Ogni giorno raccontiamo le serie TV con passione e cura. Se sei qui, probabilmente la condividi anche tu.
Se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, DISCOVER è il modo per sostenerci.
Il tuo abbonamento ci aiuta a rimanere indipendenti. In cambio: consigli personalizzati, contenuti esclusivi, zero pubblicità.
Grazie, il tuo supporto fa la differenza 💜
In un episodio di Skins, Effy prende per la prima volta la parola e dice: “A volte penso di essere nata al contrario. Sai, che mia madre mi abbia partorito dalla parte sbagliata. Le parole mi arrivano al contrario, le persone che dovrei amare le detesto.” E non è strano che questo sia importante adesso, perché Skins è la cosa più vicina a Euphoria che esiste in campo televisivo. Lo è sempre stata, fin dal primo episodio. E queste parole, pronunciate dalla persona che più ricorda Rue, ritornano in voga adesso. Ritornano nel caso di Maddy, che guardando Cassie e Nate scopre che non è vero che l’ha superata davvero. E ritornano nel caso di Jules, che in questo episodio ritrova i Jacobs. E con Cassie e Nate, da adesso ufficialmente marito e moglie. Insieme, per sempre. In ricchezza e in povertà. Finché morte non li separi.
Frasi di rito, che però diventano certezza un attimo dopo il sì. Quante volte ciò che pronunciamo è reale? E quante, invece, è soltanto una formula che siamo obbligati a recitare, svuotata di significato? Quante volte la sostanza non è altro che una menzogna? Sembra che Sam Levinson voglia raccontarci proprio questo nel terzo episodio di Euphoria 3. Uno dei più attesi.
Arriva finalmente su Sky e in streaming su NOW e HBO Max la puntata che racconta l’evento che più di tutti era stato anticipato nel corso di questi ultimi mesi: Cassie e Nate si sarebbero sposati, ma quello non sarebbe stato l’inizio di un matrimonio felice

Lo avevamo detto anche nella precedente recensione: Sam Levinson sta prendendo in prestito qualcosa dal cinema di Quentin Tarantino. E se nel corso della precedente puntata lo intuivamo attraverso le atmosfere del selvaggio West, qui lo vediamo attraverso il matrimonio di Cassie e Nate. A volte il giorno dedicato all’amore può rivelarsi il suo esatto opposto, come abbiamo visto in Kill Bill, dove un matrimonio segna l’inizio della fine. E tutto questo ritorna anche qui, nel modo più violento e disturbante possibile. Il matrimonio di Cassie e Nate è il giorno peggiore della loro vita. Ma è anche ciò che più li mette a nudo dopo anni trascorsi a fingere. E stavano per farlo anche adesso, in quel giorno perfetto incorniciato da fiori impeccabili che raccontano la vita di due americani che hanno realizzato il sogno e hanno invitato tutti a contemplarlo.
Quando il matrimonio comincia, ha inizio anche la performance. Le parole giuste, quelle che la gente vuole sentire a un matrimonio, e poi un ballo che non si limita a essere un lento, ma diventa una vera e propria esibizione, evocando le atmosfere di un musical in cui tutti i personaggi sono felici. E lo sono così tanto da cantare quella felicità. E Cassie e Nate vogliono fare lo stesso. Vogliono offrire, a loro stessi e agli altri, la stessa illusione. E lo fanno anche quando quello stesso matrimonio è diventato il peggior incubo della loro vita: un criminale alla festa per Nate, la scoperta di non essere ricca come immaginava per Cassie. Finché morte non li separi, in ricchezza e in povertà: la promessa resta sospesa. Si svuota. Diventa uno slogan, uno di quelli a cui non crede nessuno dei due.
Le nozze sono il giorno peggiore della loro vita. E non è da meno la prima notte di nozze, che si trasforma presto in un film horror slasher tra mignoli che saltano e un Nate completamente pestato a sangue. Una Cassie, caduta a terra sul pavimento, osserva l’orrore. Ma ciò che la sconvolge non è il volto ricoperto di sangue del marito, bensì il la propria goccia di sangue sul labbro. Sam Levinson, attraverso questa scena, dà vita a una perfetta caricatura di Cassie, qui a nudo nella sua superficialità. Ma a interpretarla c’è Sydney Sweeney e, checché se ne dica, quel vuoto viene colmato da un’interpretazione capace di restituire molto di più.
Perché l’attrice riesce a far emergere la parte più umana e stratificata che si nasconde dietro un personaggio che sembra voler essere una sola cosa, e che invece raccoglie una lunga serie di sfaccettature. Non a caso, è lei a reggere la puntata. La sua interpretazione di una sposa che, nel giorno più felice della sua vita e dopo aver speso 50.000 dollari in fiori, è perennemente sul punto di esplodere. Di cedere. Di andare via e di restare per non spezzare la performance davanti al pubblico. E così continua a recitare le parole che si vogliono sentire a un matrimonio, e che ognuno spera di pronunciare: è il giorno più bello della mia vita. Anche se dentro sta morendo, perché scopre che quella stessa vita l’ha appena condannata.

