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6 iconiche sitcom degli anni 2000 che mi mancano da morire

Se prendiamo per buona la definizione che il Merriam-Webster Collegiate Dictionary dà della situation comedy, meglio conosciuta come sitcom, il primo prodotto televisivo che si può far risalire a questo genere è I Love Lucy, andata in onda a partire dal 1951. È da ormai più di settant’anni dunque che le sitcom fanno parte della nostra dieta televisiva, e fra alti e bassi non hanno smesso mai di sorprenderci. Alcune hanno fatto la storia della televisione – pensiamo a Happy Days o Friends -, altre invece sono state parentesi a volte anche lunghe, ma certamente meno interessanti (vedi Due uomini e mezzo). Fatto sta comunque che quello della sitcom è un genere che non passa mai di moda, che si rinnova nel tempo e che quindi riesce a essere sempre attuale. In questo ampio panorama ci sono alcuni titoli che tutti conosciamo e dei quali abbiamo visto almeno una puntata. Altri invece sono passati più in sordina, ma ciò non significa che siano di valore inferiore. Devo ammettere che in quanto persona abbastanza nostalgica non disdegno mai di guardare episodi di vecchie serie tv, magari di quelle che vedevo da bambina quando per qualche motivo saltavo la scuola. Alcune di queste erano proprio sitcom, di cui Italia 1 mi nutriva intensamente. Essendo io una bambina dei primi anni 2000, è proprio questo il periodo storico per il quale provo maggiore nostalgia. E quindi eccomi qui a ricordare con voi quelle che per me sono le 6 migliori sitcom degli anni 2000, che oltre a essermi piaciute non poco, mi mancano tremendamente.

1. Tutto in famiglia

Sitcom - Tutto in famiglia

Tutto in famiglia, andata in onda dal 2001 al 2005, è senza dubbio una delle mie sitcom anni 2000 preferite. Protagonisti del racconto sono i Kyle, una famiglia afroamericana composta dal padre Michael, dalla madre Janet e dai tre figli Junior, Claire e Kady. Si tratta di una famiglia medio-alto borghese molto unita, di sani principi, ma anche sempre pronta a creare situazioni esilaranti. I comportamenti testardi, ossessivi e a volte persino infantili di Michael sono al centro di buona parte dei suoi conflitti con Janet, soprattutto a causa delle sue continue prese in giro per il suo aspetto fisico. Janet d’altro canto è molto permalosa, e non bisogna attendere molto per ritrovarla mentre se la prende con suo marito per qualcosa che ha detto o fatto. Ma anche i figli danno il loro da fare. Junior è il prototipo del giovane imbranato e Claire dell’adolescente vanitosa mentre Kady, pur essendo ancora una bambina, è spesso la più furba dei tre.

Ho amato Tutto in famiglia perché è divertente senza essere mai esagerata, le gag sono semplici ma sempre efficaci e i personaggi funzionano insieme. Piccola curiosità: credo che sia una delle poche serie in cui il cambiamento del volto di un personaggio principale (l’attrice che interpreta Claire cambia fra la prima e la seconda stagione) non risulta traumatico, anzi forse riesce addirittura a migliorare le cose. Unica pecca: il finale. La conclusione della quinta stagione di Tutto in famiglia lascia un finale che più aperto non si può, ma la serie non fu rinnovata per un’ulteriore stagione e quindi il tutto si conclude senza praticamente concludersi. Io questi li chiamo traumi.

2. La vita secondo Jim

Sitcom - La vita secondo Jim

In questa lista non voglio parlare solo delle sitcom anni 2000 che nel tempo sono diventate un must, ma anche di quelle che sono rimaste più umili. Quello delle famiglie con (temporaneamente) tre figli a quanto pare è un topic centrale nella narrazione delle famiglie americane delle sitcom. Stavolta però siamo a casa di Jim e di sua moglie Cheryl. Jim è un capofamiglia tendenzialmente molto pigro che ama stare sulla sua poltrona a bere birra e guardare le partite in tv con il suo collega/cognato/amico Andy. Il massimo dell’attività fisica che si concede è giocare a bowling, il che è tutto dire. Cheryl è praticamente il suo opposto, una donna molto più seria ed equilibrata, che dedica buona parte della vita alla famiglia e soprattutto ai piccoli di casa Ruby, Gracie e Kyle. A completare il quadretto familiare c’è Dana, la sorella di Cheryl ed Andy con cui Jim non ha un rapporto che potremmo definire idilliaco. Anche nel caso di La vita secondo Jim sono proprio i comportamenti del protagonista a scatenare la maggior parte delle vicende che si sviluppano nelle puntate delle otto stagioni.

Jim può sembrare burbero e menefreghista, ma è in realtà un uomo fragile, condizionato dall’abbandono del padre in tenera età e proprio per questo spesso insicuro sul suo essere un giusto modello per i suoi figli. Le situazioni in cui si mette, spesso e volentieri insieme ad Andy, sono assurde e mandano Cheryl su tutte le furie. Ma tutto è bene quel che finisce bene, e Jim e Cheryl riescono sempre a trovare una quadra grazie al fatto di essere così diversi ma contemporaneamente così innamorati.

