ATTENZIONE! La recensione contiene SPOILERS dell’ottavo episodio della serie tv The Testaments.
“I had a rich fantasy life. Even in Gilead, that was possibile. The only difference here was that I believed God knew about it”
In questo ottavo episodio di The Testaments la casa di bambole sta crollando su se stessa trascinando con sé Agnes. La fiera delle vanità degli scorsi episodi, durante i quali le ragazze Green hanno fatto il tutto e per tutto per assicurarsi un marito si sta straformando in un festival degli orrori. Agnes sogna a occhi aperti, lo ammette lei stessa durante l’incipit della puntata. Nelle fantasie adolescenziali di un amore proibito la ragazza riversa tutte le sue speranze e i suoi sogni di ragazzina. Perché questo è quello che è alla fine dei conti. Una ragazzina cresciuta troppo in fretta, un giorno giocava con le Barbie e il giorno dopo viene data in sposa.
Ancora una volta The Testaments affida alla sua protagonista l’arduo compito di trasmettere tutta l’angoscia e il senso di sbagliato di questa storia.
Perché c’è un’età per tutto e bruciare le tappe non è mai una buona idea. Solo che ad Agnes non viene data la possibilità di scegliere, di sbagliare, di compiere tutti quei piccoli gesti della giovinezza che rappresentano un insindacabile rito di passaggio. Non c’è nessuna ubriacatura finita male, nessun primo bacio, nessun batticuore e farfalle nello stomaco, nessun braccialetto dell’amicizia o messaggio a tarda notte. O meglio, alcuni di questi gesti ci sono, ma esistono solo nella mente di Agnes.
L’unica vera ribellione della ragazza è una collezione di oggetti raccolti nel giardino e lungo la spiaggia. Un santuario che riecheggia una vita che lei forse non vedrà mai, ma che nel profondo invidia. Così come in cuor suo invidia Daisy per il mondo fuori Gilead e Becka per il ragazzo che lei non potrà sposare. Non è arrabbiata con quest’ultima perché sa benissimo che nessuna di loro ha voce in capitolo nei match, ma rimane comunque una pillola molto amara da mandar giù.
Alle sigarette fumate di nascosto e ai baci rubati, le ragazze devono sottostare a ben altri tipi di cerimoniali.
Dopo il fidanzamento, infatti, una tradizione riguarda la rottura e ricomposizione di un piatto. Dove l’oggetto rotto rappresenta simbolicamente le donne di Gilead prima del matrimonio. Solo con l’unione voluta da Dio potranno tornare integre. The Testaments continua dunque a regalarci questa versione distorta di Bridgerton. Se nello show di Netflix lo yearning si traduce in una tensione sessuale di amorosi sensi, qui l’eros è totalmente annullato e svilito. Persino una lezione di anatomia e “copulazione” si riduce a doveri, obblighi e religioso timore reverenziale.
“Our education was left wanting”

Dopo la lezione, Agnes si rende conto che Hulda si comporta in maniera strana e le chiede se vada tutto bene. Spoiler: no per nulla. Spaventata e un po’ restia Hulda le confessa di essere stata abusata dal dottor Grove. Peccato che la parola “abuso” non venga in realtà mai pronunciata da nessuna delle ragazze. E’ colpa delle donne che inducono gli uomini in tentazione. Hulda pensa di essere lei la causa della molestia, è lei ad aver peccato non solo perché ha spinto il dottor Grove a toccarla, ma anche perché così facendo non si è preservata pura agli occhi di Dio.
Guardare The Testaments nel 2026 non è dissimile dal guardare il mondo che viviamo ogni giorno al telegiornale, su una rivista o semplicemente uscendo per strada.
Ed è questo ponte, che collega finzione e realtà, a creare un cortocircuito nella nostra percezione della serie tv stessa. The Testaments non sembra più una distopia alla pari di The Handmaid’s Tale, ma un documentario traslato direttamente dalla nostra realtà. Fa molta paura. Indigna ancora di più. E ci permette di comprendere come, ormai, serie tv e film siano più credibili e accettabili del mondo in cui viviamo. Lo stesso identico esempio si potrebbe fare con The Boys che, alla sua ultima stagione, non riesce ad avere lo stesso impatto. Perché? Perché l’assurdo e il grottesco presente nello show di Prime Video non reggono il confronto con l’assurdo e il grottesco dell’oggi.
