3) True Detective (2014)
L’unico problema della serie antologica, ancora in produzione, intitolata True Detective è la prima stagione: un metro di paragone troppo ingombrante per le successive. La prima stagione con Matthew McConaughey, Woody Harrelson e Michelle Monaghan ha avuto un successo travolgente. A eccezione di Quentin Tarantino, che ha dichiarato a Vulture di essersi annoiato dall’inizio alla fine. Ma, regista di Pulp Fiction a parte, la maggioranza della popolazione mondiale ha amato la prima stagione (e, forse, per questo non ha apprezzato le successive, seppur qualitativamente eccellenti). Su Twitter, Stephen King era entusiasta: “Glad I watched the TRUE DETECTIVE finale on “regular” TV. Spoiler: It was awesome.” Qualcuno ha definito la serie dell’HBO creata da Nic Pizzolatto: “un’esperienza alla Shining”. Come non essere d’accordo! Il primo capitolo è narrativamente intrigante, e corre su un tracciato tutto suo, tra misticismo, mitologia e suggestioni ancestrali. Sarà per questo coraggio che è stato incensato dalla critica, che l’ha salutato come uno dei drammi più forti della stagione televisiva 2014. La stagione è stata candidata a numerosi premi, tra cui una nomination al Primetime Emmy Award per la migliore serie drammatica e un Golden Globe per la migliore miniserie o film per la televisione. Senza menzionare i riconoscimenti per la scrittura, la cinematografia, la regia e la recitazione. Il pessimismo filosofico, l’impronta nichilista e i riferimenti letterari – come quelli alle opere di Robert W. Chambers – poi, hanno contribuito ad accrescerne il fascino e a renderla un classico contemporaneo.





