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Pretty Little Liars non ci ha resi fieri. Ma che viaggio assurdo è stato

Pretty Little Liars
Hall of Series
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Ci sono serie tv che vengono ricordate perché perfette. E poi ci sono quelle che, pur essendo un caos totale, riescono comunque a diventare un fenomeno irripetibile. Pretty Little Liars appartiene decisamente alla seconda categoria.

Non è stata la miglior serie mai realizzata. Sarebbe difficile sostenerlo con convinzione soprattutto guardando le ultime stagioni, dove la trama ha iniziato a perdere pezzi tra colpi di scena sempre più improbabili e storyline che sembravano scritte per scioccare più che per avere davvero senso. Eppure, chi l’ha vissuta sa perfettamente cosa abbia rappresentato.


Come dimenticare l’iconica frase di Hanna: “Jenna è cieca, non può sentirci”, Spencer fare la “spesa nei carrelli degli altri”, i look discutibili di Aria, le espressioni continuamente stupefatte di Emily, la perfidia di Alison. Signore e signori, questo è Pretty Little Liars. E non solo! Per anni siamo rimasti incollati allo schermo cercando di capire chi fosse A, analizzando dettagli minuscoli, costruendo teorie assurde e commentando ogni episodio con gli amici come se stessimo risolvendo un caso reale. Pretty Little Liars è stata una vera esperienza collettiva. Un viaggio fuori di testa fatto di misteri, messaggi anonimi, tradimenti, morti sospette e scene così folli da risultare ancora oggi iconiche.

Pretty little liars
Credits: Warner Horizons Television, Alloy Entertainment, Long Lake Entertainment, Russian Hill Productions

La serie è tratta dai romanzi di Sara Shepard e debutta nel 2010. Segue la storia di quattro ragazze: Spencer Hastings, Hanna Marin, Emily Fields e Aria Montgomery, unite dalla traumatica scomparsa della loro amica Alison DiLaurentis, la ragazza più popolare e manipolatrice di Rosewood. Alison era il centro del loro gruppo: carismatica, affascinante, ma anche capace di controllare tutti attraverso segreti e ricatti emotivi. Una notte, durante un pigiama party, Alison sparisce nel nulla. Un anno dopo viene ritrovato un corpo che sembra essere il suo, e proprio da quel momento inizia il vero incubo.

Le quattro ragazze, che dopo la sparizione si erano allontanate, iniziano improvvisamente a ricevere messaggi anonimi firmati da “A”, una figura misteriosa che sembra conoscere ogni loro segreto più oscuro. A non è soltanto uno stalker. È una presenza costante, quasi onnisciente, capace di controllare le vite delle protagoniste in ogni momento. Sa dove sono, cosa fanno, con chi parlano. Manipola eventi, incastra persone, crea incidenti, minaccia famiglie e distrugge relazioni.

Ogni stagione aggiunge nuovi livelli al mistero. Le ragazze cercano continuamente di scoprire chi si nasconda dietro A, ma ogni pista porta a nuovi segreti ancora più assurdi. Rosewood diventa una città dove nessuno è davvero innocente: genitori, insegnanti, poliziotti, fidanzati, amici. Tutti sembrano nascondere qualcosa. Ed è proprio qui che Pretty Little Liars funziona benissimo. Le prime stagioni avevano un’atmosfera incredibilmente coinvolgente. Ogni personaggio appariva sospetto, ogni dettaglio poteva essere un indizio. La serie riusciva davvero a creare tensione. Lo spettatore si sentiva parte del gioco.

Anche le protagoniste funzionavano perfettamente insieme. Spencer Hastings era probabilmente il personaggio più brillante del gruppo: intelligente, ossessiva, sempre pronta a scavare più a fondo degli altri. Hanna Marin rappresentava invece il cuore emotivo della serie: ironica e impulsiva, ma anche estremamente fragile. Emily Fields era quella più sensibile, spesso schiacciata dalle aspettative familiari e dalla difficoltà di accettare sé stessa. E poi c’era Aria Montgomery, forse il personaggio più divisivo, intrappolata per anni nella storyline con Ezra.

