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Space Force funziona solo a metà: la recensione della prima stagione

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La abbiamo attesa a lungo, entusiasti e al contempo ansiosi di scoprire il geniale, ultimo prodotto creato da Steve Carell e Greg Daniels. Siamo stati pazienti e ottimisti, certi che ci saremmo trovati dinanzi a una di quelle comedy di cui ti innamori sin dal pilot. Insomma, ci abbiamo sperato fino all’ultimo. Eppure, adesso che Space Force è arrivata, diverse delle aspettative sembrano essere sfumate nel nulla.

Dimenticatevi gli imbarazzanti momenti cringe di The Office e le battute scorrette di Michael Scott, perché qui non le troverete. Formata da dieci episodi, ognuno dei quali dura trenta minuti, il nuovo show Netflix racconta la bizzarra quotidianità di una base spaziale in Colorado, capitanata dal rigidissimo, bizzarro generale Mark Naird (Steve Carell).

Space Force - Netflix - 1

Immaginando come sarebbe il sesto ramo delle forze armate statunitensi, annunciato dal presidente Donald Trump nel 2018, Greg Daniels dà vita a Space Force: una folle parodia della pseudo stazione spaziale, il cui obiettivo è stabilire un nuovo comando tra le stelle e confermare la supremazia americana nello spazio.

Colonizzare la luna e distruggere, con bombe o frecciatine satiriche, i nemici diviene così una della missioni del nuovo corpo operativo.

Sebbene i presupposti per realizzare una comedy di successo ci fossero tutti, dal fenomenale cast alla trama essenzialmente intrigante, la serie tv non riesce a decollare. Il primo episodio, attraverso il quale conosciamo gran parte dei personaggi, si presenta lento, poco spassoso e a tratti confusionario. E basta poco per rendersi conto che l’obiettivo di Space Force non è far ridere ma riflettere sulle varie controversie che caratterizzano la politica e gli “uomini di potere”.

In ogni puntata ci ritroviamo dinanzi alle numerose difficoltà che la gestione di una stazione spaziale comporta, agli screzi tra le varie potenze mondiali e agli assurdi e discutibili ordini provenienti dai piani alti. La critica rivolta al governo statunitense è, di conseguenza, onnipresente.

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Oltre la pungente satira, lo show è ricco di altre importanti qualità. Il cast, innanzitutto, è stellare: vi troviamo infatti attori del calibro di Steve Carell, John Malkovich, Lisa Kudrow, Ben Schwartz, Tommy Cook, Jane Lynch, Patrick Warburton, ma anche nuovi volti come Tawny Newsome, Jimmy O. Yang e Diana Silvers. Anche la scenografia è magnetica e gli effetti speciali sono particolarmente realistici.

Sfortunatamente, nonostante le performance degli attori siano ottime, i ruoli non ne valorizzino a pieno il talento. L’intera trama dello show ruota intorno alle varie dinamiche sociali presenti all’interno della stazione spaziale, ma le storyline piatte sono parecchie. Ne sono un esempio personaggi come Maggie, il dottor Chang e il Capitano Angela, di fondamentale importanza nel corso dello show ma privati delle giuste attenzioni, a tal punto da sembrare passivi e privi di personalità.

Sono un caso a parte il protagonista e la sua spalla, ovvero Mark Naird e lo scienziato Adrian Mallory. Il duo formato da Carell e Malkovich è infatti straordinario, e la chimica tra i due personaggi ne è la conferma. La coppia funziona benissimo, poiché se Naird rappresenta la forza allora Mallory è la mente, nonché la voce della ragione del duo.

Space Force, con leggerezza e pungente ironia, rivela gli aspetti più scomodi della politica e affronta con umanità anche le tensioni più gravi.

Se ve lo state chiedendo, no, questa serie tv non strappa tantissime risate, e non è affatto come The Office. Ma questo non vuol dire che non sia godibile, né che non meriti almeno una chance. È scorrevole, coinvolgente e completamente allo sbaraglio. Le battute e le freddure sono rivolte principalmente a un presidente fittizio e immaturo, e non sono mai pesanti, né volgari. È una serie tv adatta a qualsiasi generazione e l’unico ostacolo potrebbe essere rappresentato da una costante, sardonica satira che non tutti potrebbero cogliere (soprattutto se non si ha familiarità con la cronaca americana).

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I difetti non sono tantissimi, ma ci sono e riguardano soprattutto la sceneggiatura e lo sviluppo dei personaggi. L’ultimo prodotto Netflix non rende giustizia al grande lavoro svolto per la sua realizzazione, né valorizza il talento e le personalità dei numerosi attori brillanti presenti nel cast, primo fra tutti Carell.

Grazie a Space Force l’uomo torna sulla Luna, ma il viaggio non è poi così divertente.

Si tratta di una serie tv già unica nel suo genere, di un esperimento la cui buona riuscita è ancora da constatare. Presentandosi come una comedy (soprattutto) satirica, cerca di ironizzare su parecchi argomenti senza riuscirvi pienamente.

Concludendosi con un inaspettato cliffhanger, Space Force lascia in sospeso numerose questioni: cosa accadrà alla stazione spaziale, adesso che Naird non è al comando? Perché Maggie, la moglie del generale, è in prigione? E sulla Luna, come reagiranno gli astronauti all’affronto degli avversari cinesi? Per il momento le domande sono tantissime e le risposte scarseggiano. In attesa di una possibile seconda stagione, non ci resta che ipotizzare cosa potrà accadere nel secondo capitolo, e se eventualmente riuscirà a essere più divertente del precedente.

A pensarci bene però, anche la prima stagione di The Office fu quasi un salto nel vuoto. Ma la determinazione dei produttori e la speranza di alcuni fan hanno contribuito, col tempo, al successo del famoso ufficio di Scranton. Non sappiamo se con Space Force potrà mai accadere una cosa del genere, anche perché – sino ad ora – i paragoni tra le due comedy non hanno portato a nulla.

Se Space Force ha in parte deluso, adesso non abbiamo più nulla da temere. Qualora lo show venisse rinnovato, siamo certi che ci ritroveremmo dinanzi a un prodotto migliore, sicuramente più goliardico e divertente, e ne siamo convinta unicamente per una ragione: da qui non si potrà far altro che migliorare.

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Scritto da Simona Mainenti

Innamorata della scrittura, ossessionata da film e serie tv.
Sono fermamente convinta che la cultura sia il superpotere più figo di tutti.

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