5) Shameless

Dimenticate i salotti borghesi e le buone maniere: Shameless prende il concetto di famiglia, lo calpesta, ci sputa sopra e poi lo trasforma in un inno di sopravvivenza. Ambientata nel South Side di Chicago, la serie segue i Gallagher, una famiglia che deve fare i conti con le difficoltà economiche e un’esistenza passata abbandonati a loro stessi, senza dei veri genitori a fargli da guida. Il peso della casa ricade interamente sulle spalle di Fiona, la figlia maggiore, che si sacrifica per crescere i suoi cinque fratelli minori in un contesto di povertà assoluta e degrado sociale.
I Gallagher sono ladri, truffatori e bugiardi, ma possiedono un codice etico interno molto chiaro: si può fregare il mondo intero, ma non si tradisce mai un fratello. Ciò che conquista è che Shameless non cerca mai il pietismo o la commiserazione della povertà. Al contrario, gioca con questo aspetto utilizzandolo come espediente per dar vita a un’opera grottesca, spesso al di fuori di ogni limite, in cui ogni mezzo giustifica il fine. Un viaggio incredibile che comincerà e finirà con lo stesso spirito: tentare di guardare avanti, sopravvivere a se stessi e agli altri cercando di pensare al prossimo metodo per riuscirci. Qualsiasi questo sia. E sarà divertente scoprire in che modo i Gallagher riusciranno a farla franca, sfidando l’ennesima sfida tragica che si presenterà sul loro – non asfaltato – cammino.
6) Six Feet Under, uno dei Migliori Family Drama in assoluto

Nessuna serie televisiva ha mai esplorato l’animo umano, la mortalità e i legami familiari con la profondità di Six Feet Under. Il capolavoro familiare di casa HBO si apre con la morte del patriarca Nathaniel Fisher, che lascia in eredità ai figli Nate e David e alla moglie Ruth la gestione dell’impresa di pompe funebri di famiglia a Los Angeles. Ogni episodio si apre con un decesso diverso, che diventa lo specchio tematico attraverso cui i protagonisti elaborano le proprie fragilità, i propri desideri repressi e la propria paura di vivere. La casa dei Fisher è un luogo dove la morte è un mestiere quotidiano, un elemento paradossalmente vitale che costringe i vivi a guardarsi dentro.
Nate, l’eterno Peter Pan; David, intrappolato nella sua rigidità e nella fatica di accettare la propria omosessualità; Claire, l’adolescente artistica ed emarginata; e Ruth, la madre alla ricerca di una tardiva emancipazione emotiva: ognuno di loro rappresenta un modo diverso di reagire al vuoto dell’esistenza. E ognuno di loro contribuisce a rendere Six Feet Under un’esperienza emotivamente intensa nata per celebrare – con un finale che è rimasto impresso nella storia della televisione come uno dei più importanti di sempre – l’assoluta e dolorosa urgenza della vita e degli affetti. D’altronde, nonostante tutto – il tema, il lavoro e il resto –Six Feet Under parla della vita. Prima di ogni cosa.






