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The Book of Boba Fett e altre stranezze: la Recensione dello spin-off meno spin-off di sempre

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Dobbiamo proprio dirlo: The Book of Boba Fett è una serie davvero strana. Al di là però dei suoi oggettivi pregi e difetti, sorge infatti spontaneo chiedersi quale sia stato lo scopo di questo nuovo prodotto di Disney+ che, volutamente o meno, gioca con la grammatica delle serie tv piegandola a proprio piacimento, finendo per lasciare gli spettatori perplessi e basiti in più di un’occasione. Perché in sole sette puntate non solo assistiamo a continui stravolgimenti nella narrazione, ma spesso anche nella struttura stessa della serie tv che attinge a stili, ma soprattutto a schemi narrativi tra loro sempre diversi che confondono e che non sempre riescono a soddisfare le aspettative.

Attenzione! La seguente recensione sarà ricca di spoiler su tutta la serie: siete avvisati!

The Book of Boba Fett, presentato già con la fine della seconda stagione di The Mandalorian, aveva un compito da portare avanti: illustrare e narrare le nuove avventure del carismatico personaggio di Boba Fett, spietato e affascinante personaggio che per decenni, senza dover mai quasi proferire una parola, era riuscito a calamitare l’interesse di milioni di fan del franchise di Star Wars. Il tutto pareva piuttosto delineato: la spettacolare presa di potere dell’ormai ex palazzo di Jabba The Hutt vista nella scena post-credit di The Mandalorian ci aveva presentato il personaggio che tutti ci aspettavamo, ma che purtroppo non abbiamo rivisto per tutto il corso della serie se non nelle ultime battute della stagione.

Il Boba che ci siamo ritrovati di fronte risulta infatti notevolmente depotenziato sia dal punto di vista del vigore fisico che del temperamento. Una scelta sicuramente intrapresa per umanizzare maggiormente quello che poteva essere un personaggio eccessivamente granitico e poco incline al cambiamento, ma che ha tolto al protagonista quell’aura di carisma che lo aveva rappresentato dalle prime apparizioni nella trilogia originale di Star Wars. Nonostante la deriva verso il “bene” sia infatti giustificata dai flashback ambientati durante i cinque anni precedenti all’inizio della serie passati dal protagonista insieme ai predoni Tusken, Boba pare non solo eccessivamente magnanimo e incline al perdono, ma ne esce anche come uno sciocco senza il minimo acume da stratega.

Non a caso, alcuni dei personaggi secondari, uno tra tutti la scaltra e abile Fennec Shand (Ming-Na Wen), risultano essere più carismatici e affascinanti del vero protagonista, che ha modo di brillare davvero solo in rare occasioni, come nella lotta contro la gang di bikers della seconda puntata o sul finale di stagione. Ciò si deve probabilmente all’interpretazione di Temuera Morrison che non riesce a convincere fino in fondo dal punto di vista attoriale: il personaggio di Fett risulta infatti molto più credibile con indosso l’elmo che senza. E ora ci viene spontaneo chiederci: The Book of Boba Fett è realmente una serie su Boba Fett?

The Book of Boba Fett
The Book of Boba Fett

Questo, per assurdo, è uno dei quesiti più importanti a cui provare a rispondere. Come è possibile che in una serie che prende il nome dal presunto protagonista, ben due episodi si concentrino su un altro personaggio?

La quinta e la sesta puntata della serie vedono infatti non solo il ritorno del mandaloriano e di molti dei suoi comprimari, ma anche la quasi totale esclusione di Fett e compagnia. Paradossalmente, all’interno di The Book of Boba Fett sono infatti proprio gli episodi senza Boba a essere quelli che hanno suscitato l’attenzione e il fomento del fandom. E come dargli torto? È innegabile che Din e Grogu attualmente siano i fan favourite di tutto il franchise: la loro presenza, la loro storia e il loro rapporto risultano infatti molto più accattivanti del restante materiale offerto dalla serie. Ma come giustificare questa scelta voluta da Jon Favreau e da Dave Filoni? Perché inserire all’interno di un’altra serie tv elementi che sarebbero stati perfetti per introdurre la terza stagione di The Mandalorian? Perché presentare nozioni e avvenimenti fondamentali come l’abbandono da parte del Mando della Via e l’allontanamento di Grogu dal suo percorso da padawan?

