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Portobello è un’esperienza dolorosa, ma necessaria

Portobello, una delle migliori serie tv italiane dell'ultimo periodo

ATTENZIONE: l’articolo può contenere spoiler sulla serie tv HBO Max Portobello

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Era difficile immaginare un inizio migliore per l’esperienza italiana di HBO Max. La nuova piattaforma che si è presentata come un uragano nel mercato italiano ha esordito con una prima produzione locale semplicemente incredibile. D’altronde le premesse – almeno in parte – c’erano tutte. Portobello segna la reunion di Marco Bellocchio e Fabrizio Gifuni che – dopo la memorabile Esterno notte – fanno nuovamente squadra per raccontare un’altra pagina terrificante della storia italiana.

La storia è quella di Enzo Tortora e del suo arresto e processo in seguito alle accuse di affiliazione alla Nuova Camorra Organizzata (NCO). Una vicenda a cui mancano perfino gli aggettivi per essere descritta. Assurda? Forse, ma nel caso di Tortora si va ben oltre i limiti dell’assurdo. Tragica? Senz’altro, ma la tragedia ha sempre un qualcosa di fatalistico al suo interno e in questo caso di fatalistico c’è ben poco. Dolorosa? Certamente. Gli aggettivi allo stesso tempo mancano e abbondano per una storia che sicuramente andava raccontata e che per fortuna è stata narrata in maniera tanto sublime.


La celebre e dolorosa immagine di Enzo Tortora con le manette ai polsi
Credits: HBO Max

Portobello è il nuovo capolavoro di Marco Bellocchio

Non serviamo noi a sottolineare l’enormità di una figura come quella di Marco Bellocchio. Quando HBO Max ha svelato i propri piani per l’approdo in Italia questo titolo ci aveva immediatamente fatto drizzare le antenne. D’altronde la storia diEnzo Tortora è un passaggio fondamentale nella storia del secondo Novecento italiano, eppure al giorno d’oggi aveva perso un po’ di mordente tra le nuove generazioni, ampiamente ignare della figura e del destino dello storico conduttore. Ci ha pensato Bellocchio a riportare sotto la luce questa vicenda e lo ha fatto in modo considerevole, non lesinando rabbia e ingiustizia e approfittando di un’altra performance memorabile di uno straordinario attore come Fabrizio Gifuni, capace di dar vita a un Enzo Tortora incredibile.

Bellocchio inizia Portobello inquadrando la figura di Enzo Tortora, uno dei grandi conduttori italiani alla guida di un programma capace di spazzare via ogni record.

In un tempo in cui la televisione era centro culturale, ricreativo, politico e ideologico della vita degli italiani. Su questo personaggio gigantesco si abbatte poi la tragedia. Un uragano che si alimenta delle voci confuse dei pentiti – o dissociati – di camorra e che avanza raccogliendo le più disparate correnti d’aria interessate soltanto salvarsi dal dissolvimento, trascinando nel proprio vortice qualsiasi cosa capiti a tiro.

Enzo Tortora viene investito da questo uragano e per lui comincia un incubo. Una caduta negli inferi, i quali prendono le sembianze di claustrofobiche celle carcerarie e di asettiche aule di tribunale. Qui il conduttore si trova in una situazione impensabile. Deve difendersi da accuse che non hanno un minimo fondamento. Che provengono da quelle voci confuse che però vengono messe su un piedistallo, cristallizzate come unica fonte certa per scoperchiare un mondo – quello della NCO – che risultava impermeabile dall’esterno. E in Portobello assistiamo a questa storia con la rabbia che di puntata in puntata cresce, ma proprio come Tortora restiamo lì impotenti, increduli nell’assistere a tutto ciò che si consuma sulla scena. Scena che però – stavolta – è stata quanto mai tragicamente reale.

La storia di Portobello andava raccontata

Nell’affrontare in maniera così efficace la storia di Enzo Tortora, Marco Bellocchio ha reso un servizio incredibile a tutti gli spettatori. Raccontare oggi Portobello è un atto necessario. Per far sì che questa storia non scivoli nell’ombra delle mille controversie del Novecento italiano. Per riportare al centro del dibattito per prima cosa la storia di un uomo che ha subito un destino a tratti grottesco. Raccontare Portobello è un atto necessario, che passa però tramite un’esperienza dolorosissima. Ma è proprio questo dolore a plasmare l’efficacia della storia narrata.

