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Doctor Who 12×04 – Un tuffo nel passato e un salto nel futuro

Doctor Who

Dopo le location fantascientifiche del poco memorabile Orphan 55, il nuovo episodio di Doctor Who ci trascina indietro nel tempo, catapultandoci in un’ambientazione storica con tanto di personaggi importanti e realmente esistiti. Del resto l’avvicendamento tra questi due generi, fantascienza e storico, è sempre stato uno dei cavalli di battaglia della serie tv targata BBC One. Inoltre, nell’era Chibnall questi episodi sono sempre risultati i più solidi. Basti pensare a quello con protagonista Rosa Parks (tra i personaggi storici meglio interpretati di sempre).

Protagonista di “Night of Terror” è Nikola Tesla, un uomo che ha rivoluzionato il mondo. Anche se non gli sono stati dati i riconoscimenti che meritava, almeno nella sua epoca in cui era considerato una sorta di scienziato pazzo. In effetti era un personaggio bizzarro, eccentrico, al quale è più facile attribuire invenzioni e scoperte miracolose. È l’idealista, il genio incompreso, colui che dopo ogni sconfitta si rialza sempre. Una personalità contrapposta a quella del suo rivale Thomas Edison, dipinto come un capitalista schiavo dei poteri forti. Non ha idee, le ruba. Un po’ come fanno i mostri di questa puntata. È vero, Edison ha fatto cose discutibili, come la campagna di diffamazione contro Tesla, ma è riuscito a usarla brillantemente per mettere al sicuro i cittadini. Lo scienziato di origine serba ha la genialità, Edison un grandissimo fiuto per gli affari, che spesso vale tanto quanto una grandiosa idea, altrimenti tutto rimarrebbe confinato nelle mura del proprio laboratorio.

Ed è proprio questo quello che il quarto episodio di Doctor Who vuole fare: catturare l’incredibile mente di Tesla, la sua etica.

Impossibile non tornare indietro all’inarrivabile episodio con protagonista Vincent Van Gogh, la cui trama è riuscita a catturare perfettamente uno dei migliori artisti di sempre.

Il messaggio di questa puntata di Doctor Who è sottile, profondo e significativo. Molto più di quelli sociali presenti in episodi passati. Nelle ultime battute emerge lo spirito di Tesla. Mentre il Dottore e la Fam sono tristi perché sanno qual è il fato riservato all’inventore, quest’ultimo parla dell’importanza del futuro. Non del suo, ma quello di tutta l’umanità. Perché è lì che lui è proiettato, è lì dove vive e vivrà in eterno. Se da una parte l’uomo non avrà successo e fortuna dal punto di vista economico, dall’altro le sue invenzioni e i suoi sogni saranno la base per le tecnologie odierne, daranno il via a progressi tecnologici di importanza capitale per l’umanità.

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Se il personaggio di Tesla è così ben riuscito, il merito va senz’altro all’attore che lo impersona: quel Goran Visnjic visto in E.R. – Medici in prima linea. La sua performance unisce perfettamente la realtà e profondità del personaggio con la situazione fantascientifica in cui si ritrova. Il risultato finale è gradevole, con un pizzico di malinconia che circonda le figure del passato di cui conosciamo già il destino. Un lieto fine che, almeno per Tesla, tanto lieto non è. La chimica con Jodie Whittaker è palpabile, tanto che uno dei momenti più belli ed emozionanti della puntata di Doctor Who è quando il Dottore e Tesla realizzano di essere simili: due geni incompresi, unici ma proprio per questo soli. Innamorati delle invenzioni ma incapaci di trovare il loro posto nel mondo.

Un Dottore che dà il meglio di sé, ancora una volta, quando è diviso dalla sua Fam. E lo stesso si può dire dei suoi companion. Affiancati ad altri personaggi riescono a far uscire la loro personalità ed esprimersi al meglio. Yaz intrappolata nell’astronave con Tesla, Graham al fianco del rude Edison, Ryan facendo amicizia con Miss Skerritt. Hanno avuto tutti cose da fare, non sono rimasti bloccati al fianco del Dottore a fare domande. Lavorano meglio separatamente.

Un altro tassello preoccupante: forse non è meglio diminuire i protagonisti di Doctor Who per permettere uno sviluppo migliore dei personaggi?

C’è un altro dato da constatare riguardo al Dottore: una piccola svolta dark. Non si fa scrupoli a costruire e usare un’arma contro un’astronave carica di esseri viventi. I monologhi sulla non violenza o il difendere la Terra diminuiscono drasticamente contro una maggior impulsività e propensione all’attacco. Una maggiore disillusione. Forse avrà a che fare con l’ennesima distruzione di Gallifrey? Un evento con il quale il Dottore deve fare ancora i conti. Sentendo le parole “un pianeta morto”, la sua mente non può far altro che tornare a quel momento.

Doctor Who

Il punto debole della puntata però sono i nemici, gli Skithra.

È vero, creano un parallelo perfetto con Edison. Potevano essere interessanti. Peccato che l’esecuzione complessiva di questi alieni lascia molto a desiderare.

Gli autori di Doctor Who (ecco qui la storia di com’è nato lo show), in passato, hanno sempre cercato di creare antagonisti originali, anche se non sempre ci sono riusciti. Chibnall sembra non brillare per fantasia, ritornando a quell’approssimazione e superficialità tipica della serie classica. La regina degli Skithra assomiglia tremendamente all’imperatrice Racnoss dello speciale natalizio del 2006. L’idea di presentare creature aliene che spiano, rapiscono e sottomettono i terrestri è una cosa che abbiamo già visto troppe volte. L’effetto visivo che abbiamo della regina contrasta con quello dell’ambiente che la circonda e con i suoi sudditi. Svelare che sono una mente alveare è una soluzione imperfetta alla loro minaccia e in conflitto con quello che è stato rappresentato nella puntata. E creare alieni così potenti ma incredibilmente stupidi non è stata una mossa vincente. Hanno impiegato ore a trovare i protagonisti quando erano solo chiusi nel laboratorio di Tesla.

In conclusione, a parte aver creato uno dei peggiori, poco originali e facilmente dimenticabili nemici di Doctor Who, un piccolo passo in avanti è stato fatto rispetto all’episodio precedente. Certo, c’è ancora molto da migliorare per tornare ai fasti degli anni passati. Tutto sommato è stata una piacevole ora di tv, soprattutto grazie a una sceneggiatura intelligente guidata da una forte recitazione. Non ci resta dunque che aspettare la prossima puntata, dove farà ritorno l’iconica razza aliena degli Judoon.

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Written by Chiara Manetti

Amo scrivere; è la mia passione più grande. Datemi due personaggi e vi monto una storia in un baleno. Mi considero da sempre una scrittrice, anche se non ho mai pubblicato niente.
Amo le serie TV. Le ho scoperte quasi per caso ma, da quando l'ho fatto, non le ho più abbandonate. Ne divoro non so quante a settimana, al mese, all'anno.
Quindi che fare con due passioni come queste? La risposta è semplice: le ho unite. Ho fatto bene? Ovviamente. Il risultato? Beh, quello me lo dovete dire voi.

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