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Everything’s Not Lost

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Ogni volta è sempre la stessa storia. Stai lì seduto e rilassato sul divano, tranquillo e lieto di esserti goduto venti minuti scarsi all’insegna del riso e del buonumore. Poi d’improvviso cambia tutto. Ti ritrovi ad aggrottare le sopracciglia senza volerlo. Il cuore sussulta su input del cervello che, dedotto che qualcosa non va, ti invita a prestare più attenzione. Perchè la leggerezza e la grazia con cui Scrubs tratta ogni vicenda giocano spesso il brutto scherzo di farci dimenticare che siamo in un ospedale. Che anche al Sacro Cuore la malattia, la disperazione e la morte sono coinquilini sgradevoli ma impossibili da sfrattare per chi vi lavora. D’un tratto ci ritroviamo come i passeggeri di un volo che subisce un brusco atterraggio, dopo aver attraversato nuvole dense di spensieratezza. Tornati sulla terra, mentre scorrono i titoli di coda, restiamo attoniti qualche attimo per metabolizzare quanto visto.

I minuti finali di ogni puntata di Scrubs sono spesso così. Sono gli istanti in cui il climax emotivo raggiunge il proprio massimo e la Serie ci sferza un gancio dritto allo stomaco. Proprio quando ormai abbiamo la guardia abbassata. Basta la canzone giusta ad accompagnare il momento e una riflessione di JD per scombussolarci l’animo fino a inumidirci gli occhi.

La 3 x 12 non fa eccezione. Al Sacro Cuore arriva una new entry destinata ad affascinare tutti e a minare le certezze di JD, Cox e Turk. Il suo nome è Kevin Casey, Dottor Kevin Casey, e ha un volto a cui tutti siamo terribilmente affezionati

Aspettati l’inaspettato, e non avrai sorprese!

Proprio lui, il nostro caro vecchio Marty McFly. Anche se solo per un paio di puntate, l’immenso Michael J Fox ci regala un personaggio tutt’altro che banale, risultando a pieno titolo una delle migliori guest star mai apparse in tutta la Serie.

Il Dr. Casey viene subito visto da tutti come una leggenda per via della sua doppia specializzazione in medicina e chirurgia. Gli bastano pochi secondi per conquistarsi il rispetto e la venerazione di chiunque incroci la sua strada. Dispensa preziosi consigli su tutto, dalle questioni di vita quotidiana alla medicina, facendo breccia ovviamente nel cuore di JD.

Ma c’è un problema. Un grosso problema: il super dottore è un ossessivo compulsivo. Nonostante il notevole peso di questa spada di Damocle, ciò non gli impedisce di primeggiare con gli altri dottori. Casey dimostra anzi lodevole autoironia e self control scherzando con tutti a riguardo, non potendo nascondere l’evidenza dei suoi tic e delle sue stranezze ricorrenti.

Aprendo una parentesi, come sempre in Scrubs, noi siamo JD. Un po’ come in Birdman, percorrendo i corridoi del Sacro Cuore ci addentriamo nei meandri della sua mente, e la sua crescita come medico coincide di pari passo con la crescita della sua personalità. Guardiamo tutto attraverso i suoi occhi, siamo il diario dei suoi pensieri. Si può dire che, arrivati alla terza stagione, sappiamo benissimo in che modo ragiona il suo Es.

Nonostante Scrubs pulluli di presenze femminili anche ben caratterizzate, tutti senza alcuna distinzione di sesso possiamo immedesimarci in JD. È uomo e donna allo stesso tempo, è etero ma quasi flirta con Turk (queerbaiting ricorrente). La sua sensibilità in altre parole è talmente acuta e traversale da poter rappresentare chiunque, anche il gentil sesso.

Tornando a noi, senza volerlo il Dr. Casey smonta alla velocità della luce le convinzioni di Dorian, Turk e persino dell’imperturbabile Perry Cox.

Esegue una colecistectomia laparotomica polverizzando il record di Turk, addirittura umilia Cox di fronte ai suoi specializzandi in una gara di teoria. Finisce involontariamente per mortificare pure JD, che lo credeva suo amico, definendo patetico chi necessita ancora di un mentore al terzo anno. Se per i due giovani amici non è la prima e non sarà l’ultima onta subita, è forse la prima e unica volta che vediamo Cox scippato della propria aurea di invulnerabilità. Per la prima volta al Sacro Cuore, non è lui il medico più infallibile. Basterebbe anche solo questo a sottolineare l’eccezionalità dell’episodio.

