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I teen drama di Netflix sono tutti uguali?

13 Reasons Why

Netflix offre una grandissima varietà di Serie Tv, dalla comedy, al thriller, all’horror passando per il medical drama. Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Ma cosa c’è per gli adolescenti? In realtà, le possibilità di scelta sono ampie anche in questo caso. Abbiamo l’ormai iconico Gossip Girl, Pretty Little Liars, Riverdale fino ad arrivare a The End of the F***Ing World. Poi naturalmente ci sono i prodotti targati Netflix, come 13 Reasons Why, Elite e Sex Education.

Se ci si vuole concentrare sui teen drama, però, a un primo sguardo può sembrare che le Serie Tv siano un po’ tutte uguali

13 reasons why

O almeno, questo è quello che può pensare qualcuno non particolarmente affezionato al genere. In effetti, la visione che spesso si ha dei prodotti adolescenziali è piuttosto stereotipata. Ma questo perché il più delle volte si è ancorati a una visione che ancora risente dell’influenza cinematografica dei primi anni Duemila. Proviamo a pensare a film come Mean Girls o Never Been Kissed, che in effetti sono stati molto significativi. È vero, rientrano nel genere comedy, ma è innegabile che abbiano influenzato anche i teen drama successivi.

In entrambi i film, l’ambientazione è la scuola superiore. Qui c’è la classica lotta fra “popolari” e “secchioni”, che vengono regolarmente bullizzati e derisi. I principali autori dei dispetti a danno di questi ultimi sono appunto i “popolari”, una cerchia estremamente ristretta di ragazzi spigliati, ricchi e attraenti. Queste le tre caratteristiche principali di tali personaggi, spesso e volentieri resi in maniera bidimensionale.

I veri protagonisti sono quasi sempre i “secchioni”, che alla fine riusciranno a trovare la loro occasione di riscatto sociale. Il più delle volte imparando ad amare se stessi e diffondendo un messaggio di solidarietà e sostegno reciproco, che persino i perfidi “popolari” riusciranno a cogliere.

Benché questi film siano stati di ispirazione per molti teen drama successivi, bisogna ammettere che Gossip Girl ha fatto un passo in più.

13 reasons why

La Serie Tv ambientata nell’Upper West Side, infatti, ha capovolto il punto di vista. È infatti riuscita a mostrare i drammi adolescenziali dal punto dei cosiddetti “popolari”. Serena, Blair, Chuck e Nate, i protagonisti della serie, sono infatti i bellissimi e affascinanti rampolli delle più facoltose famiglie newyorchesi. E in questo caso, dunque, si entra in empatia proprio con loro, coloro che i film precedenti ci avevano insegnato a detestare.

Lo stesso discorso andrebbe fatto in parte anche per The OC, anche se in questo caso l’innovazione è anche maggiore. In questo teen drama, infatti, i protagonisti sembrano essere, inizialmente, gli emarginati. Ryan è un sedicenne proveniente da una realtà di povertà, abusi domestici e criminalità. Viene salvato da Sandy Cohen, ricco avvocato che decide di adottarlo e introdurlo nella società di Newport Beach.

13 reasons why

Il problema è che lo stile di vita da ricchi annoiati difficilmente si sposa con un adolescente proveniente dal ghetto. E Ryan non è il solo che fatica a inserirsi. Il suo nuovo fratellastro, Seth Cohen, nonostante faccia parte dei “ricchi”, è un nerd fissato con i videogiochi costantemente deriso ed escluso dai suoi coetanei. Ma ben presto anche per i due protagonisti arriverà una possibilità di riscatto, che porterà all’introduzione di altri due personaggi: Summer e Marissa. Le due ragazze sono esattamente l’opposto di Ryan e Seth. Sono ricercate, amate e sono indiscutibilmente le reginette di Newport Beach. Ma anche in questo caso, la loro resa è tutt’altro che bidimensionale. Risulta chiaro che The OC vuole mostrare molteplici punti di vista, invitando il pubblico ad entrare in empatia con ognuno di loro.

