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Perché Luther non è un criminal come tutti gli altri

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Luther è una serie britannica di Neil Cross targata BBC di genere drammatico e poliziesco, andata in onda nel 2010 e arrivata alla quarta stagione nel 2015. Il protagonista è l’ispettore capo della divisione SCU (Serious Crime Unit) di Londra, John Luther (Idris Elba) che dopo aver affrontato un’indagine interna perché sospettato della quasi uccisione di un killer di bambini, Hanry Madsen, viene reintegrato dopo una temporanea sospensione.

Dettagli tecnici e trama a parte Luther è semplicemente una serie entusiasmante e avvincente che non perde mai la propria coerenza o brillantezza. In questa serie non esistono stereotipi, non esiste bene e male, gli uomini sono uomini e, in quanto tali, hanno sia luci che ombre. Ogni personaggio è caratterizzato nei minimi dettagli, ha una sua identità e una sua profondità psicologica, tanto che più passano le puntate più ci sentiamo parte di questa Londra cupa, dominata dai contrasti e dall’ambiguità etica e morale. Lo stesso Luther si trova a dover affrontare continuamente situazioni al limite sempre labile tra cosa è giusto per la legge e cosa è giusto per lui: sceglie deliberatamente di far cadere in un precipizio (letterale, non metaforico) Madsen, dopo avergli fatto confessare, mentre era sospeso nel vuoto, il luogo dove aveva nascosto l’ultima bambina che aveva rapito. In questo modo ci costringe a chiederci cosa avremmo fatto noi al suo posto. Il detective non è un supereroe immacolato dalla morale di ferro; è un uomo che conosce le regole ma conosce anche il dolore, ed è proprio questo dolore a fargli perdere lucidità e controllo.

Al suo rientro in servizio troviamo l’ispettore capo sull’orlo di un baratro (questa volta metaforico): vediamo un uomo in continua lotta con se stesso, tormentato e diviso tra il senso di colpa per ciò che ha fatto e l’angoscia di quello che potrebbe succedere alla sua vita se il killer si svegliasse dal coma. Davanti a noi c’è un uomo che vuole riprendere in mano le redini della sua vita a partire dal proprio matrimonio entrato in crisi durante la sospensione. John Luther ama profondamente sua moglie Zoe (Indira Varma) ma il suo vedere in profondità sempre più degli altri e il suo voler quasi ossessivamente capire il perché delle azioni, lo hanno portato nel tempo a preferire i morti ai vivi e, lentamente ma inesorabilmente, ad allontanarsi da lei senza nemmeno rendersene conto. Assistiamo inermi alla disfatta dell’uomo brillante e intuitivo che non è riuscito a capire in tempo cosa stava perdendo; il suo dolore straziante è il nostro dolore straziante. Quando Zoe lo mette davanti alla verità, ossia che la pausa non è più una pausa ma c’è un altro uomo nella sua vita, quello che vediamo è un marito dal cuore spezzato che in preda alla rabbia distrugge tutto ciò che ha intorno proprio perché non può e non vuole fare del male alla donna che ama. La sofferenza che proviamo sta proprio in questo, nel capire entrambi i punti di vista: da una parte una moglie che non può più accontentarsi delle briciole, dall’altra un marito che non capisce perché lei non comprenda il fatto che le sue assenze non sono una scelta.

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In questo tumulto, durante la sua prima indagine al reintegro John si imbatte in uno dei personaggi, a mio parere, più riusciti e intriganti del vasto panorama delle serie tv: Alice Morgan (Ruth Wilson). Alice è una ex bambina prodigio entrata a Oxford all’età di 13 anni e laureatasi in astrofisica, con specializzazione in distribuzione della materia oscura nelle galassie, a 18. Viene coinvolta nelle indagini in quanto figlia di due coniugi assassinati apparentemente senza motivo. Molto velocemente il detective intuisce che la ragazza, proprio come la materia oscura, “non interagisce con le cose che conosciamo nel modo che ci aspettiamo. La sua presenza, le sue azioni, si deducono da una certa assenza.” Capisce immediatamente che è colpevole ma, altrettanto rapidamente, che difficilmente potrà provarlo. La scena dell’interrogatorio è talmente perfetta, talmente intellettualmente stimolante, da lasciare senza parole. Assistiamo a una partita a scacchi tra due avversari di altissimo livello che prima si provocano sottilmente utilizzando metafore e sottotesti, e poi finiscono per sfidarsi a viso aperto; ognuno, però, con una sorta di ammirazione e fascinazione nei confronti dell’altro.

