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Com’è nato Lost

Lost, si sa, è la madre di tutte le serie tv. Perché? Perché è stata una delle prime serie tv ad adottare una narrazione di tipo moderno (episodi intrecciati tra di loro) e la prima a presentare una struttura costituita da una continua alternanza tra presente e passato e che vede ogni puntata incentrata su un personaggio diverso. Questa struttura è stata così apprezzata da aver fatto scuola, tanto da essere stata ripresa da tantissime serie tv successive, così come l’avvio della narrazione in medias res.

Lost infatti inizia con un occhio che si spalanca, l’occhio di un giovane uomo vestito elegantemente, ma con la cravatta di traverso e il viso insanguinato. È disteso sulla schiena e ansima.

Poi, lo scenario del disastro, l’aereo spezzato, le persone spaventate e insanguinate, le urla. Non c’è nulla a prepararci: nessuna inquadratura dei passeggeri in fila per prendere l’aereo, nessuna dei passeggeri sull’aereo prima o durante la turbolenza che causa l’incidente. Tutto è già successo e ce lo spiegheranno un po’ alla volta proprio tramite flashback.

Ma com’è nato Lost? Giovedì 8 gennaio 2004 Bryan Burk – giovane produttore che voleva dare una svolta alla sua carriera passando dal cinema alla televisione – aveva appuntamento a cena con J.J. Abrams a Kate Martini, un noto ristorante a Beverly Hills. Abrams era lì che lavorava alla sceneggiatura dell’episodio pilota di The Chatch, serie dell’ABC su un cacciatore di taglie.

Ma era più interessato alla sceneggiatura di un pilota che Lloyd Braun – presidente della sezione Entertainment dell’ABC – gli aveva inviato quello stesso giorno: si intitolava Nowhere (da nessuna parte), ma nell’ABC ci si riferiva a esso chiamandolo Lost. Ed è questo progetto, non quello di The Catch, che Abrams mostra a Burk.

La sceneggiatura lasciava desiderare, ma Braun credeva così tanto nel progetto che l’aveva presentato ad Abrams, chiedendogli di metterci mano e di tirarne fuori qualcosa di quantomeno decente.

Infatti, il pilota prevedeva un primo atto in cui si presentavano i personaggi, comodamente seduti sull’aereo che, a fine atto, cominciava a precipitare. Il secondo atto era decisamente peggiore: finiti su un’isola, cercavano di capire come sopravvivere e già a fine atto avevano imparato a pescare con una fiocina. Insomma, la storia era già praticamente conclusa alla fine del pilota.

Burk non arrivò in fondo, ma espose la sua idea: un’isola deserta in cui inserire elementi soprannaturali.

Durante la cena, ne discussero a lungo e continuarono a lavoraci per il mese successivo, mentre Abrams continuava a lavorare anche a The catch. Proprio perché Abrams non voleva mollare il suo altro progetto, gli fu affiancato un altro sceneggiatore: Damon Lindelof, che lavorava a Crossing Jordan.

È stato proprio il nuovo arrivato a creare il personaggio di Jack e ad avere l’idea per l’immagine con cui si apre la serie. L’intesa tra i tre è scattata fin dal primo incontro, al quale Lindelof si presentò indossando una maglietta di Star Wars, cosa che lo fece subito entrare nelle grazie di Burk.

Abrams e Lindelof erano un vulcano di idee e sostanzialmente si trovavano d’accordo su tutto. Una curiosità: Abrams e Lindelof, volevano aprire con Jack, presentandolo come un eroe, per poi ucciderlo alla fine del secondo atto. Avete idea di quante rogne ci saremmo risparmiati??

Ma Steve McPherson, l’allora capo della Touchstone, si oppose energicamente alla questione: e così non avemmo il nostro Game of Thrones ante litteram, dove il protagonista – o quello che dovrebbe esserlo – viene fatto fuori, scioccando i telespettatori. Ma forse, il pubblico non era ancora pronto per una scelta del genere… Forse, chissà, Lost non sarebbe stato un successo senza Jack, forse sarebbe stata solo una delle tantissime serie tv cancellate dopo qualche episodio, di cui nessuno si ricorda più.

Deciso che Jack doveva rimanere e diventare il protagonista e il leader della storia, fu fatta una scaletta del pilota, approvata immediatamente dal network, che – per una volta – se ne infischiò dei suoi stessi protocolli: infatti prima si doveva presentare la sceneggiatura di un pilota, che poi veniva girata agli sceneggiatori e ai produttori affinché la riscrivessero, poi si doveva avere il via libera, fare il casting, ecc. e ancora non era sicuro che la serie sarebbe effettivamente andata in onda.

Lost è stata indubbiamente la seria con la pre-produzione meno lunga: sole sei settimane. È stata Sarah Caplan, assunta da Abrams, a trovare la location: Oahu alle Hawaii, annullando il viaggio in Australia deciso invece dalla produzione.

Scelti gli attori, Abrams decise di posticipare The Catch per dedicarsi alle riprese di Lost, il cui episodio pilota doveva durare due ore ed è stato uno dei più costosi: ben 12 milioni di dollari. Già, avete letto bene. 12 milioni di dollari.

Ma il successo che la serie ha ottenuto ha ampiamente ripagato la ABC e i produttori. E noi fan ringraziamo quell’invito a cena che Abrams ha fatto a Burk l’8 gennaio 2004.

Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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