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10 curiosità su Pose, un gioiello che non tutti hanno ancora capito

Ahimè, non tutte le serie tv che hanno qualcosa di emozionante da raccontare ricevono l’attenzione che meriterebbero da parte del pubblico. Siamo convinti che, purtroppo, Pose sia uno di questi malcapitati casi. Si tratta di un progetto firmato Ryan Murphy – noto per i suoi registri eccentrici, le sue narrazioni audaci e senza filtri – il quale ha portato sullo schermo una delle culture più affascinanti che gli anni Ottanta e Novanta, in America, abbiano conosciuto: la Ballroom culture. In questi anni, nascono Famiglie che accolgono membri della comunità transgender perlopiù nera e ispanica che vivono per strada, ai margini dalla società e allontanati dalle loro stesse case. Pose non rinuncia ai toni forti per raccontare la discriminazione, l’odio e la precarietà di cui questi soggetti sono stati vittime. Proprio la cultura nata con i Ballroom si manifesta come un tentativo di riaffermazione personale ed identitaria. Quando tutti vorrebbero cancellare dal mondo le loro esistenze, le Houses diventano il simbolo della loro rinascita e della speranza, ossia uno spazio incontaminato dove potersi esprimere in totale libertà. Pose – come poche altre serie tv – amalgama emozionanti storie di amore e sofferenza, non rinuncia a denunciare scandalose ingiustizie sociali e colora tutto con un velo di glamour e stile che non passano certamente inosservati. Inutile sottolineare che il nostro consiglio è quello di recuperare lo show al più presto! Intanto abbiamo indagato e navigato nel web per voi e abbiamo scoperto delle interessanti curiosità sullo show e sul suo cast.

Ecco 10 curiosità sul vivace ed appassionante mondo di Pose:

1) La fonte di ispirazione di Ryan Murphy

L’ideatore della serie, Ryan Murphy, oltre a riferirsi ad un fenomeno culturale realmente esistito, è stato ispirato anche a Paris Is Burning, un documentario del 1990 diretto della regista statunitense Jennie Livingston. Il lungometraggio raccontate le vite delle comunità purtroppo ancora emarginate di omosessuali, transgender e drag queen afroamericani e latinoamericani sul finire degli anni Ottanta. Inoltre, trae il suo nome dalla celebre drag queen Paris Dupree. Per sei anni, la regista intervista personalità di spicco della scene newyorchesi, narrando le loro storie di marginalità ed esclusione, per via della loro sessualità e non conformità alle norme di genere. Ancora oggi, Paris Is Burning, è considerato da molti come uno dei migliori reportage dell’epoca, specie in un periodo storico in cui affrontare questi argomenti era ancora un tabù o addirittura, sinonimo di immoralità e blasfemia.

2) Perchè proprio gli anni Novanta

I creatori e sceneggiatori dello show hanno scelto di ambientare la seconda stagione di Pose negli anni Novanta, proprio per dare un respiro più ampio alle storie dei personaggi. Inoltre, questa decisione è stata presa in virtù di tutti quegli eventi storici, politici e sociali che in quegli anni hanno interessato da vicino la comunità LGBTQ. Tra queste, ad esempio, le proteste nazionali che rivendicavano un accesso più inclusivo alle cure mediche per l’HIV, una malattia devastante di cui ancora si sapeva poco e che, per questo, si trasmetteva con estrema sistematicità. Oltre a questo triste capitolo, la cultura pop in questi anni viene sconvolta dal debutto di Vogue, il celebre brano di Madonna, che permise alla comunità della Ballroom di avere visibilità e di suscitare curiosità e fascinazione.

3) Per una giusta causa

Pose

I proventi derivati dalla distribuzione della serie dalla sono stati donati ad associazioni per il sostegno di persone trans e della comunità LGBT+. Quale gesto più nobile di questo? Aiutare proprio coloro di cui si racconta nella serie e dar loro una vita dignitosa, senza dover sopportare ogni giorno stenti e povertà.

