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José Mourinho è il nuovo Professore di La Casa de Papel

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Sentiva ancora troppo vicini i fischi dello stadio. La mano all’orecchio per ascoltarli meglio, con ironia, vestita quasi di un ignobile sarcasmo. L’espressione deformata di chi ha già in tasca tutto ciò che un uomo può conquistare. Si vede ancora lì, il ricordo lo fa sogghignare, ora è forse solo un po’ più laconico. Quella notte adesso è lontana, fa parte del suo passato, ma ricordare ogni tanto lo consola. Ora che tutto è cambiato e che la sua carriera a seguito dell’esonero ha preso una svolta radicale, José Mourinho può solo prendere esempio da quei tempi e trarne consiglio per il nuovo compito che è chiamato a svolgere. Sarà lui il nuovo Professore di La Casa de Papel.

Bene, in questi mesi dobbiamo prepararci al meglio per fronteggiare ehi ehi, non son mica un pirla io! Vi vedo, cosa avete da dirvi sottovoce? Cosa c’è? Siete juventini per caso?

Quella battuta avrebbe fatto ridere un bel po’ di persone sul campo di calcio, ma qui si trattava di altro. Sostituire il Professore era difficile, la cosa più difficile che avesse mai affrontato. Neanche il triplete è stato così impegnativo da raggiungere rispetto all’obiettivo che ora si è prefissato. Era stato chiaro con i suoi nuovi adepti, bisognava puntare sulla verticalizzazione totale. Abbattere la forza delle fasce avversarie con cross continui e sfruttare ogni contropiede. Ma ancora pochi capivano il suo estro.

La Casa de Papel
Professore, desculpa-me, parla de ataco ma non sono tra i titolari. Porque?

Perché sei ancora a zero tituli Cristiano! Sarai pure bravo, ma nell’ultima tua squadra non hai ancora fatto nulla.

Ma ho fatto due gol nell’ultima partita.

Sì, e io ho vinto un triplete. Qual è la situazione del nostro obiettivo, Paul?

Beh, la porta è blindata e l’intera area è difesa da uomini saracinesca.

Sono sicuro che ce la puoi fare, ti ho allenato per utilizzare le tue lunghe leve, potrai interrompere il loro fraseggio e rimettere palla al centro in una situazione di parità.

Ma Professore, dobbiamo rapinare una banca, come nella serie La Casa de Papel, non vincere la finale di Champions.

Senti, vuoi essere mandato in tribuna? Sono lo Special One io, il mio ego mi precede, sei qui per questo e dovresti rispettarmi.

Io veramente sono qui perché Cristiano mi ha detto che se gli facevo compagnia potevo tornare alla Juventus.

La Casa de Papel

Il gelo aveva ormai invaso tutta la stanza. Mentre Cristiano Ronaldo sogghignava teneramente, Paul Pogba gli faceva segno di smettere. José sembrava non avere più forze, ma sapeva che niente poteva veramente scalfire il suo ego e la sua superiorità morale. Neanche il confronto con il vero Professore di La Casa de Papel. Si concesse dieci secondi, li contò uno a uno, lentamente, come se ogni numero potesse dargli la capacità di sopportare uno juventino alla volta. Ma due! Ne aveva ingaggiati addirittura due stavolta, persino Pogba con cui aveva condiviso il Manchester preservava ancora la personalità da soldatino, ma cosa gli era saltato in mente?

Il resto della squadra se la cavava meglio. Eccetto Luciano, sopportava poco anche lui. Era stato costretto a prendere anche un altro allenatore, stavolta però era lui a comandare.

A Professore, ho sai cho inhontrato oggi? Te lo rihordi Peppe? Il Guardiolone, ha detto he ti saluta!

Ma per favore, gli unici tituli che ha vinto sono quelli si è preso grazie agli scandali.

Stai halmino José, se fa pe ride.

È una missione ardua, un progetto più grande di tutti loro, tranne dell’ego di Mourinho. Ed è il suo stesso ego a tenere in piedi tutto ciò che altrimenti si sarebbe già rotto. Riuscirà José a rapinare la Banca di Spagna? Sarà all’altezza del suo nuovo ruolo e del suo predecessore?

E soprattutto, il suo operato lo porterà a essere ricordato anche nella storia di La Casa de Papel?

In qualsiasi modo finirà, José Mourinho uscirà dalla porta principale con una mano all’orecchio per sentire meglio i fischi di chi ancora non lo capisce appieno. Perché che vinca o perda, almeno gli rimane la pubblicità della Molinari.

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Written by Alana Santostefano

Si fa fatica a vivere la realtà quando si è capaci di sognare, si è così tanto legati all'astratto che si pensa di dover costruire cose assurde nel presente dell'esistenza unicamente per convincersi di essere vivi.
Sono una sognatrice, una di quelle che si guarda attorno e immagina un'altra vita, una di quelle che non vede l'ora di andare in un posto chiamato 'se stessi' per poter guardare lontano e immaginarsi coperti di nuvole a volare sul tempo.

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