8) It: Welcome to Derry

Nel 1962, in una cittadina del Maine, spariscono dei bambini e nessuno sembra volerlo davvero capire. Gli adulti guardano altrove, la base dell’aeronautica alle porte della città nasconde qualcosa, e chi è ai margini scopre presto che a Derry la paura non arriva solo dai mostri. IT: Welcome to Derry è il prequel della grande storia di Stephen King – diventata prima una miniserie negli anni ’90 e poi due film nel 2017 – e racconta il ciclo di ventisette anni in cui Pennywise si sveglia, mangia e torna a dormire, molto prima che il Club dei Perdenti nascesse.
Fin da quando arriva It: Welcome to Derry mostra subito la sua essenza, il suo essere più di un horror su un pagliaccio assassino. L’orrore diventa una questione di città, di razzismo, di omertà, di una comunità che accetta di non vedere pur di continuare a vivere in pace. Il quarto episodio svela le origini di Pennywise e cambia il modo in cui lo si guarda, perché il pagliaccio qui viene raccontato come quel che è davvero: una presenza cosmica, fuori dal tempo, parassita di una città intera. Tornano anche volti cari ai lettori di King, come Dick Hallorann di Shining, e il finale lascia intravedere un cameo che fa sobbalzare chi ricorda i film.
Muschietti ha parlato di tre stagioni, una ogni salto indietro di ventisette anni, e la seconda è già annunciata e ambientata nel 1935. Con questa serie Derry diventa un posto in cui vorresti tornare, anche se sai che tornare significa rischiare.
7) The Haunting of Bly Manor, una delle Serie Tv da vedere ad Halloween (ma pronti anche a piangere)

Nell’Inghilterra del 1987, una giovane americana, Dani, accetta di fare l’istitutrice di due bambini rimasti orfani in una grande villa di campagna. Il loro zio, che vive a Londra, non vuole saperne di niente. E la casa, quella vera, ha un’abitudine inquietante: i fantasmi non sembrano voler spaventare, vogliono solo essere visti. The Haunting of Bly Manor è ispirata a Il giro di vite di Henry James, ma Mike Flanagan ne fa qualcosa di diverso da un racconto di paura tradizionale, perché al centro mette l’amore. Dani, la cuoca Hannah, il giardiniere Owen, la giardiniera Jamie e due bambini che a volte parlano come adulti diventano, nel corso di nove episodi, una piccola comunità che si prende cura l’una dell’altra in una casa piena di ombre.
I fantasmi non sono sempre quelli che ti aspetti. Alcuni si accorgono di essere morti e non sanno come uscirne, altri ricordano soltanto un’ora precisa della propria vita e la ripetono come un disco, altri ancora, la Signora del lago, hanno una fame di calore che li rende pericolosi proprio perché si riconoscono nelle persone vive. Gli episodi centrali, con i salti all’indietro nel tempo, danno spessore a ogni personaggio e permettono di capire cosa lega gli abitanti di Bly alla villa. La paura arriva sempre in modo discreto, spesso nascosta sullo sfondo di un’inquadratura, e chi guarda con attenzione scopre figure che i personaggi non vedono.
È una serie più lenta e più malinconica di Hill House, e forse per questo divide gli amanti dell’antologia. Ma chi si lascia portare scopre una storia d’amore costruita sul tempo che passa, sul lutto e sulla scelta di restare accanto a chi si ama anche quando fa paura. Un horror da guardare al buio, con una coperta e magari con qualcuno vicino.





