Vai al contenuto
Home » SERIE TV » 5 Serie Tv che hanno sprecato un cast stellare con una sceneggiatura scadente

5 Serie Tv che hanno sprecato un cast stellare con una sceneggiatura scadente

Sarà perché i nostri palati in ambito seriale diventano ogni giorno più ricercati. Sarà che in qualità di spettatori siamo più esigenti di un critico gastronomico che assegna le Stelle Michelin. Può darsi che dalle serie tv oggigiorno pretendiamo quasi l’impossibile perché no, a noi la qualità non ci ha rotto il c***o, tutt’altro: come degli zombie assetati di carne umana, non ne abbiamo mai abbastanza. Sarà quel che sarà, oramai siamo diventati più intransigenti di Fräulein Rottenmeier al punto da non tollerare più il minimo errore. Soprattutto se l’errore s’insidia in quei prodotti seriali che nascono da presupposti succulenti, budget da urlo e cast stellari; esattamente come Space Force, un progetto che riunisce attori di valore come John Malkovich e Steve Carell e autori come Greg Daniels (The Office US). Potremmo perdonare delle sbavature leggere a quei progetti d’esordio che avrebbero tutto il diritto di nascere acerbi. Quelle serie tv nate scalze che, a volte, sono diventate perfino dei cult: storie dall’indole anticonformista come Fleabag, oppure narrazioni destinate, in partenza, a un nicchia come Boris. Pensiamo anche a Game of Thrones e a tanti prodotti che, contro ogni aspettativa, sia grazie alla bravura degli attori – a volte semisconosciuti – che a una sceneggiatura portentosa raggiungono un livello qualitativo irraggiungibile perfino per quelle produzioni multimilionarie che avevano a disposizione sceneggiatori e attori già affermati, come appunto Space Force, una serie firmata Netflix.

Vediamo quindi 5 Serie Tv, come Space Force, che ci hanno illuso e poi deluso con una sceneggiatura non all’altezza del cast e delle aspettative.

Space Force (2020)

Space Force

Non è la prima volta che riserviamo parole amare per Space Force e, anche in questo caso, lo facciamo con tutto l’affetto possibile perché a questo progetto con John Malkovich e Steve Carell, creato dallo stesso Carell insieme a Greg Daniels, ci credevamo tutti davvero tanto, forse troppo. In particolare chi, dopo la conclusione di The Office, si è sentito orfano. Avevano a disposizione un cast stellare, tra cui Ben Schwartz (Parks and Recreation), Fred Willard (Modern Family), Lisa Kudrow (Friends) o Jimmy O. Yang (Silicon Valley), per citarne solo alcuni, e delle menti creative spumeggianti, a partire dallo stesso Daniels, autore di programmi comici come il Saturday Night Live, King of the Hill e appunto The Office US. Partivano da un’idea di fondo attuale e irriverente, anche se tristemente esilarante. Infatti Carell e Daniels hanno concepito lo show quando l’allora presidente Donald Trump aveva annunciato la fondazione di un nuovo ramo delle forze armate – dalle premesse a dir poco fantascientifiche – chiamato per l’appunto Space Force. Non da ultimo, avevano una palata ridicola di soldi e un set portentoso.

Netflix pensava di avere tra le mani un successo assicurato, eppure tutto questo non è servito a rendere la sceneggiatura all’altezza dei precedenti lavori di Daniels, con delle battute sgonfie che, se arrivano, arrivano troppo tardi e una satira che non punge mai. Sebbene il talento degli attori non sia assolutamente messo in discussione, non c’è chimica tra i personaggi e all’intera serie manca la colla capace di amalgamare tra loro tutti gli elementi fenomenali che avevano a disposizione. La narrazione è fuori fuoco e presenta molti buchi di trama, come Lisa Kudrow che va in prigione per poi tornare senza troppe spiegazioni. Un altro problema della sceneggiatura potrebbe essere il concept dello show. L’argomento di carattere scientifico-militare viene trattato in maniera troppo tecnica e non si presta molto all’ironia in quanto è sconosciuto al 98% della popolazione americana; figuriamoci al di qua dell’oceano! La trama non ci cattura. Veniamo distratti da dettagli futili e finiamo per non capire se gli intenti di Space Force fossero comici oppure documentaristici, considerando che la realtà a cui s’ispira risulta più comica della finzione. Per usare le parole di Rotten Tomatoes, dove la critica si è espressa con un misero 30% di rating:

Un cast stellare ed effetti speciali degni di un blockbuster non sono stati sufficienti per impedire alla miscela irregolare di serietà e satira di Space Force di girare rapidamente fuori dall’orbita comica.

