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Luna Nera 1×01 – Stregoneria e razionalità in lotta

Luna Nera

Luna Nera è la terza produzione tutta italiana targata Netflix, dopo Suburra e Baby, ed è disponibile dal 31 gennaio 2020 (trovate QUI il trailer).

Tratta dal romanzo “Le città perdute. Luna Nera” di Tiziana Triana, la serie ha come registe Francesca Comencini, Susanna Nicchiarelli e Paola Randi. Alla sceneggiatura hanno messo le mani, insieme alla Triana, Francesca Manieri, Vanessa Picciarelli e Laura Paolucci. Insomma: un team di tutte donne.

E, come vedremo oltre, Luna Nera è molto influenzata da ciò.

Il primo episodio, dal titolo Omen, mette subito chiaro tutti gli intenti della serie.

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di inquadrare Luna Nera in un contesto storico ben preciso.

La caccia alle streghe è un fenomeno che si diffonde a partire dalla fine del ‘400 alla fine del ‘600, soprattutto in Nord America, famosissima la terribile storia di Salem. Ma spesso sui libri passa in sordina che persino in Europa le donne venivano cacciate come tali. In Germania, ad esempio, sono state mandate al rogo più di duemila donne a partire dalla fine del Cinquecento. Nella sola Würzburg tra il 1623 e il 1631 ci furono 900 roghi.

Cosa succedeva in Italia?

Anche qui, purtroppo, il sangue scorreva a fiumi.

Il triste primato va alla Val Canonica, dove avvenne la più grande caccia alle streghe con circa un’ottantina di roghi.

È inoltre un periodo in cui la fede cattolica è l’unica e sola fede possibile, in cui non credere non è possibile. È una fede cieca, quasi integralista, che non si ferma di fronte a nessuno. È proprio questa fede che scatena la caccia alle streghe, volta a estirpare la magia nera da una società precaria, povera e ignorante.

In questo contesto socioculturale si inserisce Luna Nera.

Non leggete oltre per evitare spoiler di qualsiasi tipo.

Ade, una giovane levatrice che assiste la nonna durante un parto difficile, viene additata come strega dopo che il bambino muore.

Non è una morte come tante, perché Ade ha visto il bambino morire ancora prima che la tragedia accadesse. Lo ha sentito morire. La ragazza, infatti, ha dei poteri (ereditati dalla nonna) di cui ancora non è consapevole, capacità incredibili legate alla magia.

Nemmeno a dirlo, Ade e la nonna sono accusate di stregoneria e l’anziana si sacrifica, facendo fuggire la nipote insieme al fratellino più piccolo.

A questa storia si affianca quella del giovane Pietro, studioso di medicina, razionale, legato a valori concreti, che non crede alle superstizioni del popolo. A Spirto che gli comunica che la salute della madre è peggiorata, probabilmente a causa di una donna che la sta curando, risponde:

Non c’entra nessuna donna, bisogna trovare l’origine di questo male e curarlo.

E alla stessa madre:

Una cura errata e non una strega vi fa peggiorare.

Pietro, però, è una mosca bianca, perché tutti hanno paura di Ade, la scansano e isolano: è una strega malvagia agli occhi di tutti. Non le resta altro che andarsene in cerca di un posto da poter chiamare casa.

I due si incontrano nel bosco: lei è in fuga e affamata, lui in viaggio per andare a trovare la madre. Basta uno sguardo per capire che gli sviluppi amorosi saranno inevitabili. A un passo dal linciaggio, è proprio Pietro a correre in suo soccorso, salvando la vita ad Ade.

Ade si rifugerà in una comunità di sole donne, basata sulla magia, dove si prenderanno cura di lei.

Come si diceva, Luna Nera è una serie tv scritta da donne e si vede e si sente. C’è infatti un tratto malinconico che lega i personaggi, figure forti che non si abbassano ai canoni dell’epoca, come la sorellastra di Pietro, Cesaria, di cui si spera si approfondisca di più la figura nei prossimi episodi. Anche la stessa Ade non è una che si tira indietro e affronta l’incognito con sguardo fiero.

C’è molta tenerezza e al tempo stesso concretezza nei rapporti umani di queste donne coi figli, con gli anziani, con i fratelli, e si sente una spiccata mano femminile.

Ti ricordi che da piccolo mi prendevano sempre in giro perché non avevo né madre né padre? Il figlio della ruota, dicevano, magro come la morte. Adesso sì, adesso sì, ho un padrone, monto a cavallo, la gente così mi rispetta.

Dovesti domandarti però se le genti di cui cerchi il rispetto è gente che tu rispetti.

La risposta a Spirto di Persepolis è emblematica dei loro opposti modi di pensare.

Belle le scene, i costumi e molto curata la colonna sonora, alcuni evidenti limiti negli effetti speciali e nella recitazione di alcuni attori dall’accento troppo marcato.

Luna Nera, almeno nel primo episodio, è una scommessa vincente e intrigante. Chissà se rispetterà le promesse. Lo scopriremo solo nei prossimi episodi.

Leggi anche – Luna Nera: perché potrebbe essere fondamentale per la riscoperta del fantasy italiano

Written by Bruna Martinelli

Laureata in lingue e letterature straniere, impiegata, moglie e mamma felice. Appassionata di serie tv, viaggi, musica, cucina. Scrivo di tutto, da sempre, per tutti. Non prendetemi mai sul serio, non lo sono quasi mai.

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