8) Brooklyn Nine-Nine

Se stai guardando questa immagine e dentro la tua testa è già partita TELL ME WHYYYYYY stai tranquillo: sei a casa. Questo istante è d’altronde uno dei momenti più iconici delle Serie Tv, gentilmente offerto da Brooklyn Nine-Nine. Jake Peralta, detective brillante ma immaturo, si scontra fin dal primo episodio con il nuovo capitano Raymond Holt, uomo rigoroso, quasi impenetrabile emotivamente. Il vero valore aggiunto della serie sta infatti nella capacità di costruire ogni singolo membro del distretto come personaggio a tutto tondo, dalla detective Amy Santiago, ossessionata dalle regole e dai riconoscimenti ufficiali, al sergente Terry Jeffords, gigante buono capace di combinare fisicità imponente e sensibilità paterna, fino a Rosa Diaz.
Brooklyn Nine-Nine dimostra una capacità unica di affrontare temi seri, dal razzismo nelle forze dell’ordine alla salute mentale, dalla violenza sistemica alla precarietà economica, senza mai perdere il proprio ritmo comico brillante, trovando un equilibrio che pochissime altre produzioni sono riuscite a replicare con la stessa costanza. Gli episodi natalizi, costruiti attorno a una caccia al tesoro annuale tra i detective, sono diventati un piccolo genere a sé stante capace di dimostrare quanto la scrittura sapesse reinventarsi anno dopo anno senza esaurire mai le proprie idee. All’ottavo posto di questa classifica troviamo per questa una delle migliori Serie Tv comedy da vedere. Un prodotto che ha saputo come parlare di cose serie ridendoci sopra, trasformando una stazione di polizia in un posto di pace per chiunque abbia trovato in Brooklyn Nine-Nine la propria casa.
7) Boris, una delle Migliori Serie Tv comedy da vedere italiane

Settimo posto. È tempo di un prodotto tutto italiano. Un prodotto che non poteva non rientrare in una classifica come questa. Stiamo parlando di Boris, uno dei titoli più grandi del nostro panorama. Nessuna commedia italiana ha saputo raccontare con altrettanta ferocia il dietro le quinte della televisione nostrana quanto Boris, capace di trasformare il set di una fiction di bassa qualità, Gli Occhi del Cuore, in una satira spietata di un intero sistema produttivo. Renè Ferretti, regista rassegnato ormai da anni a compromessi qualitativi impossibili da evitare, guida un gruppo di lavoro fatto di attori raccomandati, sceneggiatori sottopagati e costretti a scrivere trame assurde su richiesta di produttori interessati solo agli ascolti, e uno stagista, voce narrante silenziosa capace di osservare l’intero circo con lo sguardo disincantato di chi si sta ancora chiedendo se valga la pena inseguire quel mestiere.
Boris colpisce nel segno proprio perché non inventa nulla. Esaspera dinamiche reali dell’industria televisiva italiana – dai raccomandati imposti dall’alto alle sceneggiature riscritte all’ultimo minuto per assecondare capricci di ascolti – restituendo un ritratto tanto esagerato quanto tremendamente veritiero. La serie riesce a far ridere con un umorismo tagliente, spesso politicamente scorretto, capace però di nascondere sotto la superficie una malinconia sincera verso un mestiere amato nonostante tutto. Verso un’arte, quella della recitazione e della regia, costantemente svilita da logiche economiche e clientelari.
Il ritorno con la quarta stagione, arrivata dopo oltre un decennio di assenza, ha dimostrato quanto la scrittura fosse ancora capace di colpire nel segno, aggiornando la satira ai nuovi meccanismi dello streaming senza perdere lo spirito originale. Boris resta un unicum nel panorama comico italiano, capace di essere allo stesso tempo dissacrante e affettuoso verso il mondo che racconta, meritando pienamente questa posizione tra le grandi commedie internazionali.