Viva Laughlin (2007)

Viva Laughlin

Ridicolo e disastroso sono gli aggettivi più usati per definire il dramedy creato da Peter Bowker e Bob Lowry, prodotto da BBC Worldwide, CBS Paramount Network Television, Sony Pictures Television e niente meno che dal carismatico Hugh Jackman, il quale interpreta anche uno dei personaggi principali. La serie di genere musical ispirata a Viva Blackpool, l’acclamata miniserie della BBC del 2006, non è piaciuta a nessuno, forse nemmeno alla mamma dell’attore australiano. E pensare che oltre al suo nome, nel cast troviamo Lloyd Owen, dalla lunga e prospera carriera teatrale, Mädchen Amick (Shelly in Twin Peaks) e Melanie Griffith. Il disastro, nonostante il cast, è stato inevitabile e il New York Times l’ha definita addirittura come il peggiore show della storia della televisione. I dialoghi sono vuoti e perfino la recitazione degli attori, notoriamente di talento, non sembra all’altezza delle loro performance.

La trama mescola senza criterio il formato musical a una narrazione dalle tinte misteriose e il thriller al dramma familiare. Ripley Holden (Lloyd Owen) è un giocatore d’azzardo che sogna di gestire un casinò a Laughlin, in Nevada, e così ha investito tutti i suoi risparmi. L’investimento, tra una canzone e l’altra, fallisce e il protagonista decide di chiedere aiuto al suo rivale in affari, Nicky Fontana, o meglio, Hugh Jackman con la permanente. Dopo un altro paio di canzoni e un budget esorbitante prosciugato dai diritti d’autore delle canzoni dei Rolling Stones, elicotteri e paillettes, il suo ex socio in affari viene trovato morto e l’aspirante direttore di casinò finisce al centro di un’indagine per omicidio. I problemi non finiscono qui. Qualche altra canzonetta più in là e una scrittura sempre più atroce, la moglie frustrata, una figlia ribelle e un figlio che brama solo di lavorare con il padre (ma Ripley è troppo impegnato a cantare) la CBS ha cancellato la serie dopo aver mandato in onda il pilot, diretto da Gabriele Muccino, e la seconda puntata. Restano 3 episodi realizzati che ancora si nascondono temendo che qualcuno possa mandarli in onda.

Friends from College (2017 – 2019)

Friends from College

Entertainment Weekly l’ha definita “una delle più grandi delusioni dell’anno” mentre Vox parla di “una cilecca quasi totale”. Il Guardian ne ha scritto tanto e sempre male, ad esempio la critica Julia Raeside l’ha definita “un safari televisivo nel buco del c**o” e la testata inglese, di nuovo, l’ha stroncata additando in particolare la sceneggiatura, affermando che “i fondamenti della scrittura comica vengono completamente ignorati in questa nuova sitcom di Nicholas Stoller, in cui è impossibile fare il tifo per un singolo personaggio”. La serie, creata appunto da Nicholas Stoller (Undeclared e i film comici Forgetting Sarah Marshall e Get Him to the Greek) insieme a sua moglie Francesca Delbanco, è stata cancellata da Netflix dopo la seconda stagione, nonostante la prima non avesse ottenuto nemmeno lontanamente il gradimento sperato.

Utilizzare il successo di Cobie Smulders per attirare i fan, senza equipaggiare né il suo personaggio (Lisa Turner detta “Froshy”) né l’intera storia di tutti i crismi propri di una sitcom di successo, come appunto How I Met Your Mother, non ha salvato la serie dal disastro. Ad affiancare l’ex Robin Scherbatsky troviamo suo marito Ethan Turner, interpretato dall’attore, produttore e autore Keegan-Michael Key, un nome noto al pubblico americano soprattutto per Mad TV e Key & Peele, degli sketch series show di successo. Qua e là appaiono altri volti noti, come Annie Parisse (Law & Order), Sarah Chalke (Scrubs) e qualche ospite d’onore, come Seth Rogen o Ike Barinholtz. Eppure nessun personaggio, a partire alla coppia dei protagonisti, sembra essere al corrente della storia che dovrebbe raccontarci. Oltre alla mancanza totale di alchimia, ognuno va per la sua strada con motivazioni incerte, delle caratteristiche a malapena delineate e dicendo e facendo cose incomprensibili per noi che non conosciamo minimamente il loro background.

Marvel’s Inhumans (2017)

Inhumans

La serie tv di una sola stagione, sviluppata da Scott Buck (Six Feet Under e Dexter) e prodotta da Marvel Television e ABC Studios in collaborazione con IMAX Corporation, è considerata all’unanimità un grandioso flop. Inhumans è stato concepito per essere un nuovo film ambientato all’interno del Marvel Cinematic Universe (MCU), invece, il progetto è stato trasformato in una serie tv. Nonostante il budget esagerato da colossal, la resa finale risulta purtroppo affrettata, il riadattamento del soggetto di Stan Lee e Jack Kirby sbrigativo e sconclusionato, il set e gli effetti speciali scadenti. Voci di corridoio – non confermate – parlano di un costo medio a episodio intorno ai 10 milioni di dollari. Nel cast troviamo attori noti, soprattutto in ambito fantastico/sci-fi, come Anson Mount (Star Trek: Discovery) nei panni di Freccia Nera; Serinda Swan (Graceland) in quelli di Medusa, Ken Leung (X-Men – Conflitto finale e Star Wars: Il risveglio della Forza) è Karnak. Non da ultimo, Iwan Rheon – reduce del successo di Game of Thrones – è Maximus, l’antagonista e fratello di Freccia Nera.

