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The English Game non è solo la storia della nascita del calcio

The English Game è approdata su Netflix il 20 marzo, destando la curiosità degli amanti del calcio, ma non solo. Questa miniserie britannica composta da sei episodi da circa un’ora è stata ideata da Julian Fellowes, un nome che suonerà familiare agli spettatori della famosa Downton Abbey (qui dieci motivi per cui questa serie ci manca da impazzire). Accanto a Fellowes, Tony Charles e Oliver Cotton hanno contribuito alla creazione di The English Game che non solo tratta delle origini del gioco del calcio (che è davvero solo un gioco?), ma anche della condizione della società inglese di metà Ottocento, mettendo in rilievo la complicata situazione della working class.

Teatro delle vicende narrate in The English Game è la FA Cup, la coppa nazionale inglese, una competizione da sempre molto amata e combattuta. Comprendere le origini e la storia di questo evento sportivo è un po’ come comprendere la nascita del calcio in sé (sai che ci sono 11 attori che hanno un sosia nel mondo del calcio? Scoprili qui). Si tratta di uno sport che agli inizi era riservato solo ed esclusivamente ai “gentiluomini”, ossia ai figli di famiglie abbienti e benestanti che potevano permettersi di allenarsi nel tempo libero. Lo scenario è iniziato a cambiare quando il calcio è stato aperto anche alla classe proletaria, diventando di fatto professionistico.

Ed è proprio di questo che tratta The English Game.

Siamo nel 1879, il calcio è nella sua fase primordiale ed è dominato dai membri delle classi alte che ne hanno ideato le regole. Nessuna squadra proletaria è mai riuscita a raggiungere i quarti di finale della FA Cup. Ecco allora che il Darwen, un team di operai del Lancashire, decide di ingaggiare due giocatori scozzesi: si tratta di Jimmy Love (interpretato da James Harkness) e Fergus Stuter (Kevin Guthrie). È proprio quest’ultimo il protagonista della miniserie, un personaggio con cui è facile entrare in empatia e ottimamente interpretato. Ma cosa c’è di tanto speciale in questo trasferimento? I giocatori vengono pagati per cambiare squadra. A noi sembra normale, ma all’epoca non era affatto così.

Ciò che affascina in The English Game è proprio il modo in cui mostra i meccanismi che hanno portato un gioco grezzo e ai suoi esordi a essere lo sport che tanto amiamo al giorno d’oggi.

The English Game

Questa miniserie ci consente di fare un tuffo nel passato e vede un calcio così diverso da quello che conosciamo, ma nello stesso tempo così simile. La diversità la si coglie a primo impatto, visivamente: i giocatori indossano maglie a tinta unita, oppure a righe orizzontali, fatte di un tessuto pesante che difficilmente assoceremmo a una divisa di calcio. I pantaloni? Sono quelli alla zuava, appena sotto il ginocchio, e a volte sono perfino tenuti su da bretelle. Per non parlare delle scarpe, che sono spesso stivali o scarponi.

Non è solo l’aspetto dei giocatori a essere differente da quello attuale. Il campo è delimitato da due porte rigorosamente senza rete, composte da pali di legno quadrati. L’arbitro, che si limita a fischiare il calcio di inizio e la fine del match perché di cartellini ancora non se ne parlava, è vestito come un perfetto gentleman inglese, così come il pubblico che assiste alla partita. E come seguire i match se non si ha la possibilità di avvicinarsi al campo? Ci si accumula poco lontano, con dei messaggeri che fanno la spola tra il campo e il raggruppamento esterno per dare notizie su quello che sta accadendo.

Eppure, nella sua essenza questo calcio che vediamo in The English Game non è così lontano da quello che conosciamo noi.

The English Game

Spesso si dice che il calcio non è solo un gioco e non lo era nemmeno allora. Attorno a questa meravigliosa disciplina gravitano sacrifici, scelte complicate, allenamenti duri, la gloria della vittoria, la delusione della sconfitta, la voglia di riprovare, il tifo, il sostegno, lo scontro. Sono tanti elementi, tante sfaccettature che nell’Ottocento come oggi davano linfa a questo sport e lo rendevano molto più che un gioco. The English Game riesce veramente a veicolare tutto questo in modo semplice ed efficace, soprattutto attraverso le vicende, le decisioni e le sensazioni di Fergus Stuter.

Ma The English Game non si ferma qui.

Oltre a trattare di calcio, questa serie, come accennato, è uno spaccato della società dell’epoca, le cui difficoltà e contraddizioni emergono attraverso le storyline dei personaggi principali. Accanto a Stuter, ad esempio, troviamo un’altra figura molto importante per la nascita del calcio professionistico: Arthur Kinnaird (Edward Holcroft), futuro presidente della FA Cup e fautore di cambiamenti epocali, che qui ricopre un altro ruolo rilevante. Kinnaird è sposato con Alma (Charlotte Hope). I due hanno perso un bambino e proprio per questo saranno spinti ad aiutare un’amica di Alma, una ragazza madre che è stata costretta a dare via il figlio appena nato: è una situazione che nell’Inghilterra dell’epoca era del tutto inusuale e viene portata sullo schermo con delicatezza e grande intensità.

Inoltre viene dato grande rilievo a scioperi, rivolte e dibattiti della working class, ormai stufa della propria situazione, alla ricerca di un benestare maggiore.

The English Game riesce nel suo doppio intento di presentare il calcio e la società dell’epoca, permettendo allo spettatore di immedesimarsi nei personaggi. Si tratta di una serie davvero ben scritta e altrettanto ben recitata che verrà apprezzata dagli amanti del calcio – soprattutto in un periodo in cui purtroppo questo sport è fermo – ma anche dagli amanti delle serie tv storiche.

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Written by Alice D'Arrigo

Mi piace far giocare le parole tra di loro finché non formano storie. Quando non scrivo libri, mi diverto a tuffarmi negli strabilianti mondi delle serie tv, lasciandomi conquistare da dialoghi e colonne sonore.

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