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Ryan O’Reily, la costante di Oz

Ryan

Nello stroboscopico e complesso mondo di Oz, a parte la morte esistono pochissime certezze: una di esse è un figlio di buona donna chiamato Ryan O’Reily!

Per certi versi, quella di Oz non si può propriamente definire “vita”, è più un’estenuante e molto spesso dolorosa attesa del trapasso, che potrebbe arrivare in ogni momento dalla mano di qualsiasi altro detenuto all’interno di quei freddi muri.

Ci sono alcune eccezioni, come ad esempio quella del vecchio e mansueto Bob Rebadow, un prigioniero modello con la fortuna sfacciata di essere sfuggito per un guasto meccanico alla sedia elettrica oppure Chucky Pancamo, un mafioso che ha da sempre goduto della protezione e dei favore degli altri uomini d’onore.

Eccezioni, abbiamo detto. Gente che mantiene un profilo basso o che al contrario ha talmente tanto potere da risultare praticamene intoccabile perfino dentro una simile giungla.

Quanti uomini possono dire di aver vissuto VERAMENTE ogni giorno della loro condanna in trincea, lottando nel fango per portare a casa la pelle e poter passare altre 24h della sua vita respirando? Nessuno. Nessuno a parte quel culo verde di O’Reily, ovviamente.

Detenuto numero 97P904 – RYAN O’REILY – condannato il 12 luglio del 1997 per duplice omicidio volontario, cinque accuse per guida pericolosa in stato di ebbrezza, possesso di danaro sporco, uso illecito di arma da fuoco e violazione della libertà vigilata. Pena: ergastolo. In libertà vigilata: non prima di 12 anni.

O’Reily è stato sempre e comunque coinvolto in qualsiasi brutta faccenda avvenuta a Oz, eppure se l’è sempre cavata anche quando Dio stesso gli si è messo contro: è stata una costante di un’equazione irrisolvibile per chiunque.

Ryan O'Reily

Come fa un irlandese magro, secco e con un faccino dannatamente attraente per predatori come Schillinger a sopravvivere?

La strategia è molto semplice: stare esattamente a metà tra l’occhio del ciclone e l’uragano stesso, non troppo vicino per non venire scambiato per femminuccia e perdere rispetto né troppo lontano per non mettere a repentaglio la propria sicurezza.

La prima fila? Nah, quella è robaccia pericolosa, meglio lasciarla a Said, quel diavolo di Adebisi o Morales: primedonne armate fino ai denti in grado di attirare l’attenzione degli sbirri per permettere a truppe leggere come il Nostro di fare i propri comodi sostanzialmente indisturbati.

Ryan ha dalla sua poche risorse, ma incredibilmente efficaci.

La sua astuzia è sicuramente la fonte principale delle sue fortune, se è vero come è vero che sono rarissimi i casi in cui O’Reily si espone in prima persona rischiando di essere beccato dalle guardie o peggio, meglio lasciare il lavoro sporco agli altri oppure fregarli come al torneo di boxe.

Il proverbiale orgoglio tipico di ogni “trifoglio” gli ha impedito di mettere in vendita la sua stessa dignità come quel cane senza cervello di Robson oppure di accettare patti troppo svantaggiosi per i suoi affari, sicché la sua immagine di uomo forte, risoluto e affidabile è sempre rimasta immutata.

Come ultima cosa, ma non meno importante, Ryan non si è dimenticato di essere una persona, di provare emozioni, sentimenti, voglie; ha sempre riso in faccia a quel meccanismo di depersonalizzazione tipico di Oz che ha reso corpi senz’anima anche i criminali più incalliti.

É proprio quest’ultima qualità che fa di questo matto un caso più unico che raro all’interno del Paradiso: O’Reily non pensa mai solo a se stesso, anzi, pensa prima di tutto alle persone a cui vuole bene.

Ryan O'Reily e Gloria Nathan

Come si accennava qualche riga più in su, ci si è messo anche l’Altissimo a complicare la vita a questo ragazzo costringendolo ad affrontare una dura e probante lotta contro il cancro, però è stato proprio durante quest’arduo percorso che Ryan ha trovato l’amore, un amore malato, intenso e inarrestabile per la dottoressa Gloria Nathan, colei che di fatto gli ha salvato la vita.

Lei ispanica, gentile, quasi angelica talmente alto è il suo senso del dovere verso quegli uomini spietati di cui si prende cura ogni giorno; lui violento, irascibile, vendicativo, ma con un cuore che nel momento stesso in cui l’ha vista ha iniziato a battere forte.

Troppo forte.

Dopo i ripetuti rifiuti da parte di Gloria, O’Reily non è più riuscito a trattenersi e ha preso l’istintiva e rischiosa scelta di far assassinare l’ex marito della dottoressa, un povero innocente completamente estraneo a quell’amore che lei, c’è da scommetterci, ricambiava ma non aveva il coraggio di sguinzagliare.

