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Di anni ne sono passati. Ma non era questo il vero problema con Euphoria 3, disponibile da lunedì 13 su Sky e in streaming su NOW e HBO Max. Gli anni scorrono, e proprio per questo può anche essere naturale tornare. Un verbo che negli ultimi mesi abbiamo sentito riecheggiare ovunque. E, quasi per coincidenza, proprio nel mese di aprile. In queste settimane stiamo assistendo al ritorno di Scrubs, riemersa dopo 16 anni di assenza in una televisione completamente trasformata, e a quello di Malcolm in the Middle. Eppure, mentre questi ritorni accendevano la nostalgia, ciò che davvero ci inquietava era Euphoria 3. E qui non si parlava di un’assenza lunga decenni. Si trattava di quattro anni, un intervallo quasi oramai regolare tra le Serie Tv.
Le produzioni più attese ormai tornano spesso dopo tre anni, talvolta quattro. Non c’era nulla di davvero troppo anomalo – nonostante le indiscrezioni e le presunte tensioni e cancellazioni – in questo ritorno per il momento che stiamo vivendo, soprattutto considerando quanto fosse complesso riunire nello stesso progetto Zendaya, Jacob Elordi e Sydney Sweeney, tre attori tra i più richiesti del momento. Eppure, la paura restava. Perché fin dalle prime anticipazioni era evidente una cosa: Euphoria 3 non sarebbe più stata quella che avevamo conosciuto.
Anche il trailer, diffuso qualche settimana fa, lo aveva confermato mostrando qualcosa di radicalmente diverso. E a mancare non era soltanto l’adolescenza, o il liceo. A mancare, sembrava, era proprio Euphoria. Il pubblico era già deluso, già diviso. Eppure, era – e lo è ancora – troppo presto per tirare le somme e dare per certo che Euphoria 3 deluderà. C’è ancora spazio per crederci. E noi continuiamo a farlo: lasciamo aperte tutte le possibilità, speranzosi che Euphoria sappia dove vuole arrivare.
Nonostante un trailer spiazzante, le critiche poco entusiaste delle principali testate americane e alcune inevitabili paure, l’impatto del primo episodio di Euphoria resta forte, capace di lasciare il segno fin dalla prima scena.

Una sequenza di immagini disturbanti, caotiche, grottesche. Sam Levinson non perde tempo sul piano formale e ci catapulta subito in un’Euphoria che non conosce filtri. Disturbante lo è sempre stata, soprattutto per via dei suoi personaggi spesso ripugnanti, figure che non vorresti mai accanto e che riescono a mettere a disagio con la sola presenza. Ma qui tutto ritorna in modo ancora più frenetico, come se la Serie Tv volesse ribadire con forza la propria identità, anche mentre cambia pelle. È cambiato tutto, eppure nulla sembra davvero cambiato: il caos resta, l’imprevedibilità domina.
E se c’è un elemento che colpisce immediatamente, è la tensione costante che attraversa questo primo episodio. Una tensione che non si allenta nemmeno nelle sequenze più imbarazzanti, come quelle tra Cassie e Nate. Scene che sfiorano il paradosso e finiscono per risultare divertenti, perché non si ha mai la minima idea di cosa possa accadere un istante dopo. Entrambi sembrano sempre sul punto di oltrepassare un nuovo limite. I due personaggi più disturbanti di Euphoria stanno per sposarsi, e sembrano a un passo dal compiere follie non ancora commesse incompatibili con l’idea di stare insieme finché morte non li separi. Da un lato, lui tenta di portare avanti l’azienda del padre senza averne davvero il controllo; dall’altro lei trasforma il matrimonio in una vetrina, pretendendo una cerimonia dominata dall’eccesso. Già singolarmente sono al limite; insieme diventano una miccia che sembra pronta a innescare un punto di non ritorno.
In questo episodio la tensione è ovunque, insinuata in ogni scena nonostante la natura introduttiva della puntata. Ed è subito chiaro il tentativo di compiere un salto ambizioso trasformando Euphoria da teen drama (seppur sia questo un termine riduttivo per le prime due stagioni) a thriller. Ed è proprio qui che emergono i primi timori sul futuro dopo questa prima convincente prima puntata. Perché c’è un’ombra che aleggia su questa premiere. Un elefante nella stanza, tanto per HBO quanto per Sam Levinson. E si chiama The Idol, una delle Serie Tv più deludenti degli ultimi anni.
Il punto più controverso di questo primo episodio di Euphoria 3 è la sensazione che richiami, talvolta in modo fin troppo diretto, certe derive già note, negli eccessi, nella volontà di scioccare a ogni costo, in un bisogno quasi compulsivo di turbare e disorientare in molteplici forme, attraverso le scelte, i pensieri più scomodi, fino ai movimenti stessi. È una direzione, una tentazione, che si spera non venga davvero intrapresa, e che crediamo possa anche essere evitata senza fare eccessivi sforzi. Perché se da una parte alcune sequenze hanno evocato l’eredità ingombrante di The Idol e la sua ambizione di essere un thriller perturbante, dall’altra Euphoria è tornata a rimettere al centro ciò che ne ha decretato il successo: messaggi che filtrano attraverso le luci, le atmosfere, i silenzi, i movimenti, l’equilibrio che ha sempre reso necessario e peculiare il suo essere disturbante. I personaggi.
Il corpo diventa ancora una volta per questo motivo linguaggio e strumento narrativo. Il corpo di Cassie racconta il vuoto che la consuma, trasformando il matrimonio in un palcoscenico più che in un’unione. Quello di Rue, invece, diventa simbolo di un equilibrio sempre più precario. In bilico e in costante pericolo, esattamente come la sua esistenza.

