Ci sono serie che non si limitano a raccontare una storia, ma chiedono allo spettatore un vero e proprio atto di fede. Ed è esattamente questo che The OA pretendeva da chiunque decidesse di seguirla fino in fondo. Brit Marling, che della serie è anche co-creatrice insieme a Zal Batmanglij, interpreta Prairie Johnson, una giovane donna ricomparsa dopo sette anni di misteriosa assenza, non più cieca come prima di scomparire, che ritorna raccontando di dimensioni parallele, esperienze di premorte e coreografie capaci, a suo dire, di aprire varchi tra i mondi.
Quello che rendeva The OA un prodotto fedele solo a se stesso era proprio il rifiuto di spiegare tutto. La volontà di lasciare lo spettatore sospeso tra fede e scetticismo. Netflix ha scelto di interrompere tutto dopo due sole stagioni, proprio mentre i creatori avevano già annunciato che la terza avrebbe portato la storia verso una svolta narrativa radicale. Il finale della seconda stagione resta oggi una porta socchiusa su un mondo che nessuno potrà mai davvero visitare fino in fondo. Non sapremo mai davvero dove The OA ci avrebbe voluto portare. E dispiace, perché in ballo c’era una grande storia che rende questa una delle cancellazioni più ingiuste e dolorose nella storia di Netflix.
Per 177 secondi esatti, ogni essere umano sulla Terra perde conoscenza contemporaneamente. E in quel breve istante ha una visione nitida di se stesso sei mesi nel futuro: da questa idea prende vita FlashForward, un racconto corale capace di trasformare un evento globale in un’indagine tanto scientifica quanto filosofica sul destino umano. Al centro della storia troviamo Mark Benford, un agente dell’FBI incaricato di scoprire la causa di questo apocalittico blackout collettivo mentre fa i conti con la propria visione, che lo mostra sull’orlo di una ricaduta nell’alcolismo.
La serie riusciva a intrecciare con intelligenza il thriller investigativo e la riflessione più intima sul libero arbitrio, chiedendosi quanto le nostre scelte quotidiane possano davvero riscrivere un futuro che milioni di persone hanno già intravisto insieme. Nonostante un cast internazionale solido e una premessa capace di catturare immediatamente l’attenzione del pubblico, ABC ha scelto di fermare tutto dopo una sola stagione, complice un calo di ascolti nella seconda metà dell’annata che il network non ha voluto sostenere ulteriormente. FlashForward resta la testimonianza dolorosa di come un’idea geniale, se non accompagnata da una gestione narrativa capace di reggerne il peso nel tempo, possa consumarsi troppo in fretta, lasciando dietro di sé solo la sensazione di un potenziale mai davvero realizzato fino in fondo.