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Coinquilini Impossibili – La Recensione della particolarissima nuova docuserie Netflix

È appena stata aggiunta al già ricco catalogo true crime di Netflix, la docuserie antologica Coinquilini Impossibili. La serie, prodotta da Jason Blum (lo stesso del film Scappa-Get Out) racconta quattro inquietanti storie in cui vittime e carnefici si trovano a dividere le stesse, confortanti, mura domestiche. Condividere la propria casa equivale a condividere praticamente la parte più intima della propria vita e decidere chi sarà la persona che dormirà nella stanza accanto non è una scelta che generalmente si prende alla leggera. In effetti nemmeno i protagonisti di queste incredibili storie l’hanno fatto e questo è probabilmente uno degli aspetti che più colpisce lo spettatore in questa serie.

Cosa troviamo davvero rassicurante? Che cosa ci rende abbastanza sicuri da permetterci di non alzare alcuna difesa? È lecito abbassare la guardia di fronte a una dolce vecchina dedita alla beneficenza o a un quasi avvocato di bella presenza, amante degli animali? Non è forse una scelta assennata vivere in una cittadina in cui il tasso di criminalità è sorprendentemente vicino allo zero? Una persona atletica, sorridente e prestante, non ci porta a pensare istintivamente di poterci fidare?

Le puntate di Coinquilini Impossibili iniziano tutte così: con una scelta sensata, con persone che seguono il buon senso, con individui prudenti, ma cordiali. Incredibilmente però tutte le puntate di Coinquilini Impossibili finiscono con un trauma indelebile nelle vite dei protagonisti.

Qualunque sia la vostra definizione di normalità è probabile che, in qualche maniera, riesca a essere calzante per ciascuno di questi criminali, delle quali solo il tempo ha saputo smascherare la vera indole. Certo, con il senno di poi è facile notare tutte quelle piccole anomalie, che come briciole di pane segnano il sentiero della follia, però a ben vedere se una donna anziana ha diversi medicinali in casa non è poi così strano, no? Non capita forse a tutti di scordarsi una firma su un documento qualche volta? Di sicuro se un inquilino si prende una cotta per la padrona di casa non merita lo sfratto, giusto? Se si fa un piccolo sforzo di immedesimazione, sarà facile rivedersi nei più basilari ragionamenti raccontati dalle vittime. Chi penserebbe di avere di fronte un truffatore internazionale? O un serial killer armato di accetta? Senza nemmeno accorgercene inneschiamo istintivamente la spasmodica ricerca di una spiegazione plausibile e razionale, con il solo scopo di mettere a tacere quello strano campanello d’allarme che risuona nella testa di ciascuno di noi. Ed è così, quasi con un auto sabotaggio, che si finisce per cadere nella rete e fidarsi di un estraneo.

Questo è forse l’aspetto che colpisce di più di questa serie: sono storie straordinarie che accadono in maniera del tutto ordinaria. Un vecchio detto dice: ” La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni” e guardando Coinquilini Impossibili non può non venire in mente. Le vittime sono persone intelligenti, che perseguono obiettivi dignitosi e in qualche caso anche davvero nobili, ma che scivolano irreversibilmente verso il baratro, senza nemmeno accorgersene.

C’è un altro aspetto di queste storie che colpisce ed è la forza dell’istinto di sopravvivenza. La vittima esiste perché esiste un carnefice, ma allo stesso tempo non vuole mollare, resta lucida nelle decisioni, cerca la maniera di vincere, di uscirne, di non soccombere, di sopravvivere appunto. Stranamente, in questo è molto più difficile immedesimarsi, a meno che non si siano corsi rischi simili. È paradossale ma è possibile mettersi nei panni nella vittima solo finché resta tale e ci si meraviglia invece di quando lotta per non esserlo più. Eppure Coinquilini Impossibili racconta anche della caparbietà dei protagonisti, di piccoli e ordinari colpi di genio, del coraggio di seguire l’istinto ed è così che la vittima diventa speciale, quasi un eroe.

La serie si merita un bel voto, sono quattro storie che lasciano con il fiato sospeso, un po’ inquietanti, ma di certo non così esplicite da togliere il sonno. La durata di ciascun episodio è di circa un’ora (l’ultima storia è divisa in due parti da 40 minuti) e questo assicura un buon ritmo alla narrazione: non ci si perde in dettagli inutili, ma si raccontano i fatti in maniera chiara e asciutta, raccontando tutto quello che serve per capire lo svolgimento della storia, in maniera semplice e diretta. Quasi un’escalation di colpi di scena che un pochino stordisce, ma fa anche venire molta voglia di guardarne subito un’altra. Ogni puntata te la bevi in un sorso, nonostante il sapore sia molto più vicino a quello di una medicina amara che a quello di un bicchiere d’acqua.

Le storie vengono raccontate dalle persone coinvolte nelle vicende tramite interviste o registrazioni. Tutto quello che non può venire mostrato, viene portato in scena grazie a scene animate. Le animazioni sono piuttosto fedeli alle foto di luoghi e persone che vengono mostrate e sono un mezzo funzionale alla veridicità della ricostruzione oltre che efficaci dal punto di vista dell’intrattenimento.

L’attenzione rimane sempre accesa grazie alla diversificazione dei temi trattati. In ogni episodio si mostrano diversi tipi di violenza: da quella fisica a quella psicologica, dalla truffa economica all’aggressione fisica e verbale. Oltretutto coinvolgono persone appartenenti a diverse classi sociali e in qualche situazione anche diversa etnia e provenienza. Non c’è fine all’incubo in cui può gettarti un semplice coinquilino e non c’è scampo chiunque tu sia o da qualsiasi posto tu venga.

Insomma, in generale, Coinquilini Impossibili è una buona docuserie per gli amanti del true crime, portando un contenuto facilmente fruibile e veloce, ma allo stesso tempo leggermente inquietante e a tratti sconvolgente. Si rimane a bocca aperta dalla piega che prendono certi racconti e si rabbrividisce pensando a quella volta in cui si ha risposto a un annuncio su internet o si è entrati in confidenza con uno sconosciuto con una leggerezza che, a ben vedere, non ci si poteva permettere.

Ci diciamo che solo nei film sono possibili certe cose. Ma, in questo caso, siamo costretti ad ammettere che stiamo guardando la ricostruzione di storie vere e forse non poi così distanti da noi. Finita la visione di Coinquilini Impossibili ci riscopriamo un po’ irrazionali e corriamo velocemente su per le scale prima di spegnere la luce e infilarci a letto, neanche ci stesse inseguendo qualcuno.

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