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#VenerdìVintage – Cosa significa amare davvero sull’isola di Lost?

Lost

Cosa significa amare su quella maledetta isola di Lost? Quando il mondo che si conosce è solo un lontano ricordo e l’unica legge è quella della sopravvivenza, c’è davvero da chiedersi se sia rimasto posto per sentimenti che vanno al di là di ogni logica. Eppure, in sei stagioni, la serie tv creata da Jeffrey Lieber, J.J. Abrams, Damon Lindelof ce lo insegna bene: sono quei sentimenti, in verità, a legarci indissolubilmente. Lost è un grande arazzo, in cui ogni filo racconta la storia di un personaggio diverso, sono fili dai vari colori, alcuni spezzati, altri forti e resistenti, e tutti si intrecciano gli uni agli altri creando un disegno bellissimo e complicato. Complicate, d’altro canto, sono le relazioni che si creano sull’isola e non solo.

Rapporti nati e cresciuti in circostanze misteriose che rimangono, sempre e comunque, il cuore pulsante di questa serie.

Come ogni fan di Lost sa, non sono gli enigmi, il progetto DHARMA, gli Altri e neppure la lotta tra Bene e Male a costituire le fondamenta di questo show ma, appunto, i rapporti umani. Stiamo parlando di quei personaggi, dalle vite senza senso, che trovano finalmente il loro posto nel mondo su quell’Isola impossibile da raggiungere. Per quanto la serie tv si costruisca su una narrazione orizzontale molto forte, che si protrae fino allo scontro finale, sono sempre state le storie dei sopravvissuti a rendere Lost diversa dal resto del panorama televisivo. Una rivoluzione seriale che dimostrava come anche il piccolo schermo potesse creare narrazioni di ampio respiro e ben costruite, con personaggi approfonditi e in continua evoluzione.

Lost

Cosa significa, allora, amare qualcuno su quella maledetta Isola?

È aprirsi completamente contro ogni logica, lasciare che l’altro ti conosca e accetti ogni singola, piccola, spezzata parte di te. Amare, in Lost, significa sacrificarsi all’interno di un sottomarino, decidere di non tornare indietro perché ne va della vita dell’altro, viaggiare indietro nel tempo, significa anche aspettare una telefonata, ritrovarsi nella solitudine e nel dolore, cucire una ferita del corpo e dell’anima. Questa folle forza che muove l’Universo, che ci spinge a dare il meglio di noi stessi e a voler prendere il meglio dell’altro. In Lost l’amore assume davvero molteplici aspetti ed è l’unica cosa che rimane, anche dopo la morte.

Nei flashsideways, i protagonisti ricordano la loro vita sull’Isola solo dopo aver ritrovato la propria anima gemella. Un termine che spogliamo di qualsiasi sdolcinata stucchevolezza ma che assume quasi un valore sacrale. Nell’altrove di Lost, i sopravvissuti non possono andare avanti a meno che non ricordino e, anche in quel caso, loro è la scelta di attraversare o meno la porta (pensiamo a Benjamin che per amore della figlia decide di “rimanere ancora un po’”). L’unico modo per ricordare è quello di ritrovarsi. In uno sguardo, in una stretta di mano, persino durante un parto improvviso nei camerini di un concerto, ognuno dei nostri beniamini riesce ad andare avanti solo reincontrandosi. Questa è la poeticità sulla quale si fonda tuta la filosofia di Lost.

Si vive insieme, si muore soli… ma alla fine ci si ritrova comunque.

Westworld

L’amore in Lost ha mille sfaccettature e non si tratta solo di quello classico da cliché. Basti pensare, per esempio, all’amore di Claire per suo figlio o a quello di Kate nei confronti dello stesso Aaron, di cui decide di prendersi cura nonostante non sia sua madre. Sicuramente, però, è l’amore di tipo romantico a costituire una parte fondamentale.

Tra le tante coppie protagoniste di Lost, sono ce ne sono tre, in particolar modo, a rappresentare tre distinti modi di intendere l’amore.

Kate e Jack incarnano perfettamente l’amore più stereotipato, quello avverso e complicato in cui, spesso e volentieri, ci si fa più male che bene. Sono la coppia tragica, che si consuma nella lontananza e che non riesce a vivere di quotidianità. Jack e Kate rappresentano quell’immagine di coppia con il quale il classico e vecchio cinema ci ha cresciuto, spesso trasmettendoci un’immaginario sbagliato. Da quella ferita sul braccio ricucita alla bell’e meglio, la chimica tra i due è sempre stata palpabile e ha inferto diverse ferite alla parte di noi più vulnerabile.

Di amore pacato, sano e costruttivo si può invece parlare riferendosi a Juliet e Sawyer. Dopo aver subito un pesante rifiuto, i due si ritrovano intrappolati nel passato, costretti a vivere una vita che non hanno in alcun modo desiderato. Nonostante ciò, è proprio dalla sconfitta e dall’abbandono che si ritrovano anime affini e scoprono, l’uno nell’altro, una spalla solida alla quale appoggiarsi

Lost

Infine, non si può non citare la coppia che, a tutti gli effetti, regge lo stendardo dell’amore. Desmond e Penny si incontrano quasi per caso, ben prima degli eventi riguardanti l’Isola, ma a ben vedere è sempre il Destino a metterci un po’ lo zampino. La loro storia supera il tempo e lo spazio, resiste a tutte le avversità confermandosi sempre più forte. Qualche scivolone esiste, le strade non rimangono sempre unite e i due si separano. Una distanza che viene colmata, in qualche modo quasi inspiegabile che risponde alla legge misteriosa dell’Amore. A una chiamata promessa anni prima, Penny non dimentica di rispondere permettendo a Desmond di ritrovare la strada verso casa. Una costante, appunto, che li lega anche quando il vuoto sembra insuperabile.

Tutto questo e molto di più è l’amore secondo Lost: una forza inarrestabile e allo stesso tempo un lago ristoratore in cui potersi abbeverare e riposare.

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Scritto da Serena Faro

Ho attraversato gli oceani del tempo a bordo del TARDIS, ho viaggiato in macchina con Sam e Dean a caccia di mostri, sono arrivata tardi ad un matrimonio a Westeros (meno male) così mi sono diretta a Storybrooke per poi salpare con il capitano Flint. Ho visitato la Londra dei "penny dreadfuls" e la New York dei "mad men". Mi sono ritrovata su un'isola un po' particolare, in attesa di una nuova avventura.

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