4) Un cast unico e da record

Pose

Pose è una serie da record poiché vanta il primato con un cast che comprende il maggior numero di attori transgender in ruoli regular, così come il maggior numero di attori appartenenti alla comunità LGBTQ nel proprio cast da ricorrenti. Il cast transgender include Mj Rodriguez, Dominique Jackson, Indya Moore, Hailie Sahar e Angelica Ross. E ancora, Billy Porter, Charlayne Woodard, Ryan Jamaal Swain, Dyllón Burnside, Angel Bismark Curiel e Sandra Bernhard. Siamo convinti che la potenza di questo show derivi proprio dall’aver coinvolto personalità che, in prima persona, fanno parte di questa realtà e ne conoscono i lati più dolorosi ma anche quelli più briosi e coinvolgenti!

5) Parallelismi interessanti

Non tutti sanno che la trama del personaggio del ballerino Damon (Ryan Jamaal Swain) è parallela alla vita reale di Billy Porter (Pray Tell). Come il personaggio immaginario della House Evangelista, Porter aveva diciassette anni nel 1987, cresciuto in Pennsylvania e aspirante ballerino. Anche lui ha lasciato la propria casa, anche se nella serie vediamo che Damon viene cacciato, mentre lui ha scelto di andarsene per vivere lontano dagli schemi della propria famiglia ed essere libero di essere se stesso.

6) Billy Porter e la sua malattia

Protagonista della copertina di “The Hollywood Reporter”, Billy Porter ha parlato della sua sieropositività, una condizione diagnosticatagli quattordici anni fa e mai rivelata prima pubblicamente. L’attore americano ha scelto di rompere il silenzio sulla sua condizione di salute. In un lunghissimo articolo per THR, Billy Porter ha affermato l’ HIV gli è stato diagnosticata per la prima volta nel giugno 2007:

Stavo cercando di crearmi una vita e una carriera, e non ero sicuro di poterlo fare se le persone sbagliate avessero saputo della mia salute. Sarebbe stato solo un motivo in più per alcune persone di discriminarmi

La recitazione e il ruolo di Pray Tell in Pose sono stati terapeutici nel suo percorso di accettazione rispetto alla propria condizione. Billy ha raccontato di aver colto l’opportunità di interpretare il suo personaggio sieropositivo un alter ego e finalmente poter parlare liberamente di AIDS. La decisione successiva è stata quella di non nasconderlo più:

Non sono mai stato così bene. Quindi è il momento di lasciarsi alle spalle tutto questo e raccontare una storia diversa. Non c’è più lo stigma, finiamola. L’ho vissuto e me ne sono vergognato abbastanza a lungo. HIV positivo: non sono solo questo. Sono molto di più di questa diagnosi. E se non vuoi lavorare con me a causa della mia condizione, non sei degno di me

7) Le coreografie

Pose

Le strabilianti coreografie che vediamo in Pose, ad esempio durante le competizioni delle Houses, sono create da danzatrici attiviste della stessa comunità LGBT+, Leyomi Maldonado e Danielle Polanco. Chi meglio di loro avrebbe potuto incarnare e trasmettere lo spirito nel modo giusto?

8) Un ruolo creato apposta per lei

Pose

L’attrice Angelica Ross pensava di aver saltato la sua audizione ma, in seguito, è stato reso noto che che Ryan Murphy aveva apprezzato così tanto la sua performance al punto da creare un nuovo personaggio, Candy Ferocity, appositamente per lei. Possiamo confermare che Murphy ci ha visto lungo e ci ha regalato una delle protagoniste più intense di Pose!

9) Un cambiamento inaspettato nel cast

Un personaggio cruciale per il ballerino Damon, ossia la sua insegnante di danza, avrebbe dovuto avere un volto diverso. Al posto di Charlayne Woodard, infatti, pare fosse stata ingaggiata Tatiana Maslany!

10) Indya Moore e la sua audizione

Pose

Indya Moore interpreta Angel Evangelista ma in realtà ha tentato di ottenere il ruolo di Blanca (per cui poi è stata scelta Mj Rodriguez) e ha detto di sentirsi più legata a lei che alla stessa Angel. I creatori dello spettacolo, tuttavia, hanno preso questa decisione dopo averla vista recitare l’iconica scena tra Angel e Stan, a cena, durante la loro audizione. Siamo certi che questa sia stata la scelta migliore!

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Scritto da Concetta Moschetta

Sono un’instancabile ambiziosa, scrivere è il mio momento catartico, inoltre ciò che so non mi basta mai. Ho l’abitudine di perdermi in continuazione per poi ritrovarmi nelle pagine di un romanzo, sulla poltrona di un cinema o nel buio della mia stanza con una serie tv.

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