La grande sfida per la serie tv di HBO Max era cogliere in pieno la portata del fatto narrato.

Il racconto ci porta in un Italia relativamente vicina nel tempo, ma che può sembrare molto lontana nel contesto. Oggi non è semplice cogliere alcuni aspetti fondamentali della vicenda. Il peso di un personaggio come Enzo Tortora, ad esempio, ma anche quello del processo alla NCO. I personaggi televisivi oggi non hanno più la centralità di un tempo. In parte perché non l’ha più la stessa televisione, e anche per altri mutamenti come la moltiplicazione dei canali comunicativi e via dicendo. La prima sfida era quella di inquadrare Enzo Tortora come personaggio e da qui far capire quanto scioccante potesse essere il suo arresto e cosa allo stesso tempo potesse implicare il suo coinvolgimento nella vicenda.

La seconda sfida era invece relativa proprio alla criminalità organizzata. Qui forse c’è più abitudine da parte degli spettatori. Lo storie di mafia sono uno dei motori del racconto nazionale, ma il focus qui è più geografico. La lotta alla NCO è un momento fondamentale per Napoli e il sud Italia. Uno dei culmini di un rapporto sempre controverso tra Stato e criminalità e Portobello ne evidenzia puntualmente tutte le ambiguità. Andava centrata la portata di questo processo e anche le difficoltà che l’hanno sostenuto, difficoltà su cui poi si innestano le due follie date dal coinvolgimento di Tortora e dalla cieca fiducia nelle confessioni dei dissociati.

HBO Max ha vinto con la sua produzione queste sfide. Lo ha fatto, però, aprendo una ferita e facendola sanguinare il più possibile, così da restituire un’immagine genuina di tutto il dolore che ne è scaturito.

Enzo Tortora, il volto televisivo di Portobello
Credits: HBO Max

Il dolore di un uomo diventa il dolore di tutti

È impossibile vedere Portobello senza provare un mix di sensazioni dolorose. Rabbia, indignazione, vergogna, desolazione. Stati emotivi che hanno segnato l’assurdo incubo vissuto da Enzo Tortora. Nella serie tv si rincorrono con tremenda efficacia immagini che rimandano alla farsa. Maschere di Pulcinella e richiami alla commedia napoletana. Visioni che si calano perfettamente in ciò che vive il conduttore. Al centro di una farsa che però assume ben presto i connotati del terrore. La farsa è volta a mettere a nudo le criticità dell’apparato burocratico, gli inciampi della giustizia e le ambiguità del delicatissimo rapporto tra stato e criminalità organizzata.

La farsa però non basta a raccontare la storia di Tortora. Perché su questa farsa non s’innesta solo il dolore, ma puntualmente arrivano il dramma e la tragedia. Sembra una parodia horror, che a un certo punto perde completamente il proprio contatto con la realtà e si scorda di star parodiando. È qui che il dolore esplode, quando la farsa sveste le proprie vesti comiche e indossa quelle tragiche. E così facendo spazza via una semplice vita umana che ha la sola sfortuna di trovarsi al centro di correnti avverse e senza un proprio raziocinio di logicità.

È impossibile spiegarsi ciò che è successo a Enzo Tortora. E infatti Portobello non ci prova nemmeno ad analizzare. Racconta. E lo fa con lucida crudezza.

Quello che esce fuori da questa vicenda è l’errore giudiziario più grave e clamoroso della storia d’Italia. Il dolore – immenso e inafferrabile – di Enzo Tortora diventa tramite Portobello il dolore di tutti gli spettatori, trascinanti assieme al conduttore in quest’orrore assurdo e allucinato.

Questa storia andava raccontata e questo dolore andava vissuto. Portobello ci ha portato in una delle pagine più tragiche della storia d’Italia e dovremmo essere grati a Marco Bellocchio, Fabrizio Gifuni e tutti coloro che hanno lavorato a questa serie tv meravigliosa. Un racconto che lascia il segno. Una ferita che giustamente non deve mai smettere di sanguinare.

Potete recuperare le nostre recensioni delle singole puntate di Portobello: dall’esordio magistrale alla seconda puntata, proseguendo col terzo e quarto appuntamento, fino al quinto e al sesto.