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Vivo – La recensione del nuovo film d’animazione Netflix

La forza motrice che si nasconde tra le note di Vivo, il nuovo film di animazione di Netflix (ecco i 10 più struggenti che puoi trovare sulla piattaforma), va ricercata nel grande lavoro di Lin-Manuel Miranda, attore, compositore, cantante e paroliere di New York, che ha recitato nei musical di Broadway In the Heights e che abbiamo visto interpretare l’aeronauta Lee Scoresby in His Dark Materials. È proprio lui a dare la voce a Vivo, l’originalissimo protagonista di questo film prodotto da Columbia Pictures e Sony Pictures Animation per la piattaforma di streaming. La regia è di Kirk DeMicco, che ha ottenuto una nomination agli Oscar per I Croods, affiancato da Brandon Jeffords. Entrambi hanno lavorato sulla sceneggiatura che lo stesso DeMicco aveva realizzato insieme a Quiara Alegría Hudes. Su Netflix è disponibile dal 6 agosto.

È una storia leggera e scorrevole, che si esalta in alcuni frangenti impreziosita dalle musiche e dai colori dell’animazione. Una sorta di commedia on the road, un viaggio esagitato ed eccentrico, che vuole toccare le corde emotive di chi lo guarda senza però concedere troppo alla cupezza del dramma. Il piccolo Vivo è un cercoletto (un cerco…che?), un esemplare di mammifero dell’America latina. Coda lunga, occhi grandi e testa piccolina. Senza una casa e senza una famiglia, quando era ancora un cucciolo fu trovato da Andrés, un estroso musicista de L’Avana, che decise di tenerlo con sé e di trasmettergli la passione per la musica. Il film si apre proprio su una soleggiata Cuba, attraversata da visitatori distratti che applaudono alle performance del cercoletto e del suo anziano padrone. Come in ogni film d’animazione, lo stato di felicità e spensieratezza viene però spazzato via da una notizia inattesa che stravolge completamente gli ingranaggi del gioco.

Vivo si svuota per un attimo dei colori per introdurre l’elemento drammatico all’interno della propria ossatura narrativa.

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Una lettera della famosa cantante cubana Marta Sandoval, divenuta celebre negli Stati Uniti grazie alle sue ineguagliabili doti canore, raggiunge il vecchio amico Andrés, a cui si presenta finalmente l’occasione di ricongiungersi con il suo primo amore e cantare con lei sul palco. E, soprattutto, di consegnarle la canzone d’amore che non aveva avuto mai il coraggio di inviarle. Le circostanze però si complicano e Andrés non riuscirà mai a consegnare di persona a Marta la lettera scritta per lei. È proprio qui che interviene Vivo, il cercoletto rimasto orfano che si carica sulle spalle la responsabilità di ricongiungere, anche se solo spiritualmente, i due vecchi innamorati. E a dargli una mano, sarà la bizzarra nipotina di Andrés, Gabi, anche lei rimasta da poco orfana di padre e pronta ad imbarcarsi in un viaggio esilarante e folle con lo strano animaletto.

È la musica ad essere la grande protagonista di questo film. Quella stessa musica che arriva dove le parole non riescono ad arrivare. Le note si disegnano sullo schermo assumendo ogni volta una forma diversa, a seconda degli stati d’animo dei personaggi. Ci sono melodie sfrenate e vivaci ad accompagnare gli episodi più strambi, altre invece più profonde e riflessive per sottolineare i momenti più cupi e drammatici. Per le strade di Cuba suona un motivetto, per quelle della luccicante Miami un altro. C’è grande varietà musicale in Vivo, un prodotto assai ricco e chiassoso, che esalta e commuove allo stesso tempo.

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In Vivo si combatte per afferrare la seconda occasione, quella che, al contrario della prima, non va sprecata.

È un potente invito al carpe diem, a cogliere l’attimo per riempirlo di senso. Soprattutto perché la vita è fuggevole, precaria, e non consente mai di tornare indietro. L’elaborazione del lutto è il grande filo conduttore di tutto il musical. Ed è proprio da lì che parte una riflessione genuina sulla vita, sul distacco, sulla capacità di aprirsi al mondo e sul modo di comunicare con gli altri. L’incomunicabilità è l’altra faccia della medaglia di Vivo: il suo protagonista non parla la stessa lingua degli umani, né di Andrés, né della piccola Gabi, né di Marta Sandoval. Eppure, quella stessa incomunicabilità viene qui superata proprio attraverso lo strumento della musica, che è capace di mettere in collegamento animali e uomini, un padre e una figlia, una donna anziana e il suo primo amore scomparso. Che differenza può fare una sola canzone, si chiede il cercoletto all’inizio del film. Ma è proprio nel cercare di rispondere a questa domanda che c’è la risposta. O almeno, una parte della risposta.

Nel cast di Vivo, oltre a Lin-Manuel Miranda che ha prestato la voce al suo protagonista, troviamo anche Ynairaly Simo (Gabi), Juan de Marcos (Andrés), Zoe Saldaña (Rosa), Gloria Estefan (Marta) e ancora Brian Tyree Henry, Michael RookerNicole Byer. Nella versione italiana, invece, la voce del cercoletto è affidata a Stash dei The Kolors, mentre quella di Andrés e di Marta Sandoval rispettivamente a Massimo Lopez e alla cantante dei Dirotta su Cuba, Simona Bencini.

L’animazione non ha criticità da registrare: tutto impeccabile sul piano grafico, con un’alternanza di stili, in certe sequenze, che non stona ma, al contrario, riesce nell’intento di sottolineare i passaggi narrativi più importanti. La storia è toccante, quantomeno nell’impostazione generale. L’impressione, tuttavia, è che il film si limiti a sorvolare determinate emozioni, determinati stati d’animo, senza però addentrarsi in profondità. Alcuni frammenti vengono elaborati con eccessiva fretta e, nel complesso, il gran chiasso e i colori inebrianti che animano il racconto, relegano in secondo piano alcune sfumature narrative che avrebbero meritato qualche minuto in più per essere assimilate.

Il tono del film non vuole concedere troppo al dramma e una dimostrazione ne è il personaggio Gabi, il più anticonformista pur nella sua totale genuinità. Il suo è un ritmo personalissimo e bizzarro, che sparge energia su tutta la storia e che apre un varco nell’incomunicabilità latente che esaspera e scompone le diversità. Gabi è in grado di ricomporle con il suo modo di fare autentico e sincero, libero da ogni convenzione e da ogni schema. Il protagonista stesso ne trarrà una lezione, che ci rimanda di riflesso. Il senso del destino di ognuno, delle seconde occasioni concesse, si riduce ad un’unica e sconcertante azione: vivere. Meglio se a ritmo di musica.

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Scritto da Serena Verrecchia

Esistono milioni di storie al mondo, preziose e inimitabili. Il nostro compito è solo quello di scovarle, portarle in superficie e imparare ad amarle.
Scrivo di serie tv per un insopprimibile desiderio di bellezza, perché nelle storie, specie in quelle belle, ho trovato il mondo che vorrei.

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