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Mindhunter – Holden Ford e l’invasione della luce nell’oscurità

Mindhunter

Holden Ford è un agente speciale dell’FBI di soli 29 anni che vanta una buona esperienza nonostante la sua giovane età. Prima di unirsi all’Unità di Scienze Comportamentali del Bureau, teneva un corso di Negoziazione di Ostaggi ai cadetti dell’accademia di Quantico. Sin dal primo episodio di Mindhunter notiamo che la vera arma di Ford è la parola. Il suo intento è quello di placare le intenzioni di un sospettato prima che diventi violento.

Holden Ford realizza che l’FBI non capisce (o non le importa capire?) il motivo per cui i criminali fanno quello che fanno. Sarà l’incontro con Bill Tench, agente del reparto di scienze comportamentali, a far maturare in Ford il desiderio di sviluppare un nuovo approccio all’interno del Bureau. Il problema sarà quello di superare gli ostacoli burocratici.

Holden Ford si fa portavoce dell’innovazione in un sistema che pone dei limiti al cambiamento.

Per innovazione si intende mutare il sistema introducendo qualcosa di nuovo. Come si può convincere l’FBI, sistema burocratico per eccellenza, che il cambiamento porterà a un miglioramento dell’istituzione? Durante un colloquio con il capo Shepard, Ford sostiene che l’FBI si debba aggiornare sugli ultimi studi accademici della psicologia criminale, considerando i grandi avvenimenti degli ultimi anni. Tra questi, quello che più interessa a Ford, è la storia di Charles Manson. Questo personaggio apre le porte a una nuova era di criminali e l’obiettivo di Ford è quello di capirli.

Mindhunter

Risulta difficile convincere un sistema attaccato alle proprie idee e alle proprie origini che è possibile migliorare. Inoltre, riuscire a dimostrare l’efficacia dell’aggiornamento proposto è complicato. L’unica cosa di cui Ford dispone è un’idea: intervistare assassini seriali, comprendere la loro psicologia e ogni fattore che ha motivato il loro comportamento, al fine di utilizzare le informazioni ottenute per anticipare le mosse di altri criminali.

Holden Ford sa che il suo pensiero ha un importante valore e l’FBI deve dargli la possibilità di dimostrarlo.

Nel secondo episodio di Mindhunter, Ford decide di intervistare l’omicida Edmund Kemper in California senza richiedere l’autorizzazione da parte del Bureau. Ford sa che non otterà mai l’autorizzazione di Shepard e ammette infatti che è più facile chiedere perdono che permesso. Intervista quindi Kemper: prima da solo, poi accompagnato dal collega Bill Tench. I due si accorgono di quanto sia importante comprendere le azioni degli assassini, guardando oltre gli impulsi ovvi che possono spingerli a commettere un omicidio. Shepard concede infine, esasperato, ai due agenti di procedere con delle semplici operazioni di profilazione criminale, a patto che nessuno del Bureau ne venga a conoscenza. Tench e Ford si stabiliscono nel piano interrato della struttura federale, un luogo non affollato, quasi dimenticato, che rispecchia il volere di Shepard.

mindhunter psycho killer

Con l’aiuto della psicologa Wendy Carr, interessata al progetto, i due agenti stilano una nuova tassonomia per classificare l’operato dei criminali. Vengono introdotti nuovi termini, come “agenti stressori” e “omicida sequenziale“. Grazie a questa collaborazione la squadra riesce a chiudere un caso relativo ad un uomo che picchiava donne anziane e sgozzava i loro cani. Senza l’intervento di Ford e Tench, che hanno compreso il comportamento dell’assassino, il criminale avrebbe certamente continuato il suo operato.

Gli ostacoli imposti dal sistema burocratico non vengono rappresentati solo da Shepard.

Lavorando a un altro caso, l’assassinio di Beverly in Pennsylvania, la squadra viene messa da parte. Indagando sulla vicenda e intervistando le persone coinvolte nella vita della vittima, i collaboratori si accorgono che i colpevoli sono tre. Quando scoprono che il procuratore vuole processarne solo uno, Wendy e Ford gli mostrano la dinamica dell’omicidio nel dettaglio. Il procuratore preferisce però convincere la giuria accusando solo il più vulnerabile dei tre, ammettendo agli agenti che il suo obiettivo è il prezzo più basso per una giustizia di qualità.

Che differenza fa tutto questo se non possiamo comunicarlo alle persone che contano? Holden Ford riconosce l’efficacia del progetto, ma gli sforzi sembrano non essere riconosciuti da chi invece dovrebbe trarne vantaggio.

Ammorbidire un’istituzione come l’FBI non è affatto semplice. Holden Ford ha seguito il suo intuito, fortemente convinto del valore delle sue idee. Ed è proprio questo che ha fatto sì che Shepard chiamasse ironicamente il progetto polizia del pensiero. Ma è proprio questo il punto, secondo Ford: seguire l’istinto e indagare più a fondo, considerare le prove andando oltre a ciò che viene semplicemente mostrato, scoprire il significato reale degli atti compiuti.

mindhunter tench

Come possiamo anticipare un folle, se non sappiamo come pensa un folle? La domanda posta da Tench mette alla base della ricerca di un criminale la sua comprensione. È la mente dell’incriminato a interessare il progetto. Non è tanto il come un assassino agisce, ma è il perché agisce che porta all’individuazione del criminale. La polizia del pensiero, oscillando tra intuito, fondamenti di sociologia e psicologia criminale, non sembra poi essere una cattiva idea. Mindhunter, attraverso la figura di Holden Ford, ci mostra come la determinazione può cambiare le cose. L’idea di Ford stuzzica l’interesse di Tench e Wendy. Combinando l’istinto di Ford, l’esperienza di Tench e gli studi di Wendy si è dato sostegno alle nuove realtà che l’FBI deve affrontare. Senza la tenacia che ha unito i tre partecipanti al progetto, non ci sarebbe innovazione.

Negli ultimi episodi di Mindhunter assistiamo a un cambiamento di prospettiva. Holden Ford inizia a considerare ciò che fino ad ora è stata una ricerca come una base teorica. Le interviste, sia con Jerome Brudos sia con Richard Speck, iniziano a coinvolgerlo maggiormente. Applica quello che ha precedentemente appreso, con malizia, con desiderio, con sicurezza. I metodi che utilizza non sono convenzionali, ma sa che possono essere efficaci. Deve però pagarne le conseguenze, fino all’esasperazione.

L’obiettivo di Ford è sempre stato quello di portare luce nell’oscurità. La collaborazione con Tench e Wendy gli ha fornito i mezzi per creare questa luce, ma come l’ha utilizzata? Forse è riuscito ad aprire uno spiraglio per illuminare il buio, o forse ne è rimasto troppo coinvolto. Fino al punto di accecarsi.

Leggi anche – Mindhunter: e se il vero villain fosse Holden Ford?

Written by Silvia Villa

Di giorno sono una studentessa a cui piace leggere, viaggiare e (occasionalmente) scrivere. Adoro il mare, il buon cibo e il caffè! Alla fine della giornata non sono nè serial killer nè supereroina, ma entro nel bellissimo mondo delle Serie Tv nei panni di una Tv Series Addicted!

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