Queste due iconiche Serie Tv ci fanno già capire che, malgrado la facciata, i teen drama possiedono diverse sfaccettature e differenze sottili

Ma analizziamo più da vicino i teen drama di Netflix. Quello che superficialmente si avvicina di più a The OC e Gossip Girl è senza dubbio Elite. Di simile c’è l’ambientazione in una scuola superiore per giovani privilegiati, appartenenti, appunto, all’élite della città. Le dinamiche consolidate, però, verranno sconvolte dall’arrivo di tre nuovi studenti, Samuel, Nadia e Christian. Questi ultimi non sono i classici studenti de Las Encinas, dal momento che provengono dai quartieri poveri. L’unico motivo per cui si trovano lì è perché hanno ricevuto una borsa di studio dopo che la loro scuola è crollata.

elite

Se in Gossip Girl gli “intrusi” sono Dan e Jenny Humprey, due fratelli di Brooklyn e in The OC è Ryan, nel caso di Elite il “problema”, la scintilla inziale sono proprio Samuel, Christian e Nadia, protagonisti della vicenda. Le dinamiche della serie sembrano dunque ricalcate su quelle degli show precedenti. Se non fosse per alcune differenze sostanziali. Innanzitutto, il teen drama targato Netflix è un thriller. Le vicende ruotano infatti attorno al misterioso omicidio di uno degli studenti de Las Encinas. Come se al pubblico non bastassero più i semplici drammi adolescenziali. Netflix si è evidentemente reso conto che gli adolescenti stanno diventando più esigenti e chiedono una motivazione in più per continuare a seguire lo show.

Lo stesso discorso si potrebbe fare per 13 Reasons Why

13 Reasons Why

Anche in questo caso, tutto ruota attorno a un mistero. Perché una ragazza ricercata, intelligente e bella come Hannah Baker dovrebbe suicidarsi? La risposta la darà proprio lei, attraverso delle audiocassette che spiegano i motivi che l’hanno portata a compiere un gesto così estremo. Anche in questo caso il dramma è ambientato in una scuola superiore, ma la differenza fra “popolari” ed “emarginati” non è così netta come potrebbe essere in Elite. Certo, il protagonista, Clay Jensen, non è molto amato a scuola, ma era comunque il migliore amico di Hannah. Una ragazza corteggiata dagli atleti della scuola, amica delle cheerleader. Hannah, a sua volta, è una ragazza che malgrado all’apparenza rispecchi lo stereotipo della “popolare”, si sente terribilmente sola e, a suo modo, emarginata. D’altro canto Jessica, sua ex migliore amica, è la capitana delle cheerleader, ma questo non fa di lei la classica bambolina stupida impegnata a deridere chi non è alla sua altezza.

Sembrerebbe che 13 Reasons Why voglia rappresentare i drammi adolescenziali in maniera realistica

E lo stesso si potrebbe dire di Elite, dal momento che cerca di riprendere nel microcosmo scolastico i disagi reali di una società fatta di pochissimi privilegiati e tanti, troppi poveri costretti a vivere ai margini.

Netflix, dunque, vorrebbe discostarsi dai teen drama del passato, tentando di cancellare gli stereotipi. Il problema, però, è che rischia di crearne altri. Nonostante crei dei personaggi tridimensionali, questi spesso e volentieri non risultano credibili come adolescenti. Sono tutti bellissimi, con una fisicità molto più adulta di quello che dovrebbe essere. E l’aspetto maturo si riflette direttamente anche sui loro comportamenti. In 13 Reasons Why ed Elite, i ragazzi sono disinibiti, gestiscono le relazioni sentimentali e sessuali con l’atteggiamento navigato di persone molto più grandi. Per non parlare del modo con cui affrontano problemi gravi come omicidi, suicidi, furti. Spesso vengono associati a dei quindicenni (o sedicenni, al massimo) ragionamenti che un adolescente della vita reale non farebbe mai. E anche questo potrebbe essere considerato uno stereotipo difficile da ignorare.

Altro problema di questi teen drama: i genitori

Spesso i genitori di Elite e 13 Reasons Why sono pressoché inesistenti. Difficilmente sono direttamente coinvolti nelle dinamiche narrative, come accadeva, invece, in The OC e Gossip Girl. Anzi, se si esclude qualche personaggio, come la madre di Andér, i genitori di Elite sono così banali e piatti da risultare fastidiosi.

In 13 Reasons Why viene invece dato spazio ai genitori di Clay e a quelli di Hannah. Bisogna riconoscere che, se si parla di loro, gli adulti hanno effettivamente voce in capitolo. Ma rimane comunque poca cosa di fronte alla totale assenza degli altri. Certo, il dramma della madre di Hannah è reso alla perfezione, ma qual è il punto di vista degli altri genitori? Non ci è dato saperlo. O, in alcuni casi, l’opinione degli adulti emerge, ma a tratti. E sono cose talmente scontate da non risultare per niente interessanti. La madre di Zach Dempsey, ad esempio, è la classica donna ricca e prepotente iperprotettiva nei confronti del figlio. Il padre di Bryce Walker è sempre assente, quasi a voler incarnare lo stereotipo del genitore che trascura il figlio e lo porta a ricercare attenzione in altri modi (gravi e malati). Se si parla della madre, invece, il suo punto di vista è maggiormente indagato nel corso della terza stagione. Ma rimane, nonostante tutto, una figura marginale.