JD dal canto suo è sempre costantemente alla ricerca di un modello maschile di riferimento. Non è un mistero che cerchi una sorta di surrogato di figura paterna, vista la sua storica adorazione nei confronti del Dr. Cox. Capiamo dunque quanto sia tangibile la sua delusione: Kevin Casey è tutto quello che ha sempre desiderato, il suo prototipo ideale di mentore. Il problema è che non è disposto a esserlo.

Ancora una volta Dorian si sente tradito, disilluso e giudicato. Aveva riposto per l’ennesima volta le proprie speranze nella persona sbagliata. Come può maturare nella vita e nella sua professione se tutti intorno a lui continuano a turno a voltargli le spalle? Chi è Kevin Casey per giudicarlo? Il solo fatto che abbia due specializzazioni gli arroga il diritto di poter sputare sentenze su una persona che a malapena conosce?

No, non può restare impunito. Anche se non voleva fargli del male, JD sente il bisogno di mettere le cose in chiaro con Casey. Non si sente una nullità, vuole andare a dirglielo anche a muso duro ma non riesce a trovarlo per tutto il giorno. Quando finalmente lo incontra, accade l’inaspettato.

È qui che Scrubs compie la sua magia. Se per tutto l’episodio abbiamo riso, anche grazie alle storyline secondarie di Kelso, Ted e l’Inserviente, il tono nel finale cambia completamente. Ancora una volta, senza volerlo, ci troviamo ad aggrottare le sopracciglia e a trattenere il fiato. Ancora una volta, senza volerlo, Kevin Casey impartisce a JD una delle più importanti lezioni di vita che la Serie ci abbia mai regalato.

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JD trova Casey che a due ore dalla fine di un intervento continua a sciacquarsi ossessivamente le mani, in preda agli impulsi irrefrenabili della propria patologia. Mentre tenta di spiegarsi, il super dottore esplode urlando letteralmente la sua rabbia, affranto dalla propria condizione. Anche se come sempre in Scrubs per tutto l’episodio ci vengono mandati dei chiari segnali riguardo alla gravità della malattia di Casey, solo alla fine ci rendiamo conto del loro reale significato.

Kevin Casey sotto la propria corazza di candore e disponibilità soffre terribilmente, in ogni momento. Si mostra per l’unica volta vulnerabile solo perchè è stato colto in flagrante in un momento di debolezza, dopo essersi nascosto per tutto il giorno. Il fatto che non dia mai a vedere il supplizio che quotidianamente è costretto a subire è solo una sua scelta.

Ognuno ha le sue croci JD, e io non voglio essere quello che le scarica su qualcun altro

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È in questa scena bellissima che capiamo che forse il personaggio del Dr. Casey sia stato cucito addosso a Michael J Fox, e non viceversa.

Conosciamo tutti il triste destino dell’attore, malato di Parkinson dal 1991, da quando aveva solo 29 anni. Chi meglio di lui poteva esprimere il coraggio di non abbattersi di fronte alla malattia, la forza di non mollare e continuare a fare il proprio lavoro. L’incredibile dignità di non cadere dell’autocommiserazione anche quando se ne avrebbe tutto il diritto.

Non è solo un personaggio di finzione quello di cui percepiamo la sofferenza. I movimenti di Michael J Fox valgono più di ogni parola, e nobilitano una delle scene più realistiche nella storia dello show. È una scena struggente, densa di tanti significati quella che si chiude sulle note di una delle più belle canzoni dei primissimi Coldplay. JD comprende quanto siano insignificanti i propri dubbi e le proprie insicurezze al cospetto di problematiche tutt’altro che risolvibili. Che lamentarsi e cercare sempre una spalla su cui piangere non è la soluzione ai nostri problemi, e che in fondo, come cantavano i R.E.M., Everybody Hurts.

Molto prima che la frase diventasse virale, Scrubs ci ha insegnato in altre parole che ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Lo ha fatto nella maniera in cui le riesce meglio: con un finale strappalacrime, le parole di JD a mettere i puntini sulle i e la colonna sonora perfetta per l’occasione.

When I counted up my demons
Saw there was one for every day
With the good ones on my shoulders
I drove the other ones away

So if you ever feel neglected
And if you think all is lost
I’ll be counting up my demons, yeah
Hoping everything’s not lost

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Written by Andrea Scoppetta

Di solito quando scrivo non faccio che usare parole come pasghetti e mopodori, faccio continui riferimenti minacciosi e immotivati all'ONU e alla fine non faccio che ripetere vaffaflanders e altre cose che non posso dire.
Anche simpaticamente.

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