Il 2026 fino ad adesso ha regalato al pubblico alcuni dei titoli più grandi di questi ultimi anni. Titoli che hanno fatto la differenza facendosi immediatamente riconoscere come grandi prodotti destinati a diventare qualcosa di più di buone produzioni di passaggio. Ma non tutto è andato bene. In mezzo a questi grandi colpi degli ultimi mesi si nascondono infatti anche alcune delle peggiori Serie Tv del periodo. Prodotti che deludono, che sprecano premesse interessanti o cast di prestigio, restituendo un risultato finale inferiore alle aspettative. Proprio per questo, oggi abbiamo deciso di raccogliere le delusioni più significative del periodo. Quelle produzioni che, per un motivo o per un’altro, non sono riuscite a lasciare il segno che avrebbero potuto e dovuto lasciare. Rimpianti? Sì, e in alcuni casi dolorosissimi.
Dalla delusione di Imperfect Women a tanto altro: ecco Le 5 Serie Tv più brutte uscite nell’ultimo periodo
1) Imperfect Women, inaspettatamente una delle Peggiori Serie Tv del periodo

Un cast composto da Elisabeth Moss, Kerry Washington e Kate Mara avrebbe dovuto essere garanzia sufficiente per costruire uno dei thriller psicologici più solidi della stagione. Soprattutto se questo finisce su una piattaforma come Apple TV, che negli anni ha sfornato e continua a sfornare alcune delle migliori Serie Tv di questa nuova era. Con queste premesse capirete dunque la nostra profonda delusione nei confronti di Imperfect Women. Una Serie Tv che parte con tutte le carte in regola per convincere: tre donne di Los Angeles legate da un’amicizia decennale, la loro esistenza apparentemente perfetta sconvolta dall’omicidio misterioso di una di loro. E la promessa di scoprire, episodio dopo episodio, quali segreti si nascondano dietro quella patina di armonia familiare.
Il problema è che, mano a mano che la stagione avanza, la serie sembra dimenticarsi progressivamente dei propri personaggi secondari, lasciando svanire sottotrame che sulla carta apparivano promettenti. Quasi come se la sceneggiatura avesse esaurito le proprie idee a metà percorso e avesse deciso di concentrare tutte le risorse rimaste esclusivamente sul trio principale.
Alcuni colpi di scena arrivano fin troppo prevedibili, costruiti con un’ovvietà che stona con l’ambizione dichiarata della serie di raccontare un mistero complesso e stratificato. Le interpretazioni delle tre protagoniste restano l’elemento più solido dell’intera operazione, capaci di restituire fragilità e complessità autentiche anche quando la scrittura intorno a loro vacilla. Ma non bastano a compensare una sensazione diffusa di occasione sprecata. Quella di un thriller che aveva tutti gli strumenti per essere memorabile e che invece si accontenta di essere semplicemente guardabile, disperdendo per strada gran parte del potenziale che il proprio cast avrebbe meritato.
2) L’altro padre

C’è un momento, guardando L’altro padre, in cui ci si rende conto che la serie ha smesso di provarci, arrendendosi a un racconto che non va oltre il tentativo. E sfociando solo nel dramma più intenso. Urlato. Che alla fine non lascia niente. La storia di Maca, dottoressa alla disperata ricerca di un donatore di rene per la figlia Julieta, avrebbe potuto costruire una riflessione seria. Invece, non appena un colpo di scena rompe completamente gli equilibri, L’altro padre cambia forma e sostanza trasformandosi in un racconto eccessivo che non concede pausa al pubblico, impedendogli di elaborare quello che ha appena visto.
Il problema non è tanto la scelta di genere quanto la sensazione costante che i personaggi prendano decisioni prive di qualsiasi logica interna solo per spingere la trama verso il colpo di scena successivo. Emilio, Yolanda, Maca, Ricardo, tutti sembrano muoversi non secondo una coerenza psicologica ma secondo le necessità di un copione che ha fretta di arrivare al finale di stagione, complicando ogni episodio con nuovi tradimenti, nuovi segreti, nuove macchinazioni che finiscono per stancare più che sorprendere.
L’altro padre resta l’ennesima dimostrazione di come una buona premessa possa essere sprecata quando la scrittura preferisce rincorrere l’effetto shock piuttosto che costruire personaggi credibili, lasciando alla fine una sensazione di occasione persa più che di intrattenimento riuscito.