Le prime puntate della serie tv sono state addirittura presentate all’IMAX per una proiezione in pompa magna che, oltre a deludere le aspettative, non ha giustificato la spesa del biglietto d’ingresso. Freccia Nera è il capo enigmatico della famiglia reale degli inumani e il sovrano di Attilan. Il suo tratto distintivo è una voce talmente potente che può radere al suolo una città con un solo bisbiglio. Dopo un colpo di stato, il re riesce a fuggire insieme alla sua famiglia e dovrà quindi tentare di salvare la situazione. Poi, tra intrighi di palazzo e discorsi scontati, le otto puntate, finalmente, finiscono. Freccia Nera, dunque, non può parlare. Tuttavia, invece di sfruttare questo spunto per creare degli escamotage narrativi intriganti, il suo mutismo diventa l’elemento più debole dello show che lo rende una pantomima incapace di tessere dei rapporti convincenti, incluso quello con il fratello antagonista. Inhuman diventa così un melodramma insipido e pasticciato, non certo all’altezza delle premesse epiche tipiche dei prodotti firmati Marvel.

Ratched (2020 – in corso)

Ratched

Sarah Paulson, Judy Davis, Sharon Stone. Poi Finn Wittrock, Cynthia Nixon, Jon Jon Briones, Charlie Carver. E ancora Ryan Murphy nelle vesti di regista e produttore esecutivo. Insomma, cast stellare, ne abbiamo? Decisamente sì, ma non solo. La protagonista, l’infermiera Mildred Ratched interpretata da una sempre superba Sarah Paulson, è ispirata niente meno che a un personaggio del romanzo del 1962 di Ken Kesey, intitolato Qualcuno volò sul nido del cuculo, da cui è tratto anche l’omonimo film con Jack Nicholson. La serie vanta dunque una protagonista inquietante, difficile da delineare, che possiede tutti i tratti del villain d’eccellenza che, nella storia originale, incuteva terrore proprio perché appariva come un’incognita disumana. Qui invece si è voluto scavare in profondità per spiegare cosa l’ha resa mostruosa. Mildred diventa così un’antieroina manipolatrice circondata da tanti altri personaggi controversi e sfumati i quali, allora, avrebbero meritato una trama meno frettolosa e più coerente.

Proprio come Space Force, la serie tv è curata ed è qualitativamente migliore rispetto a Inhumans. Infatti è stata seguita da circa 48 milioni di persone classificandosi come la seconda serie con sceneggiatura non originale più vista del 2020. Eppure è proprio la sceneggiatura il punto debole di Ratched poiché della magnificenza di Qualcuno volò sul nido del cuculo restano solo vaghi accenni. A un primo sguardo la serie ci ammalia con i suoi colori, presentando tutti gli elementi stilistici elaborati da Murphy nei suoi precedenti show di successo, come Hollywood, Glee o American Horror Story. La fotografia è vivida, le ambientazioni sono realistiche e ricercate e offrono una cornice perfetta per una narrazione dalle tinte noir. Ma qualcosa non quadra fino in fondo e ci ritroviamo tra le mani tante sottotrame disordinate che dipanate in 8 puntate non hanno il tempo di respirare. Il risultato finale non è soddisfacente, ma tutto potrebbe cambiare perché Netflix, di recente, ha ordinato una seconda stagione. Non ci resta che sperare che quanto abbiamo visto finora siano solo le fondamenta che serviranno a edificare un secondo capitolo degno del cast stellare, dei personaggi interessanti, ma poco approfonditi, e delle premesse inquietanti dello show.

Care Space Force e Ratched, il cast stellare non sempre basta.

Queste erano cinque serie tv promettenti, cariche di aspettative e ricolme di attori di talento, come quelli di Space Force e Ratched, che purtroppo hanno dimostrato quanto un cast affermato, un budget elevato e delle menti creative eccelse non sempre assicurano il successo se la sceneggiatura non è solida come il pubblico si aspetta. Anzi, forse è proprio il contrasto tra un cast stellare e una sceneggiatura zoppicante che amplifica l’effetto disastro.

Scopri Hall of Series Plus, il nuovo sito gemello di Hall of Series in cui puoi trovare tanti contenuti premium a tema serie tv