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John Luther: “Voglio dirle una cosa Alice: lei può compiacersi quanto vuole della sua genialità ma le persone commettono errori, succede praticamente sempre.”
Alice Morgan: “La sua è una logica fallace basata su una raccolta di dati imperfetta. E se catturasse solo persone che commettono errori? Questo cambierebbe tutto, non trova?” 

Alice, in seguito a questo prolungato scambio di battute, sviluppa un forte interesse per John e, essendone rimasta incuriosita e affascinata, inizia una personale indagine nei suoi confronti: vuole capire se quest’ultimo ha volutamente quasi lasciato morire Hanry Madsen o se sia stato, come sostiene la versione ufficiale, un incidente. Nel corso di questa indagine arriva ad avvicinare e minacciare anche Zoe causando una rabbiosa reazione del detective:

John Luther: “Ti dico io cosa accadrà: tu starai lontana da mia moglie o io arresterò qualcun altro per l’omicidio dei tuoi genitori. Mentre verrà processato per il delitto tu verrai dimenticata, non ci sarà nessun enigma con Alice Morgan come protagonista, nessuno si chiederà come hai fatto, nessuno penserà quanto sei stata furba. Creerò le prove, la pistola non mi serve.”
Alice Morgan: “Sviliresti la legge che servi solo per proteggere una donna che ti ha gettato via come spazzatura?”
John Luther: “In un attimo.”
 Alice Morgan: “E secondo te sono io il mostro? L’amore dovrebbe darci dignità, esaltarci, come può essere amore, John, se tutto quello che fa è renderti solo e corrotto?” 

Per quanto mi riguarda il rapporto che si instaura tra i due è il concept di tutta la serie: Alice riconosce in lui una mente affine, ne intravede l’oscurità appena sotto la superficie e, invece di fuggirla, ne è attratta. John prova per lei sentimenti forti e contrastanti: sa che è una criminale, un’assassina, ne ha paura; ma allo stesso tempo percepisce quanto, in fondo, siano simili. Vede che lei non è spaventata dai suoi abissi e questo lo fa sentire capito, compreso, come mai prima. Paradossalmente ciò che avrebbe dovuto essere motivo di caos è in realtà quello che piano piano riesce finalmente a mettere ordine nella vita del protagonista. Morgan lo provoca spingendolo oltre i suoi limiti costringendolo così a reagire, a porsi delle domande e, consequenzialmente, a darsi delle risposte. Quando i due si affrontano è sempre una sfida, è sempre chimica.

In conclusione Luther è un criminal diverso dagli altri. Magistrale. Tutto è ben ideato e soprattutto ben sviluppato: si intuisce il filo portante delle varie stagioni senza comunque togliere brillantezza ai singoli episodi. Gli attori sono mostruosamente bravi (Idris Elba e Ruth Wilson su tutti). Ogni personaggio, anche il più marginale, ha una sua storia e delle sue caratteristiche particolari. L’alternanza tra momenti introspettivi e ritmi forsennati è perfettamente sottolineata da una azzeccatissima colonna sonora. Con la scelta, infine, della meravigliosa e vagamente inquietante “Paradise Circus” dei Massive Attack come sigla inziale, gli autori hanno creato il poliziesco perfetto.

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“Now what?”

Written by Margherita Carax Fougier

Ho 26 anni ma la scorsa settimana un'amica di mamma è riuscita a chiedermi se ne avevo 13. Studio psicologia perchè mi ha sempre affascinato e non tanto perchè penso di farne un mestiere. Gioco a calcio a 5 da quando ho 6 anni (quindi da 7 anni) e ancora non mi stanco. Amo la musica più di tutto ma anche scrivere e guardare serie tv devo dire che se la battono. Questo dovrebbe essere tutto, credo di essermi riassunta piuttosto bene!

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