Ma il vero protagonista di Pretty Little Liars era il mistero. O meglio: le teorie. Nessuna serie di quegli anni ha generato un fandom così ossessionato dai dettagli. Internet era pieno di analisi frame per frame, indizi nascosti e ipotesi sempre più folli. E alcune erano diventate leggendarie. La più famosa? Quella secondo cui A fosse Aria. Tutto nasceva dalla sigla iniziale: mentre tutte le ragazze tenevano gli occhi chiusi davanti alla bara di Alison, Aria era l’unica a guardarci dentro. Un dettaglio minuscolo che bastò per convincere mezzo fandom che fosse lei la mente dietro tutto. Da lì iniziarono raccolte infinite di “prove”: Aria compariva spesso vestita di nero, sembrava sapere cose che non avrebbe dovuto sapere e appariva misteriosamente assente in alcune scene chiave. Per anni moltissimi fan hanno creduto davvero che il grande colpo di scena finale sarebbe stato Aria come villain principale.

E poi c’erano le teorie ancora più assurde: Alison gemella segreta, Ezra criminale, Spencer con personalità multiple, personaggi morti che in realtà erano vivi da sempre. Pretty Little Liars aveva raggiunto un livello tale di follia narrativa che qualsiasi teoria sembrava plausibile. Del resto, la serie ci aveva già abituato a scene completamente fuori controllo. Una su tutte: il maiale nel bagagliaio. Ancora oggi è impossibile dimenticare il momento in cui le protagoniste trovano un maiale morto nel portabagagli di un’auto, credendo inizialmente che potesse esserci un corpo umano. È una di quelle scene che riassumono perfettamente Pretty Little Liars: assurda, inquietante, sopra le righe e incredibilmente memorabile.

Il problema è che, dopo le prime stagioni, la serie ha iniziato lentamente a perdere credibilità. Le piste diventavano sempre più complicate e improbabili, i colpi di scena venivano inseriti solo per sorprendere lo spettatore e molti intrecci di trama sembravano improvvisati. Il mistero di A, che inizialmente era il punto di forza della serie, finì quasi per diventarne il problema principale. Ogni risposta apriva altre dieci domande, e dopo un po’ si aveva la sensazione che nemmeno gli sceneggiatori sapessero davvero dove stavano andando.

Eppure, continuavamo a guardarla.

Pretty Little Liars
Credits: Warner Horizons Television, Alloy Entertainment, Long Lake Entertainment, Russian Hill Productions

Forse perché eravamo troppo affezionati ai personaggi. O forse perché Pretty Little Liars era diventato un rito. Ogni episodio significava confrontarsi con gli amici, creare nuove teorie, cercare indizi ovunque. Era una serie che si viveva insieme. E probabilmente è proprio questo il motivo per cui l’attesa per il finale fu enorme. Ricordo perfettamente quella serata. Social completamente evitati, chat silenziate, nessuno spoiler doveva rovinare il momento che aspettavamo da anni. Finalmente avremmo avuto tutte le risposte. Finalmente avremmo scoperto la verità definitiva. E invece il finale si rivelò uno dei più deludenti nella storia delle serie tv.

Le spiegazioni date non erano soddisfacenti, molti dettagli non avevano senso e il grande colpo di scena finale sembrò più ridicolo che geniale. Considerando l’impatto enorme che Pretty Little Liars aveva avuto nel corso degli anni, quel finale non fu minimamente all’altezza delle aspettative. Dopo anni passati a costruire teorie incredibili, il pubblico si ritrovò davanti a una conclusione che lasciò più confusi che emozionati. Eppure, sarebbe ingiusto ricordare Pretty Little Liars soltanto per il suo finale. Perché, nonostante gli evidenti difetti, questa serie ha creato qualcosa di rarissimo: un fandom totalmente coinvolto, ossessionato, appassionato. Ha trasformato il mistero in un evento collettivo. Ha fatto nascere discussioni infinite, meme, teorie e momenti condivisi che ancora oggi vengono ricordati con affetto.

Pretty Little Liars non è stata la miglior serie mai fatta. Ha avuto enormi alti e bassi, e dalla quarta stagione in poi è entrata spesso nel territorio del nonsense più totale. Ma il viaggio che ci ha fatto vivere è stato irripetibile. E forse, alla fine, è proprio questo il motivo per cui continuiamo ancora a parlarne.

E se rivedessimo insieme la puntata pilota? Leggi- 10 cose che ho pensato dopo aver rivisto la prima puntata di Pretty Little Liars a distanza di anni