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La legge di Lidia Poët 3 – La recensione dell’ultima stagione di una serie tv che conferma la sua fortissima identità

una scena tratta dal trailer de La legge di Lidia Poët 3

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su La legge di Lidia Poët 3 e sulle precedenti stagioni della serie tv di Netflix

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La terza stagione ha messo la parola fine a La legge di Lidia Poët. La produzione Netflix termina la sua corsa dopo tre capitoli davvero interessanti (qui trovate la recensione della prima stagione, qui invece quella della seconda stagione), confermandosi un titolo solido e con una fortissima identità. Questo nuovo ciclo di episodi ribadisce la struttura dei precedenti. Esaltando però alcuni tratti – come la costruzione della trama orizzontale – funzionali all’obiettivo di dare una chiusura organica e significativa all’intero racconto.

Sostanzialmente ne La legge di Lidia Poët 3 vengono confermati i pregi della serie tv. La produzione ha avuto la bravura di mantenere un rendimento costante, senza picchi di crescita ma senza nemmeno cadute fragorose. Al netto di qualche difetto di sviluppo dei personaggi e degli intrecci narrativi questo equilibrio si afferma come un segno di valore della serie tv. Questa riesce a chiudere i battenti quindi regalando un finale che sicuramente ci aspettavamo e che omaggia l’intero sviluppo di queste tre stagioni.


Matilda De Angelis nei panni di Lidia Poët
Credits: Netflix

Il messaggio nel finale de La legge di Lidia Poët

Come dicevamo in questa terza stagione de La legge di Lidia Poët la trama orizzontale occupa uno spazio ancora più importante rispetto al passato. La serie Netflix ha sempre avuto la stessa struttura. Un caso che si apre nella prima puntata e che si prolunga fino all’ultima e in mezzo i vari casi di puntata. In questa occasione il peso del caso principale è ancora più grande e questa centralità risulta funzionale proprio al messaggio che – nel finale – il titolo intende veicolare.

Il fulcro della stagione è il destino di Grazia Fontana, omicida – per legittima difesa – di un marito violento e aggressivo. Nel finale la donna viene prevedibilmente assolta con una sentenza storica, che lascia spazio a una frase del suo avvocato difensore – Enrico Poët – che a ben vedere rappresenta il cuore stesso del racconto. Il fratello di Lidia – nella sua arringa – inviata gli uomini della giuria a considerare quale futuro vogliano per le loro figlie. Desiderano un mondo in cui le loro figlie devono subire passivamente le angherie del marito o magari si auspicano che loro stesse possano tirarsi fuori da situazioni di violenza?

È qui che l’emancipazione di Lidia – inseguita per tutta la serie tv – si inquadra in un contesto più ampio. Lidia non è il più il centro concettuale del racconto. Nonostante la mancata riconoscenza sul piano formale, la sua emancipazione è praticamente fuori discussione. Verrà riconosciuta anni dopo – finalmente – con l’ammissione all’ordine degli avvocati, ma Lidia si è comunque conquistata uno spazio di manovra inimmaginabile per altre donne.


Ciò che preme sottolineare – però – è che non basta un caso isolato. Sono tutte le donne a porsi al centro di un processo storico di emancipazione. A tutte deve essere riconosciuto il loro ruolo – eguale e assolutamente paritario – in società. Lidia assurge a simbolo di una battaglia più ampia, che passa sicuramente dal riconoscimento dell’innocenza di Grazia. E col proprio finale La legge di Lidia Poët va a premere proprio su questo aspetto, rendendo la protagonista l’effigie di una lotta collettiva.

Le conferme e le incertezza de La legge di Lidia Poët 3

Al netto di un finale che come abbiamo visto è stato estremamente significativo, l’intera stagione risulta complessivamente molto valida. La legge di Lidia Poët 3 rispetta le attese riproponendo gli schemi che hanno funzionato in passato. Il rischio di cadere nella monotonia viene vinto dalla fortissima identità che il racconto sviluppa, specialmente tramite la propria protagonista. Lidia rimane la dominatrice indiscussa della scena e – grazie anche alla solita splendida interpretazione di Matilda De Angelis – si consacra come uno di quei personaggi destinati a restare nella serialità italiana.


Perdono un po’ di mordente invece in questa terza stagione gli intrighi amorosi. Nonostante l’arrivo di nuove figure – come Consuelo – gli schemi rimangono sempre gli stessi e alla lunga stancano. Anche qui il finale è abbastanza prevedibile e non ci regala chissà che sussulti. La fortuna è che questo doppio triangolo amoroso in fin dei conti non si prenda chissà che spazio e rimane un tutto sommato passabile intermezzo tra le vicende giudiziarie di Lidia.

Un po’ meno spazio hanno avuto in questa stagione anche i singoli casi di puntata, ma non per questo sono stati meno efficaci. Ogni episodio ha avuto una sua solidità e tutte le vicenda sono state trattate con coerenza e precisione. Anche sotto questo versante la serie tv Netflix ha mantenuto un rendimento costante, riuscendo a limare lo spazio alla trama. verticale per lo sviluppo di quella orizzontale senza comunque destrutturarsi.

Il processo di Grazia Fontana ne La legge di Lidia Poet 3
Credits: Lucia Iuorio/Netflix

Cosa ci rimane de La legge di Lidia Poët

Giunti al finale è come al solito tempo di bilanci. La legge di Lidia Poët 3 mette la parola fine a quello che è stato uno dei titoli più interessanti del panorama italiano negli ultimi anni. Una serie tv estremamente solida, con un’identità la cui forza non è semplicissima da riscontrare nel contesto attuale. Sicuramente qualche azzardo in più avrebbe potuto portare a una crescita maggiore, ma come detto non c’è mai stato nemmeno un calo per cui il risultato complessivo è certamente positivo.


De La legge di Lidia Poët ci rimane una strepitosa Matilda De Angelis, sempre più una delle protagoniste più talentuose e affermate della scena nostrana. Ci resta la capacità di realizzare e sostenere un’opera in costume, con una buona ricostruzione del clima dell’epoca. E soprattutto ci rimane la volontà di riuscire a rendere una figura simbolo di un movimento più grande, grazie alla capacità di parlare al presente tramite il passato.

Quella de La legge di Lidia Poët è stata un’ottima esperienza e bisogna che confermare che la testarda Lidia ci mancherà non poco. Allo stesso tempo però siamo di fronte a una serie tv arrivata a una sua definizione e che riesce a concludersi probabilmente al momento giusto, quando ha raggiunto i proprio obiettivi e non ha chissà quanto altro spazio di sviluppo. Tutto è stato fatto correttamente ne La legge di Lidia Poët e proprio per questo della serie tv di Netflix non può che rimanerci un ricordo estremamente positivo.

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