Ma nonostante queste problematiche, c’è da apprezzare il fatto che queste due serie abbiano cercato di essere più realistiche e più vicine al mondo degli adolescenti di oggi. Hanno provato a focalizzarsi su quelli che possono essere dei disagi, come l’ansia per le troppe aspettative, la paura di essere soli ed esclusi, il bisogno disperato di esprimersi. E questo fa loro onore. Inoltre, è giusto sottolineare come, malgrado premesse molto simili, le due serie rimangano comunque profondamente diverse, anche per una questione di background culturale. D’altronde, Elite è spagnola, mentre 13 Reasons Why è un ritratto dell’America di provincia.

Ma questi due titoli non sono certo gli unici prodotti Netflix che si rivolgono a un pubblico di adolescenti.

I Am Not Okay With This

Ben più fuori dal coro è I Am Not Okay With This, dramma giovanile diretto da Jonathan Entwistle, già regista del delizioso The End of The F***Ing World. Tratta dall’omonimo romanzo grafico di Charles Forsman, lo show Netflix racconta le vicissitudini di Sydney, una “noiosa diciassettenne bianca” come lei stessa si definisce. Peccato che di noioso la ragazza non abbia proprio nulla. A scuola viene emarginata perché giudicata “strana”, ma in realtà è solo molto timida e introversa, anche per via di alcuni drammi familiari che hanno sconvolto la sua vita. Ma oltre a queste difficoltà, Syd dovrà fronteggiare un altro problema: la comparsa di misteriosi superpoteri che sembra non riuscire a controllare.

Jonathan Entwistle riesce a rendere molto bene il disagio di ragazzi alle prese con un’età difficile e complessa. E non solo. Racconta tutto questo in maniera non convenzionale. Se in The End of the F***Ing World ci aveva mostrato le rocambolesche avventure di una coppia di adolescenti a dir poco eccentrici, con I Am Not Okay With This ribadisce il suo interesse per personaggi decisamente fuori dal coro. E per giunta con sfumature di sovrannaturale che non guastano mai. Certo, lo show diretto da Entwistle è molto diverso da un prodotto come 13 Reasons Why. E infatti si rivolge a un pubblico ben diverso.

È questo, di base, il motivo per cui i teen drama di Netflix alla fine risultano diversi fra loro

La generazione Z, anche per via dei social network e dei progressi tecnologici, è più aperta al mondo rispetto a quelle precedenti. Motivo per cui risulta più varia e sfaccettata, caratteristica che si riflette inevitabilmente anche sui suoi gusti. I ragazzi hanno esigenze diverse, si identificano con protagonisti sempre più complessi e molto differenti fra loro. Lo dimostra anche una serie Sex Education, che nonostante sia una comedy, ha delle sfumature drama. E anche qui i protagonisti sono tutto, meno che stereotipati. E, soprattutto, sono molto diversi l’uno dall’altro, permettendo al maggior numero di persone possibili di entrare in empatia con almeno uno di loro.

La chiave per un prodotto che possa piacere alla generazione Z è dunque la diversificazione, la ricerca dell’originalità a ogni costo. Certo, questa ricerca a volte può essere esasperata ed esasperante, ma è affascinante vedere come il teen drama stia effettivamente andando incontro a una grande evoluzione. Ci sono sempre degli stereotipi? Sì, ma non hanno nulla a che vedere con quelli che hanno contraddistinto i prodotti delle generazioni precedenti. In questo bisogna ammettere che Netflix ha fatto un ottimo lavoro.

LEGGI ANCHE: 13 Reasons Why Distopia Sliding Doors – Cosa sarebbe successo se Hannah Baker non fosse morta

Scritto da Giulia Losi

Dovevo essere un architetto, ma ho avuto un piccolo "cambio di rotta" e mi sono innamorata del cinema. Mi sono laureata in teatro, cinema, danza e arti digitali alla Sapienza di Roma e ho voluto scrivere di cinema e serie tv, le mie due grandi passioni.

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