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L’Ora – Inchiostro contro piombo: la Recensione del penultimo, sofferto, appuntamento

Arrivati al penultimo appuntamento con L’Ora – Inchiostro contro piombo, temiamo che questo esperimento non stia andando come speravano. Il progetto è ambizioso e dimostra il grande impegno e la serietà con cui l’argomento “mafia” è stato trattato. Il cast, i reparti creativi e tecnici promettevano un cambio di direzione incoraggiante. Eppure, il risultato, a un appuntamento dal finale, è ormai certo: qualcosa è andato storto. La narrazione è debole, lo stile, troppo pomposo, a tratti stucchevole. Un ibrido tra il cinema d’autore e la classica soap opera made in Mediaset. Alla regia della settima e ottava puntata – trasmesse in prima serata su Canale 5 mercoledì 29 giugno – troviamo Stefano Lorenzi per il settimo e di nuovo Piero Messina per l’ottavo mentre nel reparto scrittura abbiamo rispettivamente Claudio Fava e Ezio Abbate & Riccardo Degni. Il terzo appuntamento di mercoledì 22 giugno (qui trovate la recensione della quinta e sesta puntata) ci ha lasciato perplessi a causa dei troppi orpelli stilistici che appesantiscono una storia già pesante come il piombo. Cioè quella della redazione palermitana guidata da Vittorio Nisticò, un punto nevralgico nella storia del nostro paese. Lo scorso mercoledì, la fiction tratta da Nostra Signora della Necessità di Giuseppe Sottile ha raggiunto a mala pena il 9% di share ed è stata battuta da Al posto tuo e da Chi l’ha visto. I dati Auditel del penultimo appuntamento del 29 giugno, invece, sono ancora più scoraggianti. La fiction con Claudio Santamaria non ha raggiunto nemmeno il milione di spettatori, arrivando a un pallido 7.1% di share, mentre la concorrenza si è aggiudicata il prime time con Modalità aereo, un film del 2019 di Fausto Brizzi con Lillo, Paolo Ruffini, Violante Placido e Dino Abbrescia. Il quarto appuntamento, dunque, conferma i nostri sospetti. L’Ora – Inchiostro contro piombo voleva a tutti i costi innalzare il livello qualitativo dell’offerta seriale delle rete che ha strafatto, finendo per fare un buco nell’acqua. Gli ascolti non solo non decollano, ma precipitano e anche sul fronte social network tutto tace. Un vero peccato per una delle offerte Mediaset più coraggiose degli ultimi tempi.

Epidosio 7: Navarra frega tutti

Il settimo episodio de L’Ora – Inchiostro contro piombo è dominato dalla figura imponente e ambigua di Michele Navarra (Fabrizio Ferracane) e dai suoi dissapori con Luciano Liggio. Il dottore di Corleone chiama personalmente a casa Antonio Nicastro per comunicargli la decisione di fare l’intervista tanto richiesta. La redazione è indecisa se dare o meno voce a un mafioso. Gli scettici, però, avevano ragione. L’intervista altro non era che un tentativo di fabbricarsi un alibi. L’ingresso dell’uomo nella redazione è, come al solito, teatrale e barocco. L’interrogatorio è sofferto, ma Navarra non perde un colpo. Ha una spiegazione plausibile per ogni suo traffico lecito o non. Ha tanti amici e ribadisce di essere un uomo generoso che non sa dire di no. Ride della fantasia dei giornalisti de L’Ora, i quali danno credito a ogni voce e curiosità. Navarra riesce in un colpo solo a conquistarsi un alibi, a sabotare la relazione di Nicastro con sua moglie Anna (Silvia D’Amico) e ad aggravare l’ulcera del direttore. Intanto Nick riesce a ingrandire una foto e a scoprire un dettaglio: un incontro tra Liggio e Lucky Luciano.