3. Malcolm

malcolm in the middle

Malcolm è una di quelle serie che non possono restare nella scatola dei ricordi d’infanzia ma meritano un bel rewatch nell’età adulta per essere comprese a pieno. Il protagonista della serie, andata in onda per 7 stagioni dal 2000 al 2006, è appunto Malcolm, terzogenito di una famiglia non proprio tranquilla. Il figlio maggiore Francis è stato spedito in una scuola militare, il secondogenito Reese tende fin troppo a fare il bullo e il piccolo di casa, Dewie, spesso viene giudicato strano per i suoi comportamenti. Tra i figli di Lois e Hal, Malcolm è senza dubbio quello più tranquillo e “normale”, il classico adolescente un po’ nerd che in realtà risulta essere un vero e proprio genio, chiaramente incompreso dai suoi cari.

La storia di Malcolm è una critica in chiave ironica della famiglia americana, basata sui rigidi principi di Lois ma spesso degenere dal punto di vista delle dinamiche che si creano tra genitori e figli e tra fratelli. Già per questo è una di quelle sitcom degli anni 2000 che meritano assolutamente di essere viste. Ma nel caso in cui questa motivazione non fosse sufficiente, possiamo aggiungere la possibilità di vedere Bryan Cranston alla prova con un ruolo diametralmente opposto rispetto a quello di Walter White.

4. Camera Café

Ma anche l’Italia ci ha dato la sua buona dose di sitcom anni 2000. Un esempio fra tutti è quello di Camera Café, andata in onda con le prime 5 stagioni fra il 2003 e il 2012. La serie ha poi avuto un tentativo di rinascita con la sesta stagione nel 2017 ma parliamoci chiaro, niente rispetto ai fasti degli inizi. Camera Café, basata sull’omonimo format francese, racconta la storia di Luca Nervi e Paolo Bitta, il primo sindacalista e responsabile dell’ufficio acquisti, il secondo venditore, interpretati dal duo Luca e Paolo. Insieme a loro, i colleghi dell’azienda, della quale si sa ben poco oltre il fatto che produca delle C-14 (prodotti dei quali a loro volta si sa meno di niente). Ci sono Patti e Silvano, la segretaria e il contabile un po’ sfigati, il rigido direttore De Marinis, la stagista ultrasessantenne Wanda e tanti altri stereotipi dei lavoratori che si possono trovare in un’azienda.

La particolarità della serie? Il tutto si svolge davanti alla macchinetta del caffè. Questo significa due cose. La prima è che nessuno dei personaggi che vediamo passa troppo tempo a lavorare davvero. La seconda è che si possono creare dinamiche interessanti anche in un contesto ultra-limitato, nel quale vediamo solo un ascensore, le porte dei bagni e della sala ristoro e un piccolo pezzettino di corridoio. La dimostrazione del fatto che non serve chissà cosa per far divertire davvero.

5. Will e Grace

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Torniamo negli Stati Uniti con Will e Grace, una serie che è stata per molti aspetti unica nel suo genere. Come Camera Café, anche questa ha avuto un suo sviluppo con le otto stagioni che possiamo definire “classiche” dal 1998 al 2006 – pur essendo arrivata in Italia nel 2001. Nel 2017 c’è stato poi un revival durato tre stagioni fino al 2020, che forse non ha raggiunto il livello delle origini ma ci si è avvicinato molto. Protagonisti sono – chiaramente – Will e Grace, lui avvocato e lei decoratrice d’interni, amici inseparabili dai tempi dell’università. Con loro ci sono Jack, migliore amico di Will, e l’iconica Karen, che pur essendo ricca da far schifo “lavora” come assistente di Grace. Il rapporto complesso e contemporaneamente indissolubile fra Will e Grace, due personaggi molto diversi, è il fulcro attorno al quale ruota tutta la serie, ma anche i loro amici giocano un ruolo fondamentale.

Dicevo che Will e Grace è una di quelle sitcom anni 2000 che ha anticipato i tempi in molti aspetti. Uno fra tutti, il fatto di trattare la tematica dell’omosessualità in un contesto televisivo nel quale era ancora un taboo. Qualche anno prima Friends, la regina delle sitcom, aveva introdotto il tema con il personaggio di Carol, ma lo aveva fatto in maniera marginale e forse anche poco ragionata. In Will e Grace invece è diverso, l’omosessualità di Jack ma soprattutto di Will permettono di trattare il tema dall’inizio alla fine della serie, e di renderlo più familiare nella società di vent’anni fa. Un grande passo per l’uomo e per la serialità televisiva.

6. Love Bugs

Love Bugs

Non posso non concludere in bellezza la lista di sitcom anni 2000 che mi mancano da morire. Lo faccio con Love Bugs, un’altra produzione italiana stavolta basata su un format canadese le cui tre stagioni, andate in onda dal 2004 al 2007, sono tutte basate sul racconto delle dinamiche di coppia, ma sono concentrate su protagonisti sempre diversi. La prima coppia che conosciamo è quella formata da Michelle Hunziker e Fabio De Luigi, la seconda dallo stesso De Luigi ed Elisabetta Canalis; la terza infine cambia totalmente personaggi, con i protagonisti interpretati da Giorgia Surina ed Emilio Solfrizzi. Love Bugs è una serie che ho amato tanto e altrettanto odiato, ma sicuramente entra di diritto in questa lista grazie alla prima stagione, quella che più di tutte ha permesso di affezionarsi a due personaggi che davvero stavano bene insieme. Love Bugs non ha una trama particolarmente definita, è composta da sketch molto brevi che raccontano piccoli momenti di quotidianità di coppia. E proprio per questa sua semplicità, quando la coppia funziona, funziona anche la serie. Anche parecchio, aggiungerei.

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