso di ciò che tutti si aspettavano. Fu un quel momento che alzò lo sguardo e notò qualcosa che confermò pienamente la sua teoria.

Ci ammazzeranno

Furono le prime parole che Walter White riuscì a pronunciare dopo ore di mutismo. I concorrenti al suo fianco si divisero in chi iniziò a dare i primi segni di panico e chi fece semplicemente finta di non aver sentito. Era tutto pronto. Walter piantò i piedi nel suolo sabbioso, fissò lo sguardo prima sulle armi da fuoco appostate tutto intorno al campo da gioco, poi sulla bambola gigante che sarebbe stata l’angelo della morte per la maggior parte della gente presente sul luogo.

Con un cigolio sinistro la bambola ruotò su se stessa, alzò il braccio per iniziare la sua conta della morte e poi fu il momento di correre.

Uno, due, tre, Stella!

Walter corse con tutte le sue forze, corse finché qualcun altro non lo travolse. Poi fu il caos. Boom. Boom. Boom. Era il suono sordo di vite in frantumi, accasciate su se stesse a mai più reclamate dal mondo che le aveva lasciate indietro. Fu in quel momento che Walter si ricordò di essere chi era. Scavalcò i cadaveri, scavalcò se stesso, ciò che era in passato, ciò che era ora. Walter corse verso il futuro e sapeva che, da quel momento in poi, non sarebbe più sparito. Sarebbe tornato e non ce ne sarebbe stato per nessuno.

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Scritto da Clotilde Formica

Scrivo, mi piace farlo.

Mi piace scivolare via veloce sulla cresta dei pensieri che si affollano, si inseguono, si punzecchiano e a volte mi scappano.

Ma quindi, dove voleva andare a parare Nine Perfect Strangers?

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