La prima puntata di Euphoria 3 si presenta come pura introduzione. In scena ci sono pochi personaggi, e il palcoscenico è dominato da Nate, Rue e Cassie. Tutto il resto resta ai margini, limitandosi a suggerire, a lasciare tracce appena accennate. Eppure, in questo primo episodio emerge con forza una verità impossibile da ignorare: gli anni sono passati, ma loro sono rimasti fermi. Nessuno è cresciuto, nessuno è migliorato, nessuno è riuscito a uscire dal tunnel in cui era intrappolato.
Li avevamo lasciati sull’orlo del collasso, e li ritroviamo esattamente lì, forse ancora più in basso. Non sono più adolescenti, e la vita non li ha ancora salvati. Al contrario, ha iniziato a presentare il conto. Sopravvivono, restano a galla tra debiti che si accumulano, matrimoni che non possono permettersi e rapporti che sanno già di fallimento. Dinamiche che erano già al centro delle prime due stagioni, ma che qui ritornano in una nuova forma. In una fase della vita in cui, seppur ancora giovani, sono chiamati a fare i conti con nuove responsabilità.
Ciò che vediamo sullo schermo è la traduzione visiva di ciò che già ci era stato annunciato in questi mesi. Sapevamo del matrimonio tra Cassie e Nate e della sua esposizione online. Dei debiti di Rue e del suo ruolo come corriere della droga. Sapevamo tutto, e tutto ci viene semplicemente mostrato nel più ‘Euphorico‘ dei modi, nonostante il timore del richiamo a The Idol come già spiegato.

Questo primo episodio non introduce vere novità sul piano narrativo rispetto a ciò che già avevano anticipato su questa terza stagione, e paradossalmente è proprio questo il suo punto di forza e la più grande paura. È ciò che permette di guardare avanti con una certa speranza che a breve tutto prenda forma. Perché tutto ciò che è stato raccontato appartiene già al nostro sguardo. Ci era stato anticipato nel corso di questi mesi. Ora, però, deve essere sviluppato. Deve evolvere, prendere forma, diventare conseguenza. E deve avere la capacità di rendere queste premesse qualcosa di solido.
Bisogna capire come questa spirale disturbante finirà per travolgere le vite dei protagonisti, e in che modo loro reagiranno agli eventi che li attendono. Questo è stato l’inizio, l’interruttore che accende la luce. Adesso è il momento di vedere la stanza illuminata, di scoprire cosa si nasconde davvero sotto la superficie. E soprattutto se c’è qualcosa. Perché sarebbe devastante scoprire che dietro tutta questa ambizione non si nasconda altro che un ritorno costruito a tavolino, un’operazione fredda, pensata per blindare il successo di una Serie Tv sorretta dal peso di tre nomi ormai giganteschi. Perché i nomi non bastano. Non bastano mai. E non possono bastare, soprattutto quando sulle spalle grava l’eredità di ciò che Euphoria è stata fino ad adesso.
Nonostante le paure, questa prima puntata ha convinto. La tensione è viva, quasi soffocante. L’imprevedibilità non concede tregua. E i personaggi restano lì, fedeli alla loro natura più oscura: fragili, spezzati, irrimediabilmente perduti. È un equilibrio instabile, pericoloso. Può crollare da un momento all’altro. Oppure può esplodere in qualcosa di straordinario. Perché questo inizio è stato solo un preludio, un’apertura lenta, costruita per colpire e per dare il via. Adesso viene il difficile. Adesso serve verità. Serve profondità. Serve quella grazia che trasformava il caos in racconto, il dolore in qualcosa di impossibile da dimenticare. Perché Euphoria non può limitarsi a esistere: deve bruciare. Deve ardere fino a consumarsi, fino a diventare segno, ferita e memoria. E noi siamo qui per questo. Per l’ultima volta.






