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I 5 momenti più intensi di Mare Fuori

Trasparente e profondo come il mare. Un insieme di storie che si fanno emblema, la cristallina visione di un’altra vita possibile, oltre la gabbia. A disposizione si ha solo una morte, per la vita ci sono più chances. Questo racconta Mare Fuori e forse è qui che sta la più grande differenza con Gomorra, tra il fascino del male e la gioia della libertà.

Libera è la vita come il nome che Pino “o pazz” dà alla cagnolina ritrovata legata a un palo, e maltrattata, che porta con sé in carcere. Libera è la strada come quella su cui sfrecciano, in un’auto rubata, Filippo (Nicolas Maupas) Naditza (Valentina Romani) e Carmine (Massimiliano Caiazzo) assaporando il vento in faccia.

Nelle prossime righe, come una partitura musicale con il tempo in crescendo, racconteremo i momenti più intensi di Mare Fuori. Un’escalation di intensità che ci condurrà attraverso due stagioni, finalmente portate in luce da Netflix, dopo una ingiusta débâcle indotta dalla Rai, a cui quest’opera ha saputo reagire con le sue forze.

Su Netflix la Serie Tv con Carolina Crescentini e il giovane Nicolas Maupas, scritta da Cristiana Farina e Maruzio Careddu, sin dalla sua uscita, si è posizionata in Top 10; in questi giorni Nicolas Maupas, grazie alla sua interpretazione, si è guadagnato il titolo di attore rivelazione a Venezia79, premiato con il Next Generation Award. E ancora oggi, nonostante importanti new entry settembrine come Cobra Kai e Skam 5, la serie è lì, salda testimonianza di un universo che ha molto da raccontare e nuovi pubblici da raggiungere.

Non è Gomorra. Anche se recitata in napoletano e in italiano regionale e sottotitolata, Mare Fuori è un’altra storia che non intende ammiccarvi.

Ne condivide tuttavia la nascente e crescente attenzione internazionale. Non possiamo ancora considerarla una delle serie tv più amate all’estero ma finalmente, grazie a Netflix, la sua eccellenza comincia a essere riconosciuta. Rispetto a Gomorra ha un altro temperamento, una tensione tragica in cui la bellezza azzurra del Mare Fuori accoglie in sé e protegge tutti i ragazzi e le ragazze – ma anche gli adulti – che sbagliano.  O che sono nati – e questa non sarà mai una colpa – nelle periferie esistenziali del mondo, non solo di Napoli, ‘nto desert di ogni luogo. Ma per fortuna ci sta ‘o mar for, l’orizzonte che rappresenta un progetto di futuro che salva.

Parleremo di sequenze intense, non di trama. Per chi non ha visto le due stagioni (la terza uscirà nel 2023 sui canali Rai e su Netflix), tuttavia forse è bene proseguire con sguardo leggero e curioso, senza farsi trascinare dalla smania di conoscere. Semmai con il moto verso la visione. Una visione di un prodotto italiano come non se ne vedono da anni, che ha tutte le carte in regola per scalare la classifica delle migliori Serie Tv italiane di sempre. Sono 5 le scene che abbiamo scelto in un sentiero che, di puntata in puntata, aggiunge impronte difficili da dimenticare, dove commuoversi è ineludibile. Dove l’empatia vince qualsiasi distanza.

1. Il primo intenso sguardo tra Filippo e Naditza

Il loro casuale intreccio di vite ha inizio nel primo episodio, in metropolitana, tra un bacio ammaliante e il furto, altrettanto ammaliante per la destrezza con cui è compiuto, del portafoglio da parte di Naditza verso un ingenuo Filippo, milanese, di alta estrazione sociale, in vacanza a Napoli, raggirato con arguzia da una bella ragazza rom. La loro è la storia d’amore trainante della Serie che si alimenta, si rompe e si armonizza grazie a un legame speciale che li unisce: il pianoforte. Ci sono dialoghi toccanti tra i due ragazzi, così diversi così vicini, come quando Filippo dice a Naditza che possiede un talento raro, l’orecchio assoluto, e lei gli risponde “te lo regalerei ‘sto talento, tanto a me a che mi serve?”.