L’altra linea narrativa è tutta per Lucky Luciano e i suoi confetti Puleo. Rampulla e Grisanti scopriranno, però, che non si tratta di semplici dolcetti, ma di droga. A farne le spese è Lino, il fratello di Nick, che ha mangiato due confetti pieni di eroina. Poco prima dell’intervista, Navarra aveva tenuto un comizio a Corleone. Come ha fatto un medico di paese a mettersi in tasca questa città? Anche il comizio è una manovra studiata, un tentativo per screditare i partigiani, i quali gli hanno negato la tessera. Ma anche di rimettere Liggio al suo posto. Sul caso sono Enza e Salvo che intercettano una sparatoria condotta dagli uomini di Navarra proprio mentre questo veniva interrogato da Nicastro. Pare che Liggio sia rimasto ucciso. Navarra ha accettato di farsi intervistare da L’Ora per allontanare ogni sospetto e portare a termine il suo piano, che pare riuscito. Più tardi però Enza scoprirà che il corpo è di un bambino di 16 anni: Navarra ha perso una battaglia, ma non ha ancora perso la guerra. Liggio è vivo e sta arrivando per lui. Il terzo filo narrativo è dedicato a Domenico che incontra Ferrante in carcere, insieme a Olivia, il quale viene ucciso per impedirgli di consegnare la confessione scritta sul pizzino.

Episodio 8: un’altra parentesi superflua

Nicastro

L’Episodio 8 inizia sottotono. Accompagnato dalle note di “Ma l’amore no”, l’intro offre una panoramica triste di tutti i guai sentimentali in cui sono invischiati i redattori. La questione più urgente in redazione, invece, è la legge contro i flipper, che vogliono mettere al bando come gioco d’azzardo. Un fatto su cui dovrà scrivere, controvoglia, Rampulla. Il giornalista però scriverà un pezzo arrabbiato e molto autobiografico. L’unico momento sincero e degno di nota della puntata. La situazione tra Navarra e Ligio è sempre più critica, ma alla Legge non interessa. Ormai lo schema narrativo è chiaro. La prima puntata della serata è densa di accadimenti, forse troppo densa. La seconda, invece, è più rilassata, introspettiva, lenta. O forse dovremmo dire noiosa. La lentezza, infatti, non è un difetto di per sé, ma lo diventa quando la sostanza viene diluita a favore del minutaggio. Troppi primi piani, troppe pause, momenti morti e scene che non aggiungono nulla alla narrazione. Nell’Episodio 8 viene tracciato, quindi, un bilancio riassuntivo degli avvenimenti raccontati nel settimo episodio, e in quelli precedenti. Continua l’indagine sull’assassinio di Ferrante avvenuto in carcere, il quale avrebbe dovuto rivelare il colpevole dell’uccisione di Perrotta. Una confessione che potrebbe aver nascosto nella manica della camicia. Il nuovo capitano dei carabinieri inizia a dimostrarsi collaborativo con L’Ora, ma non può fare molto.

Il secondo episodio della serata è sussurrato e sembra essere più interessato ai risvolti emotivi e personali dei personaggi che alle inchieste di mafia. Enza non sa cosa sta facendo con suo marito, che getta la fede nel water. Salvo e Domenico si erano trasferiti in una casa abbandonata, piena di flipper. Nicastro e sua moglie sono ai ferri corti, lui sembra paranoico ed è ancora scosso dall’intervista con Nicastro. Olivia è tornata a casa. La situazione tra Rampulla e la moglie è sempre complicata. Domenico si sente inutile, e in colpa per l’omicidio del carcerato, mentre Nicastro sente scalpitare solo la sua ulcera. Con determinazione, i due trovano la lettera di Ferrante, nelle sue feci, ma non c’è scritto nulla di significativo. Tutti questi momenti sofferti dovrebbero farci appassionare alle vite dei personaggi, invece rallentano solo una storia che meritava tanto di essere raccontata. Una storia vera, quella della redazione palermitana, che nella fiction presenta qualche volo di fantasia e rivisitazione di troppo. L’uso massiccio della parola con la “C”, poi, non rende i toni più duri o drammatici, ma finisce per infastidire. Come i primi piani lunghissimi, le pause drammatiche, l’uso massiccio del rallentatore e tanto, troppo, pathos: soluzioni che oramai ci hanno dato assuefazione. Il penultimo appuntamento termina con l’ira di Domenico a casa di Olivia e la festa allegra e swing in redazione, interrotta quindi dalla brutta notizia. Un finale sofferto – non in senso buono – e dominato dal sentimentalismo. Domenico, dunque, si sarebbe buttato sotto il treno.

L’ultimo appuntamento con L’Ora – Inchiostro contro piombo ci aspetta mercoledì 6 luglio in prima serata su Canale 5 oppure in streaming su Mediaset Play.

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