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Boo, B*tch non convince granché: la Recensione della nuova teen comedy Netflix

Attenzione, la recensione implica spoiler sulla prima stagione di Boo, B*tch.

Netflix è uscita con una nuova serie per teenager, ma per movimentare un po’ le cose, ha deciso di aggiungere un tocco di soprannaturale: con un paio di fantasmi e un medium, il solito liceo si tinge di paranormale.

La storia si sviluppa attorno a Erika e Gia, amiche da sempre, che sognano un giorno di diventare abbastanza popolari da lasciare il segno nella scuola che frequentano. Tornando a casa da una festa però, hanno un incidente in cui Erika rimane schiacciata da un grosso alce americano e muore. Il suo fantasma non può abbandonare questa terra per la solita faccenda della questione in sospeso e quindi le due amiche concentrano tutti i loro sforzi nel fare si che Erika diventi la più popolare della scuola e si metta con Jake, sua cotta segreta fin dal primo anno, in modo da andare con lui al ballo e poi poter riposare in pace. Tutto questo trasformerà la ragazza in una snob, superficiale e ossessionata dal giudizio altrui e metterà in serio pericolo l’amicizia fra le due ragazze che, come spesso accade a quell’età, è tutto il loro mondo. Com’è prevedibile il lieto fine è dietro l’angolo e la redenzione avverrà negli ultimi episodi.

Boo. Bitch

In effetti in Boo, B*tch non ci sono sorprese. È una comedy ambientata in un anonimo liceo, quindi come sempre, ci troverete: due amiche carine, ma apparentemente sfigate, il belloccio circondato da un pugno di amici un po’ tonti e fidanzato con la ragazza più popolare (leggi cattiva)della scuola, a sua volta seguita da una sciame di amiche altrettanto perfide e superficiali. Scontata anche la presenza di alcuni grandi classici: armadietti perennemente inceppati, genitori praticamente inesistenti, il gruppetto dei nerd dal cuore d’oro, i bicchieri di plastica rossi alle feste, gli insegnanti vessati dagli studenti, le telefonate in split screen, le ragazze che vanno a scuola con la cabrio, nomignoli offensivi, fratelli minori petulanti, qualcuno che passa nelle retrovie con lo skate, il “sei in punizione”, la secchiona ossessionata dall’organizzazione, il drammatico momento in cui nessuno lascia il posto in mensa alla protagonista e il ballo di fine anno, con tanto di immancabile elezione di re e reginetta (di cui una sola delle due sarà scontata, l’altra regalerà un momento di gloria all’outsider di turno).

Tuttavia in Boo, B*tch non troverete quarterback né cheerleader, prontamente sostituiti da un fantasma, la cui identità costituisce il vero plot twist della serie. Anche se forse, arrivati più o meno a metà stagione, comincia a farsi avanti il dubbio che qualcosa con questo fantasma non torni.

In generale la serie mostra moltissimi di quegli aspetti che ci siamo abituati a vedere in film e serie ambientati all’ultimo anno di liceo. Età di passaggio per definizione, in cui quello che si è e quello che si vorrebbe essere non sono mai stati così lontani, ma in cui spesso si capisce che quello che si vorrebbe essere non è poi così desiderabile. Anche Erika alla fine risolverà tutto quello che la sua popolarità posticcia e costruita ha rovinato, ritrovando se stessa e smettendo di sforzarsi di piacere a tutti a ogni costo. Ritornerà la ragazza semplice e spontanea di prima, ma in una versione meno introversa.

Il punto forte di Boo, B*tch è proprio qui, nella rassicurante sensazione per la quale in fondo andiamo bene così come siamo, possiamo sbagliare se ci prendiamo la responsabilità di rimediare. Senza contare che le amicizie che abbiamo da ragazzini sono e rimarranno per sempre diverse da tutte quelle che verranno dopo e non possiamo non guardarle con nostalgia. Probabilmente questi sono i motivi che ci spingono a guardare serie di liceali sebbene quel momento della vita ce lo siamo ormai lasciato alle spalle, ma ammettiamolo, forse qualche volta ci sentiamo ancora così. Siamo ancora sotto qualche aspetto, irrisolti, abbiamo ancora delle parentesi aperte e delle questioni in sospeso e allora vale la pena prendere esempio da Erika, dare una ripassata veloce a sogni e desideri e fare del nostro meglio per vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo (in senso meno letterale che in Boo, B*tch sia chiaro).

Boo, Bitch

Erika ha il volto di Lana Condor, già nota nei film per teenager, in particolare per aver interpretato Lara Jean, la protagonista della trilogia di To All the Boys distribuita sempre da Netflix. L’attrice è graziosa e sempre misurata, il che la rende perfetta in queste parti da brava ragazza, senza essere leziosa. Diciamo che vedere il suo nome nel cast ci dà un’idea abbastanza chiara di cosa stiamo per vedere e che non sarà nulla di estremo.

Più vicina a Non ho mai… che a Sex Education e ad anni luce da Euphoria, la serie da una versione leggera e spensierata della Gen Z, con qualche scivolone: in alcuni momenti, in cui dovrebbe emergere la parte più comedy, si rivela più forzata che comica: la scena in cui padre e figlia fumano erba mentre lui è in pausa da un turno in ospedale o quella in cui si disperano insieme sul divano pensando a Jake, sono più ridicole che divertenti e ci lasciano la sgradevole sensazione di una cosa che vorrebbe essere contemporanea senza riuscirci, un po’ come un uomo di mezza età che parla in slang.

Trattandosi di una miniserie, è previsto trovi una conclusione definitiva negli otto episodi che la compongono, cosa che effettivamente accade. Tuttavia, a ben vedere, le ultime immagini mostrano come Gia, ormai trapassata, si mostri comunque sempre al fianco dell’amica attraverso dei luccichii elettrici, lasciando potenzialmente delle porte per il futuro.

Boo, B*tch esce così, in un venerdì qualsiasi a metà dell’estate senza grandi pretese, se non quella di essere una parentesi di svago nel momento in cui fa troppo caldo per uscire, ma anche per mettersi sui libri.

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