Mare Fuori
Filippo (Nicolas Maupas) e Naditza (Valentina Romani) – 696×358

L’intensità e la chimica si respirano nel loro primo sguardo, tra paura e ribellione, di ardente sorpresa nel rincontrarsi in carcere; quando entrambi abbandonano i colloqui con i loro padri, per ragioni radicalmente diverse, con lo stesso impeto di rabbia e la stessa parola “vaff*”. Si scontrano per sbaglio fuori dalla sala comune. Si riconoscono e, guardandosi negli occhi, noi riconosciamo subito che come si guardano loro, nessuno.

2. Filippo e Carmine: la lametta, ‘sta cosa non fa per te

Mare Fuori, scrivendo la storia di un arresto che avviene nella stessa notte per due adolescenti che non sono criminali ma solo sfortunati, pone le basi di un legame di amicizia raro. Mettendo Carmine e Filippo nella stessa cella si dà vita a una fratellanza prima obbligata, poi cercata. L’uno trasmette all’altro la propria visione della vita, Carmine insegna a Filippo, che soprannomina ‘o Chiattillo, le regole del carcere e come sopravvivere. Filippo fa conoscere a Carmine cos’è l’amicizia, quella vera, incondizionata. Questo legame si salda quando Filippo – qui Nicolas Maupas inscena benissimo il terrore che chiunque proverebbe trovandosi per la prima volta in un istituto detentivo – è seduto nello spoglio, brutto bagno della cella con una lametta perché “non ce la fa più”. L’intervento di Carmine a salvarlo “non ti puoi arrendere, tu non sei come loro, ‘sta roba ‘cca non fa per te. E poi dobbiamo fare ancora un sacco di cose” è toccante, come la risposta di Filippo in lacrime “GRAZIE AMICO”. Carmine scriverà sul muro sopra il suo letto che non è solo un papà, ma d’ora in poi anche un amico.

3. Pino, il ragù e l’amore disperato per Tyson

Pino (Ar Tem) – che insieme a Nicolas Maupas (Filippo) e Matteo Paolillo (Edoardo), è uno dei personaggi e attori più amati di Mare Fuori, – vive un’evoluzione straordinaria. Lo vediamo all’inizio come uno dei più aggressivi, bulli, arrabbiati minorenni che possiamo immaginare. Per lui l’unico grande amore è il suo cane Tyson, ama molto più i cani che le persone. E le persone è pronto a colpirle, ucciderle se è il caso.

Tra gli episodi 10 e 11 della prima stagione, succedono avvenimenti che portano a un radicale cambio di prospettiva di Pino verso se stesso e su Pino da parte nostra. Si ribella al boss del carcere, Ciro, lo affronta a viso aperto e crudo, gli dimostra di non avere paura puntandosi un coltello alla gola e infliggendosi un taglio all’addome. L’intensità della sua esperienza carceraria si raggiunge quando scopre che gli amici/nemici gli hanno offerto, con l’inganno, una pasta il cui ragù è composto dalla carne del suo amato cane, Tyson, che hanno brutalmente ucciso. Il crollo esistenziale di Pino è assoluto: la scena dell’impiccagione in cui interverrà – come nella legge del contrappasso – proprio Filippo, succube fino a poche ore prima degli abusi di Pino, e ora suo generoso salvatore. Da questo momento, tutta la storia cambierà.

Filippo (Nicolasa Maupas) Carmine (Massimiliano Caiazzo) e Pino (Ar Tem) – 1.280×635

Pino è uno dei volti che più potrebbe rientrare nei caratteri di Gomorra, non solo per il personaggio che veste, ma anche per la biografia stessa dell’attore. Ar Tem, anni 2000, ucraino-campano, cresciuto nei quartieri di Afragola, era già stato parte del cast de “La Paranza dei Bambini”, distinguendosi per un’espressività, forza linguistica e una spontaneità che derivano dalla sua vita, più che dallo studio, e dal puro talento in cui è riuscito a incanalarla. Tuttavia, a differenza dei personaggi gomorriani, Pino è pronto per vivere un altro destino, dove alla violenza che lo possiede, si sovrappongono sentimenti che non aveva mai vissuto e che progressivamente crescono in lui, fatti di amicizia, solidarietà e amore.

