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Strappare lungo i bordi: Zerocalcare risponde alle polemiche sull’uso del dialetto romanesco nella serie

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Zerocalcare ha esordito nel piccolo schermo il 17 novembre con la sua prima serie tv animata Strappare lungo i bordi, dopo il successo del film La profezia dell’armadillo. Distribuito dalla piattaforma di streaming Netflix, lo show è diventato in poco tempo uno dei più apprezzati e ieri è riuscito a battere anche Squid Game ed è stato il più visto della giornata. Come ci ha mostrato in precedenza anche la serie coreana, il successo porta sempre con sé molte polemiche. Così il sindaco di Biella si è offeso per il ritratto non troppo entusiastico che l’autore ha dato della città e ha invitato Zerocalcare in città per mostrargli che non è la città dei suicidi. Al di là delle polemiche la serie animata è stata molto apprezzata dal pubblico e dalla critica, perché è riuscita a dare un ritratto realistico e dolceamaro della nostra generazione. Ma è stata anche un’opera magnum in cui Zerocalcare si è divertito a racchiudere tutta la sua filosofia, i personaggi delle sue graphic novel e qualche omaggio alle persone più care.

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In questi giorni la serie tv di Zerocalcare è stata criticata per l’utilizzo del romanesco e ora l’autore è intervenuto sulla questione.

Dopo l’uscita di Strappare lungo i bordi, alcuni hanno biasimato la scelta di girare lo show in romanesco e si sono scagliati contro “l’incomprensibile strascicato” di Zerocalcare. Questo ha diviso il pubblico tra coloro che hanno difeso la scelta del fumettista e coloro che hanno ammesso di non riuscire a capire il modo di parlare di Zerocalcare fino ad arrivare a chiedere addirittura l’aggiunta dei sottotitoli. Dopo che si è alzato un polverone sui social, l’autore ha deciso di commentare la questione a suo modo. Zerocalcare nel suo stile (e ovviamente in romanesco) ha scritto in un tweet: “Madonna regà, ma come ve va de ingarellavve su sta cosa”.

Speriamo che il suo commento chiuda questa assurda polemica. A dir la verità però non c’era alcun bisogno che Zerocalcare commentasse la questione, visto che aveva già abbondantemente spiegato in un’intervista a Fanpage.it, rilasciata in occasione del Festival di Roma, la ragione per cui predilige l’utilizzo del dialetto nelle sue opere. Ecco cosa aveva detto:

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“Le persone che ammiro di più e che mi fanno più ridere al mondo sono le persone che riescono a switchare su registri linguistici diversi, a passare da uno molto aulico a uno molto basso, dialettale. Sono le persone che rispetto di più al mondo. Per me, paradossalmente, il romano è la lingua della comfort zone: io parlo più romano nelle interviste che con mia madre, non perché lo devo ostentare ma perché è la mia questione identitaria, che mi fa sentire trincerato nel mio fortino.”

Aveva quindi spiegato che per lui utilizzare il dialetto vuol dire poter realizzare un racconto più aderente alla realtà del quotidiano. Zerocalcare infatti distingue due piani emozionali a cui fa corrispondere due diversi registri linguistici: la lingua italiana mostra il lato più analitico e riflessivo, mentre il dialetto il lato più istintivo e liberatorio. Inoltre, come ha rivelato, gli piaceva l’idea di introdurre per la prima volta in una serie animata il dialetto:

“Sì, questa cosa di dividere i registri per me è sempre funzionale a raccontare i contrasti: un piano più astratto, quello in cui si fanno discorsi più ampi e di respiro, contrapposto al piano dell’intimo, in cui mi piace che il linguaggio sia più diretto, più aderente a quello che usiamo veramente. Tra l’altro, il dialetto non si usa mai nei cartoni animati, nei quali magari, nel caso dei cartoni per adulti, ci può stare la parolaccia. Mi piaceva tanto il fatto di mettercelo dentro.”

Intanto Zerocalcare ha rivelato quelle che secondo lui sono le 8 serie tv assolutamente imperdibili: godetevele.

Scritto da Marilisa Di Maio

Classe 95, laureata in "Lettere Classiche". Adoro le serie comedy e i dramma che ti strappano il cuore, senza alcuna via di mezzo. Il mio sogno sarebbe quello di avere la motivazione e l'ottimismo di Leslie Knope, ma mi sveglio ogni mattina con la stessa voglia di vivere di April Ludgate...

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