6) Shane Walsh – The Walking Dead

Shane Walsh è stato il primo vero uomo spezzato di The Walking Dead. Prima di Negan, prima dei massacri, prima che la serie diventasse sopravvivenza e brutalità, c’era Shane. Un uomo che stava cambiando troppo velocemente per il mondo che aveva conosciuto. La sua morte arriva nella seconda stagione, ma riguarda già il futuro dell’intera serie. Shane aveva capito prima degli altri che l’apocalisse non lasciava spazio alla morale tradizionale. Era violento, impulsivo, spesso insopportabile. Ma aveva intuito qualcosa che Rick avrebbe compreso solo anni dopo: per sopravvivere bisogna perdere pezzi di sé.
Ed è qui che la sua morte appare quasi prematura. Perché Shane rappresentava il conflitto più interessante della serie: quanto si può restare umani quando il mondo finisce? Dopo di lui, Rick assorbirà lentamente proprio quella ferocia che aveva sempre condannato. E allora diventa inevitabile chiedersi: Shane aveva davvero torto?
Jon Bernthal gli dava una rabbia viva, animalesca. Sembrava un uomo che stava bruciando dall’interno. Ogni scena aveva il peso di qualcosa pronto a esplodere. E quando muore, The Walking Dead perde una parte fondamentale di sé. Per anni la serie ha cercato nuovi antagonisti, nuovi conflitti, nuovi mostri. Ma Shane era diverso perché non era ancora un cattivo. Era un uomo consumato dalla paura, dall’amore, dalla gelosia, dalla necessità disperata di adattarsi. La sua assenza pesa soprattutto col tempo, quando Rick diventa esattamente ciò che Shane era stato accusato di essere. E allora quella morte assume un sapore amarissimo: forse gli autori hanno eliminato troppo presto il personaggio che aveva capito tutto prima degli altri. Forse ci siamo persi un grande racconto nel corso di The Walking Dead. E ancora oggi è inevitabile ripensarci.