4. Ciro, Carmine, Edoardo e il finale struggente

Il finale di stagione di Mare Fuori porta con sé un livello di commozione permanente. Di scena in scena si susseguono emozioni intense tra l’adrenalina, lo sconforto, la tristezza. Un’ondata di tristezza, nelle ultime sequenze, ci pervade dalla testa ai piedi. Poi però ci sono anche i sorrisi, la speranza, l’amore, senza con ciò rientrare nel parterre delle serie tv adolescenziali presenti su Netflix. L’adolescenza qui è un fatto per adulti.

La love story, ad esempio, che nasce tra Edoardo, giovane camorrista cresciuto a Forcella, e Teresa, liceale borghese del Vomero, è un inno alla gioia. Mai scevro da provocazioni, in cui Edoardo è maestro, il flirt tra due ragazzi così diversi che si attraggono come calamite è un esperimento sociale raccontato senza retorica, un fuoco d’artificio divertente e delicato.

Molto più che con il protrarsi efferato delle stagioni di Gomorra, si resta legati allo schermo nella delicatezza di Mare Fuori.

La rivolta dei ragazzi in mensa – che, in carcere, segna sempre l’inizio di qualcosa di pericoloso e dirompente – e soprattutto l’accoltellamento di Ciro (Giacomo Giorgi) con un Nicolas Maupas intensissimo nel rappresentare il terrore della morte sul suo viso è uno dei momenti più memorabili della serie. Non finisce qui. Il discorso, sofferto, educativo che ne segue, del Comandante Massimo (Carmine Recano) sulla stupidità del codice camorrista e l’inutilità della vendetta, che porta solo altra morte e ingiustizia, è la prova oratoria di come Mare Fuori non voglia essere Gomorra. Semplicemente la storia di adolescenti a cui si deve restituire “il vizio buono della speranza”.

Infine il colpo di pistola che ferisce, forse uccide Carmine, è anche l’ultimo colpo che arriva al nostro cuore. Con Filippo spezzato dal dolore che implora l’amico “non mi lasciare solo”.

Se la prima stagione di Mare Fuori brilla per intensità, la seconda arricchisce lo spettro dei sentimenti.

5. Dalla vendetta al perdono

Episodio dopo episodio, un po’ come gli educatori dell’IPM, anche noi conosciamo i ragazzi, uno per uno: il motivo per cui vengono arrestati, i background familiari e socioculturali, quello che troveranno fuori, appena usciranno. Futuro o morte? Legalità o Poggioreale? Vendetta o perdono?

Carmine e Totò – 1.024×680

Nel ruolo educativo e affettivo ricoperto dal Comandante verso Carmine – di cui non è solo responsabile della sicurezza, ma anche figura paterna dedita a salvarlo – si può leggere come si amplierà la storia e il culmine di sentimenti e valori a cui si arriverà.

La scena nella cella di isolamento con Totò e Carmine, l’uno disperato per quello che ha commesso, l’altro per quello che ha subito, è di un così crudo realismo da sembrare vera. Impossibile non empatizzare con il male che vivono i due ragazzi e con il contrasto delle loro emozioni. Chi colpevole, chi vittima, entrambi hanno perso qualcosa, forse tutto. Ma in quell’abbraccio finale si vede quanta forza può avere il perdono e la dimostra Carmine. Come gli dirà Naditza: “altro che piecoru! Tu si ‘nu leone”. E saranno per sempre amici.

Lasciamo fuori una scena che è il vero filo rosso di Mare Fuori, la storia che si fa emblema di cui parlavamo all’inizio. La bellezza che avvolge lo sguardo come quella immensa del mare: il concerto in carcere con Cardio Trap che canta “Sangue Nero” e ” ‘O mar for”, brani ideati da Matteo Paolillo, ormai icone della serie, con tutti i compagni – ma anche con educatori, polizia penitenziaria e la stessa Direttrice – che cantano in coro questo inno di speranza. Una grande emozione nel vedere, in una fiction su Netflix, quale potrebbe essere, anche nella realtà, la vera missione del sistema di Giustizia Penale Minorile.

Mare Fuori non ha ancora fatto abbastanza rumore