Potrebbe essere la fine del loro rapporto, anzi dovrebbe esserlo, eppure la vicenda continua tra sguardi, frecciatine e taciti gesti d’affetto, fino ad arrivare a un bacio, un unico e meraviglioso bacio, il premio per aver continuato a vivere.

Attenzione però, quella scelta sbagliata non è stata priva di conseguenze per Ryan e la sua famiglia…

Ryan e Cyril O'Reily

Serviva qualcuno di fidato per portare a termine un compito delicato come l’uccisione dell’ex di Gloria, perciò a Ryan è venuto naturale rivolgersi a un parente, anzi, al suo parente più caro: il fratello Cyril.

Quello che (incredibilmente!) O’Reily non ha calcolato è il lieve ritardo mentale di Cyril, che in men che non si dica è stato catturato e rinchiuso a Oz, proprio nel braccio del Paradiso.

Da quel giorno in avanti, Ryan ha scelto di pensare prima di tutto all’incolumità del fragile fratello (lui si caduto sotto le grinfie di Schillinger), la cui mente si avvicinava più a quella di un bambino di 10 anni che a quella di un uomo di 30, nonostante i ripetuti scatti d’ira di cui soffriva lo trasformassero di colpo in una belva, quasi fosse un lupo mannaro.

Inutile dire che la sua non era che un’illusione.

Ryan era la mente e Cyril il braccio, o meglio il pugno, come in quel torneo di boxe organizzato da McManus dove uno dopo l’altro eliminò tutti quanti i concorrenti (anche grazie alle scorrettezze del suo adorato fratellone, che “correggeva” le bevande degli avversari prima di ogni match), prima della tragedia finale in cui Khan rimase gravemente ferito e morì pochi giorni dopo l’incontro.

Da allora le condizioni di Cyril sono peggiorate sempre più, questi raptusdi violenza si sono fatti più frequenti e perfino la rapidità di pensiero di Ryan non riusciva ad agire abbastanza in fretta per impedirgli di commettere le azioni più efferate.

Nel giro di poco tempo Cyril è finito nel braccio della morte ed è stato lì che Ryan si è reso conto di aver fallito, di non essere stato in grado di salvare quel ragazzo che per lui aveva dato tutto e che lui ha condotto letteralmente alla rovina…com’è potuto succedere? Gli voleva così bene, si è sempre preso cura di lui e si è sempre premurato di accudirlo e tenerlo lontano dai guai!

É stato allora che O’Reily si è reso conto di quanto fosse pericolosa la sua vita, di quanto fosse stato miracoloso non essere ancora crepato e che per quanto lui fosse bravo a destreggiarsi al suo interno, era solo un uomo in mezzo a un ciclone.

Ryan O'Reily Ryan ha sempre vissuto a uno sputo di distanza dal pericolo più estremo, danzandogli in faccia come un leprecauno, quasi irridendolo per non essere ancora riuscito a ottenere la sua pellaccia e in effetti è probabile che non l’avrà mai.

“Ho passato così tanto tempo tentando di stare vivo qui ad Oz. Tutta la mia energia è stata focalizzata sulla sopravvivenza. E io…sono fottutamente bravo in questo. Forse per me è arrivato il tempo di aiutare gli altri a sopravvivere…”

Questa è una delle ultime frasi pronunciate da O’Reily alla fine della sesta stagione, dopo essersi reso conto di aver portato il sangue del suo sangue alla morte e di aver spezzato il cuore alla donna che amava era finalmente giunto il tempo di rallentare e occuparsi DAVVERO degli altri, non più solo di se stesso.

Ironia della sorte, dopo la sua assegnazione al reparto ospedaliero di Oz, uno dei primi pazienti a cui ha dovuto badare è stato suo padre Seamus, “quell’ubriacone figlio di puttana” che passò la sua adolescenza a picchiarlo e insultarlo, consegnandolo di fatto al mondo del crimine.

Ryan potrebbe tranquillamente infischiarsene di quel vecchio rantolante spaventato come una ragazzina, in fondo cosa gli deve? Niente. Eppure sceglie ugualmente di accudirlo. É lui stesso a portarlo fuori da Oz durante l’evacuazione finale, lasciandoci intendere che la vita di O’Reily potrebbe finalmente essere cambiata, che forse è davvero giunto il tempo di smetterla di essere costantemente avvolto dall’oscurità e di lasciare che la luce irradi il suo viso.

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Written by Jacopo Bertone

Sono un appassionato di serie tv, studente di psicologia, aspirante telecronista, drogato di sport e giornalista in erba...in poche parole, un nullafacente con un sacco di cose da dire.

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