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7 Serie Tv da guardare lentamente, senza cedere alla tentazione del binge-watching

Una coppia scoppiata che finge benissimo, in The Diplomat 3

Più volte ci siamo fermati a ragionare sulla frenesia dei tempi odierni. L’avvento delle piattaforme streaming ha rivoluzionato – ormai da parecchi anni – la fruizione delle serie tv. Il modello Netflix ha frantumato le frontiere del binge-watching ossessivo, regalando la possibilità di un’immersione totale e repentina nel prodotto televisivo. Un modello ripreso, ampliato e declinato, da Netflix e dai suoi stesi competitor, fino a essere persino superato. Negli ultimi anni si è infatti assistito a un progressivo ritorno della distribuzione settimanale, spaccando completamente il dibattito tra i fautori di questo rilascio contingentato e gli strenui difensore del binge-watching serrato.

Posto che non esiste una modalità di fruizione migliore – e che ogni spettatore ha i suoi tempi e le proprie abitudini di visione – ci sono delle serie tv che si prestano meglio a una delle due macro-modalità di rilascio. Titoli da vivere freneticamente un episodio dopo l’altro e titoli che invece vanno assaporati lentamente. Oggi vi parleremo di questi ultimi.

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Abbiamo selezionato sette serie tv che vanno guardate lentamente, senza cedere al binge-watching ossessivo. Opere che per la loro complessità necessitano di tempo per essere metabolizzate. Che hanno bisogno di un respiro più profondo, non dell’apnea generata dal susseguirsi compulsivo delle puntate. Titoli importanti, la cui riuscita passa anche per una visione più lenta che permette di cogliere a pieno tutte le sfumature, i sottotesti e i significati di ciò che si sta guardando.

1. Better Call Saul, lo spin-off in grado di competere con l’originale

Jimmy parla con Mike nel finale della 1x10 di Better Call Saul
Credits: AMC

Partiamo da una delle serie tv migliori degli ultimi anni. Breaking Bad è stato una vera e propria rivoluzione nella storia della televisione. Immaginare che uno spin-off potesse raggiungere quegli altissimi livelli era molto complicato. Eppure Better Call Saul non solo ci è riuscita, ma secondo molti ha anche superato la serie tv madre. E questo perché siamo davanti a un’opera che rasenta la perfezione, in cui la costruzione narrativa si arricchisce di diversi livelli di comprensione e proprio per la sua complessità Better Call Saul è una serie tv che si apprezza di più a piccole dosi.

Un discorso che valeva anche per Breaking Bad, ma che si fa ancora più calzante con Better Call Saul. L’amato spin-off segue le vicende di Jimmy McGill, la cui discesa nell’avvocatura l’ha portato a diventare lo spregiudicato Saul Goodman che abbiamo conosciuto in Breaking Bad. Quella di Better Call Saul è una storia sul cambiamento umano. Il personaggio principale viene sviscerato a fondo, assumendo una dimensione totalizzante. Al centro della narrazione viene posta la stessa condizione umana, scandagliata con una maestria con pochissimi precedenti sul piccolo schermo.

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Ogni puntata di Better Call Saul ci dice qualcosa. Per questo è importante assaporarla sino in fondo. Fermarsi a riflettere, metabolizzarla e poi andare avanti. Allo stesso tempo tutti gli episodi sono un saggio dello straordinario lavoro tecnico che c’è dietro alla produzione. Una regia di pregio, una scrittura chirurgica e prove attoriali solidissime. Tutti elementi che hanno bisogno di spazio e respiro per essere apprezzati sino in fondo. Un binge-watching frenetico finirebbe per smorzare tutti questi fattori e anche per compromettere parecchie scelte autoriali, che invece fanno della lentezza e dell’analisi un timbro riconoscitivo.

Allo stesso tempo – proprio a causa della sua complessità – affrontare più puntate di Better Call Saul una dopo l’altra può risultare arduo. La fortissima impronta autoriale impone una lentezza narrativa che può risultare difficoltosa. Insomma, ogni elemento nel capolavoro di Vince Gilligan spinge verso una visione ragionata. Il modo migliore per apprezzare nella sua totalità questo gioiello.

2. Portobello, la straziante storia di Enzo Tortora da vivere lentamente

Enzo Tortora nella celebre scena con le manette
Credits: HBO Max

C’è anche un po’ di Italia in questa lista. HBO Max è sbarcata sul nostro mercato con un titolo incredibile. Una produzione ambiziosa, capace di riunire due nomi giganteschi del cinema italiano come Marco Bellocchio e Fabrizio Gifuni. Dopo lo splendido Esterno Notte, i due riuniscono nuovamente le forze per raccontare un’altra pagina importante della storia italiana. Da Aldo Moro a Enzo Tortora, quello che non cambia è l’incredibile lavoro svolto. E Portobello è una serie tv maestosa, da assaporare lentamente per varie ragioni.

Innanzitutto per il ritmo. La produzione ha un incedere compassato, costantemente attento ai dettagli. Tramite la drammatica storia di Enzo Tortora, Bellocchio getta uno sguardo a un momento ben preciso della storia d’Italia e soprattutto all’evoluzione di una società che s’interfaccia in maniera quasi ipnotica col mezzo televisivo. L’Italia plasma la propria identità attorno a quello schermo ed eleva a eroi contemporanei quei volti che lo calcano. La caduta di Tortora è tanto più fragorosa proprio perché attorniata da questa attenzione totalizzante e la sua parabola si fa cartina al tornasole del sentimento di un paese chiamato a schierarsi e soprattutto capace di esercitare potere – quantomeno di giudizio – su un personaggio fino a quel momento sopraelevato.

Portobello richiede però molta attenzione anche per essere metabolizzato. Quello che va in scena è un vero e proprio circo – metafora usata anche nel racconto stesso – in cui si consuma la tragedia dei valori umani. In ogni puntata Bellocchio assesta dei colpi ben mirati allo spettatore. La tenacia di Tortora – il suo fiero orgoglio – fa da contraltare alla follia di Pandico e di tutti i camorristi che si accodano alle sue accuse. In ogni episodio si sgretola la solidità di una società civile che dovrebbe basarsi su ideali di giustizia ed equità. Lo spettatore ha bisogno di tempo per far assestare sotto i propri piedi un terreno che invece – andando avanti – si sgretola con sempre più forza.

Qualche tempo fa avevamo scritto che vedere Portobello è un’esperienza dolorosa, ma necessaria. E per coglierne appieno tutte le implicazioni occorre vivere questo dolore. Assorbirlo, metabolizzarlo e andare avanti, così da capire perché tutta la vicenda Tortora sia stata una ferita impossibile da rimarginare per la storia italiana.

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