Curb Your Enthusiasm (2000 – 2024)
In Italia Curb Your Enthusiasm non è ancora il fenomeno culturale che meriterebbe di essere. Ed è un peccato perché può essere goduta a pieno anche nel doppiaggio italiano. Quello che rende speciale la serie creata, prodotta e interpretata da uno dei papà di Seinfeld, Larry David, è a tutti gli effetti il dialogo tra i personaggi. La serie si regge interamente sulla struttura dialogica che si ripete identica in ogni puntata. Una volta entrati nel suo meccanismo circolare è impossibile non rimanerne affascinanti. La comedy con Larry David e Jeff Garlin è bizzarra, unica e apparentemente sembra non dire nulla, proprio come Seinfeld. Inizialmente appare come un susseguirsi di situazioni non-sense e misantrope fino a quando non veniamo intrappolati nei suoi ingranaggi. Così ci accorgiamo che ogni battuta è intrecciata con l’altra in uno scambio naturalistico di botta e risposta. Ogni situazione è sostenuta interamente dal dialogo che si costruisce in tempo reale.
Curb Your Enthusiasm, infatti, non ha un vero e proprio script. Ha una struttura narrativa precisa, una scaletta capace di controllare il caos e assicurare che tutto si svolga secondo i piani. Ma i dialoghi sono lasciati all’improvvisazione del cast. Il protagonista assoluto è lo scambio di battute tra attori che non solo sanno recitare, ma sanno cosa fare del loro personaggio. Anche se la loro presenza si limita a poche battute. Il processo creativo di Curb Your Enthusiasm è complesso, eppure il risultato finale appare semplice. Un lavoro portentoso che funziona contro ogni aspettativa. Ogni episodio viene girato lasciando una grande libertà espressiva agli attori. Nessuno sa bene come andrà. I dialoghi si scrivono “da soli”, arrampicandosi su uno scheletro deciso a tavolino e lasciando che ciò che deve accadere, accada. C’è un plot e dei punti da seguire, ma il copione è striminzito: dal punto A al punto B c’è solo la bravura degli attori che agiscono e reagiscono. Insomma un miracolo narrativo imperdibile. Una costruzione testuale impeccabile che mette in scena tutte le ipocrisie e le contraddizioni della società. Piccole verità quotidiane, contenute in dialoghi intrisi di una spontaneità unica che una volta pronunciati funzionerebbero anche a teatro o impressi sopra il cartone del latte.
The Young Pope (2016), una serie tv da vedere made in Italy
L’opera di Paolo Sorrentino, a cui seguirà The New Pope (le trovate entrambe su Sky e NOW), è impeccabile sotto ogni un punto di vista: dalla recitazione alla scelta del cast; dall’ensemble dei personaggi alla fotografia; dalla realizzazione delle scenografie, soprattutto la ricostruzione puntuale della Cappella Sistina, passando per la colonna sonora fino alla combo inconfondibile di regia sorrentiniana più fotografia di Luca Bigazzi. Eppure, al centro di questo spettacolare affresco di tecnica e stile, campeggia la sceneggiatura curata da Sorrentino e il suo team, composto da Stefano Rulli, Tony Grisonim, Umberto Contarello.
La scrittura delle opere del regista campano riflette il suo peculiare approccio alla vita, dove grottesco, ridicolo e comico si fondono alle tematiche più serie, sacre e profane che siano. Una combinazione stupenda di riso e pianto, dove il massimo del disperato coincide col massimo del comico, per usare le parole di Sorrentino. Se è innegabile che il ruolo dell’immagine, iperbolica e felliniana, nella sua opera sia predominante, è altrettanto vero che potremmo estrapolare le battute di ogni scena e godere della vicenda anche se restassero solo sulla carta. L’intensità e la complessità delle riflessioni proposte, infatti, non verrebbe scalfita. Tutti i dialoghi sono solenni, contraddittori e spiazzanti, in ogni momento. Dai singoli confronti tra Voiello e Gutierrez a quelli tra il Papa Pio XIII, i cardinali, Sofia, Esther e lo stesso Dio. Confronti che ci tengono incollati scena dopo scena, rendendo impossibile abbandonare la visione. Un susseguirsi incalzante di scambi dialettici intimi e profondi che ci sfiancano, ma che alla fine ci appagano.