E allora sorge spontaneo chiedersi: chi non avrà visto The Book of Boba Fett cosa capirà quando vedrà “padre e figlio” già riuniti nella nuova stagione?

The Book of Boba Fett

Se escludiamo il finale, che risulta godibile nonostante molte ingenuità, con scene di grande epicità e tanta azione, e le ottime puntate che oseremmo definire “speciali” che seguono le avventure di Din Djarin, la restante parte della narrazione concentrata sul tentativo di Boba di imporsi come Daimyo di Tatooine pare piuttosto scialba e troppo incentrata sul passato a scapito del presente. Il minutaggio dedicato ai flashback, che comunque risultano interessanti e di discreta scrittura, risulta davvero penalizzante rispetto al tempo impiegato per raccontare gli intrighi in atto per il controllo del pianeta e delle mire del Sindacato Pyke.

La trama orizzontale infatti diviene sempre più affrettata e l’impressione che si ha è che sezioni di trama potenzialmente interessanti siano state tagliate per fare spazio all’introduzione di personaggi di cui avremmo fatto volentieri a meno come “i ragazzi con le motorette colorate e gli impianti in stile cyberpunk”. Una narrazione rapida che pare più funzionale a rappresentare scene d’azione che a raccontare qualcosa di più profondo e costruito. Se dal punto di vista narrativo possiamo infatti riscontrare parecchie ingenuità nella sceneggiatura degli episodi che complicano inutilmente situazioni risolvibili in un batter d’occhio, gli aspetti maggiormente positivi della serie si possono trovare nel comparto tecnico.

Se le scene d’azione, pur rimanendo in generale molto buone, non sempre hanno goduto di un’ottima regia (basti pensare al terribile inseguimento in moto del terzo episodio che pareva trasmettere lentezza invece che adrenalina), è dal punto di vista degli effetti visivi che la serie tocca i picchi più alti. I viaggi nell’iperspazio, il meraviglioso deep fake che ci regala un ringiovanito Mark Hamill nei panni di Luke Skywalker, il Rancor… Effetti visivi e speciali che restituiscono tutto il fascino dell’ambientazione starwarsiana al meglio: per questo i tentativi di introdurre un’estetica più legati al cyberpunk in alcuni frangenti della serie hanno fatto per lo più storcere il naso. Un plauso va inoltre anche alla colonna sonora della serie: le musiche composte da Shirley e il main theme di Göransson sono assolutamente esaltanti e si amalgamano benissimo con le atmosfere mostrate nella serie.

Al di là di questi pregi, però, The Book of Boba Fett è una serie completamente anomala, ricca di cambi di ritmo e di storture in quella che dovrebbe essere la lineare struttura di una storia, ma che comunque riesce a suo modo intrattenere grazie all’effetto nostalgia e puntando sul rilancio di personaggi già introdotti in altri contesti come Cad Bane, Ashoka e Cob Vant. Ritorni non solo graditi ai fan, ma che in un battibaleno riescono a far scordare tutti gli elementi poco convincenti della serie.

The Book of Boba Fett

Tutto molto bello, ma queste note positiva non bastano a rendere lo show un successo: perché di fatto The Book of Boba fallisce nel suo tentativo di raccontare una storia realmente originale e appassionante e di introdurre nuovi e importanti risvolti per l’intero universo starwarsiano. Gli eventi della serie, infatti, non fanno altro che ripristinare lo status quo iniziale e anzi, rendono pressoché inutile la seconda stagione di The Mandalorian, incentrata sul riportare Grogu ai jedi. Noi, dal canto nostro, non possiamo che pensare a The Book of Boba Fett come a una serie strana, capace ora di lasciare straniti e interdetti ma talvolta anche in grado di entusiasmare grazie a scene d’azione spettacolari, ad ambientazioni evocative e a incontri tra personaggi che tutti aspettavano e speravano di poter vedere da anni.

Tra tanta confusione ormai emerge chiaramente l’indirizzo che per ora prenderanno i prossimi prodotti a tema Star Wars: puntare sui personaggi che più funzionano e sulla nostalgia dei fan del brand così da creare un universo condiviso sempre più interconnesso e interdipendente, su modello di quello Marvel. Questo esperimento alla lunga funzionerà o si rivolterà contro agli stessi autori? Per scoprirlo non ci resta che attendere la prossima serie Star Wars di Disney+ ossia Obi-Wan Kenobi, che sbarcherà a maggio sui nostri schermi.

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