Il matrimonio di Cassie e Nate è tensione pura. Per tutto il tempo osserviamo gli invitati immaginando il disastro. Temiamo quando Cal prende la parola, e cogliamo la malinconia di Maddy, comprendendo che dietro quello sguardo si nasconde molto di più. Eppure, davanti a tutti quei personaggi riuniti, resta la sensazione che mancasse qualcosa. Che il dramma potesse incendiare ogni tavolo, rompere i silenzi, trasformare i non detti in esplosioni inevitabili. Sappiamo che ci sono ancora cinque puntate, ma la sensazione è che questo episodio così atteso potesse, da questo punto di vista, regalarci colpi di scena capaci di andare oltre i debiti di Nate.
Perché è vero che è stato un disastro, ed è vero che è andata nel peggiore dei modi possibili. Ma è anche vero che quella rimpatriata è rimasta fine a se stessa, tanto che poco dopo vediamo Rue lasciare il posto per dedicarsi ai suoi affari. Ed è qui che emerge l’unica debolezza di un episodio perfetto. La tensione viene interrotta da linee narrative che spezzano il ritmo, frammentando un momento che avrebbe dovuto restare compatto, totalizzante. E ogni volta che tutto si spegneva, si spezzava anche l’incantesimo. Dettagli che non hanno pregiudicato la visione dell’episodio ma che ti fanno accorgere di cosa ti è mancato e di cos’altro avresti voluto vedere in scena.
Tolto questo dettaglio, la terza puntata di Euphoria si impone con forza come manifestazione più pura dell’identità della Serie Tv, elevandosi, non a caso, tra i punti più alti raggiunti fino a questo momento. Ciò che inizialmente si presenta come una celebrazione dell’amore si trasfigura progressivamente in un racconto dominato dal paradosso: un sentimento che si corrompe, si incrina, si rovescia fino a diventare disprezzo, vendetta e, infine, malinconia.
Nessuno riesce a uscire da quel luogo migliore rispetto a come vi è entrato. Ogni personaggio appare spezzato, travolto dalle conseguenze delle proprie azioni, vittima delle proprie scelte, incapace di sottrarsi al peso delle proprie fragilità. Ne emerge un episodio di altissimo livello, autentica espressione di arte, capace ancora una volta di allontanare e ridimensionare le critiche che avevano accompagnato questa terza stagione, restituendo alla Serie Tv tutta la sua intensità, la sua coerenza e la sua travolgente potenza emotiva.

Non esistono più sfumature in Euphoria 3. Non adesso. E non più. I personaggi che vediamo in scena stanno tutti annegando, senza appigli, senza via di fuga. E chi ha provato a far finta di niente fino a questo momento scopre che il tempo delle illusioni è finito. Che non si può più rimandare. Non si può più recitare. Le performance sono crollate, una dopo l’altra, e le doti attoriali non bastano più a coprire la crepa profonda di esistenze che si reggono sull’improvvisazione, disperatamente impegnate a vendere una versione di sé che non esiste. Adesso si paga il prezzo. Adesso si viene a patti con tutto ciò che è stato. Senza filtri. Senza scuse.
E così, Rue viene fermata dalla DEA, Maddy torna a casa da sola dopo essere stata travolta da un’ondata di emozioni che credeva di poter controllare, ma che le hanno sbattuto in faccia tutto ciò che ha perso, tutto ciò che non è stata, mentre intanto il suo ex fidanzato, epicentro di ogni sua ferita, guarda avanti, accanto alla sua migliore amica, verso un futuro costruito sulle macerie di ciò che lei non potrà mai avere.
Cassie e Nate hanno continuato a fingere, ancora, finché è stato possibile, trasformando quel matrimonio nell’ennesimo atto di una messa in scena che ha perso la sceneggiatura. E così hanno continuato a sorridere con le lacrime agli occhi, pronunciando parole vuote su felicità e amore, ignari che tutto attorno a loro stesse per sgretolarsi. Finché morte non li separi. O almeno fino a che conviene.