Per cui quando entrambe le ragazze vengono convocate nell’ufficio di Zia Vidala, non c’è da meravigliarsi che la questione venga liquidata come un “malinteso” e la responsabilità dell’accaduto sia da imputare interamente alla povera Hulda. E se a scuola la situazione si fa sempre più tesa, anche a casa Agnes vive un confronto costante con le richieste e pretese di Paula. Se qualcuno dovesse decidere per me il gusto della mia torta nuziale penso che finirebbe in un omicidio. Durante gli assaggi e la scelta dei fiori, Agnes appare svogliata, troppo persa nelle sue fantasticherie su Garth. A quella arpia della sua matrigna si contrappone la gentilezza (preoccupante) del Comandante Weston che cerca di rassicurarla, prendendo perfino le sue difese.
Più tardi, durante la festa di fidanzamento di Becka, Agnes fatica a rimanere in casa per via della presenza del dottor Grove. Spaventata per lei e per Hulda decide di confidarsi con Zia Lydia, sperando nel suo intervento. Eppure Zia Lydia, contrariamente alle mie aspettative, non solo sa già tutto, ma decide di non intervenire immediatamente promettendo, però, in maniera velata, che risolverà il problema dopo la stagione dei matrimoni.
Sempre più amareggiata e sconfortata, Agnes si nasconde in giardino. Sarà Daisy a trovarla e l’unica a reagire con orrore e rabbia al racconto di abusi. Stretta in un abbraccio sincero, per la prima volta Agnes capisce che c’è qualcosa di sbagliato a Gilead.

Noi lo sappiamo per certo, i figli di Jacob adorano rigirare le Sacre Scritture a loro favore. Le donne seducono, raggirano, inducono in tentazione. Non esiste colpa più grande che essere una donna priva della protezione dell’uomo. Perché automaticamente significa essere una donna rotta, da saldare di nuovo insieme. A immagine e somiglianza di Gilead. Ed è così che The Testaments continua a bombardarci di immagini opprimenti, distorcendo l’adolescenza in questo incubo a occhi aperti.
Che poi ammettiamolo, l’adolescenza non è già di per sé un periodo facile. La violenza in The Testaments si manifesta in forma evidente e sottile insieme. Diverse situazioni vengono solo accennate e per questo caricate di un peso ancora maggiore. Perché nella nostra testa la fantasia dà vita a scenari raccapriccianti. Gli stessi che ben presto prendono il posto dei sogni fanciulleschi di Agnes. Non è più Garth a tenerla stretta tra le sue braccia, ma le mani viscide del dottor Grove. E Agnes poi non è l’unica vittima.
Hulda, Shu, Becka e Daisy sono tutti alla mercé del regime.
Chi con il silenzio, chi con le aspettative disattese, chi invece con il senso di alienazione. E Daisy, infine, che non crede nemmeno nel regime e rischia la vita ogni giorno di più. Adesso più che mai dato che le è arrivato il suo primo ciclo. Disperata prega Garth di portarla via da Gilead prima che le Zie lo scoprano e la diano in sposa. Il finale lascia aperti diversi dubbi. Zia Lydia interverrà o continuerà a parlare per indovinelli? Dal voiceover di Agnes propendo per la prima opzione, ma con quali tempistiche? O sarà Daisy piuttosto a vendicare le Plum? Becka sposerà davvero Garth? E quali ripercussioni avrà per la missione del Mayday? La verità è che non so quanto fidarmi di Becka, considerati i sentimenti leggermente possessivi che nutre nei confronti di Agnes. Shu rivelerà il segreto di Daisy? Cosa le accadrà se non avrà il suo ciclo?
Nel mentre incombe l’occhio vigile delle Zie, di Vidala in particolare, e quello dei Comandanti, intenti a scovare qualsiasi traditore. Il finale di stagione è sempre più prossimo, ma questo ottavo episodio mi ha davvero convinta e turbata. Nel migliore dei sensi possibili.







