5) House of the Dragon

Lo premettiamo: alcuni di voi non saranno d’accordo con l’inserimento di House of the Dragon all’interno di questa speciale selezione. E lo capiremo: la seconda non è stata accolta con grande entusiasmo da parte del grande pubblico, e la terza ha affrontato a tratti critiche piuttosto simili.
Non neghiamo i suoi limiti strutturali – ne abbiamo parlato ampiamente nella recensione generale della seconda, e altrettanto abbiamo fatto per la terza – ma resta un aspetto chiave: un racconto così lento, uno slow burn a tratti frustrante per chi cerca qualcosa di più immediato, può piacere come può non piacere. Ma è solo un passaggio interlocutorio, affrontato quando House of the Dragon aveva già superato lo scoglio più difficile: andare oltre gli evidenti problemi delle ultime stagioni di Game of Thrones e ritrovarne lo spirito originario senza cercare in alcun modo di emularla. Evocarne l’essenza essendo altro, come dovrebbero fare tutti gli spin-off d’alto livello.
Il resto è una storia in corsa: House of the Dragon ha il merito innegabile di aver creato un vero e proprio evento televisivo intorno a sé – merce sempre più rara, in questa fase – e ha catalizzato l’attenzione di un fandom disilluso, se non addirittura infuriato. Secondo alcuni, la seconda stagione avrebbe presentato problemi simili a quelli palesati da Game of Thrones nei suoi momenti peggiori e la terza si è persa qua e là in momenti non irresistibili, ma date fiducia alla quarta e ultima stagione: questa serie deve ancora dare il meglio di sé. Nata dalle ceneri, ha tutto per essere una fenice. Stavolta, fino alla fine.






