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5 cose che non vorremmo mai vedere nella prossima stagione de La Casa de Papel

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La Casa de Papel con la sua quarta stagione ha diviso il pubblico di Netflix, in molti si sono chiesti il motivo di alcune scelte di regia che hanno portato la trama a prendere una piega un po’ forzata e in alcuni momenti parecchio trash, con l’inserimento di alcune battute da parte dei personaggi che, oltre a dare al pubblico un effetto di straniamento, sono oggettivamente scritte male e prive di senso (qui la nostra recensione). Vi basti ricordare alcuni dei dialoghi tra il Professore e Marsiglia che, dopo aver spiccicato sì e no dieci parole nella terza stagione, si improvvisa psicologo e parla di sentimenti. D’altra parte quando uno show che di per sé avrebbe un arco narrativo breve viene portato avanti, il rischio di perdita di qualità è sempre alto e questo vale anche per alcune serie tv che invece hanno saputo tenere il passo per anni, come The Walking Dead che, dopo la perdita di Andrew Lincoln – interprete di Rick Grimes – è decisamente andata a rotoli.

Comunque La Casa de Papel continuerà a tenerci compagnia per almeno un’altra stagione, la quinta, in cui speriamo vivamente che la banda del professore riesca a chiudere il cerchio degli eventi.

E aspettando la sua uscita proviamo a elencare alcune delle cose che speriamo La Casa de Papel ci risparmi nella prossima stagione.

1) Basta con le morti di personaggi amati

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Se c’è una cosa che in questa serie tv non viene a mancare è la morte dei personaggi, spesso tra l’altro i più amati. Partendo dalla prima stagione con quella di Oslo e Mosca, nella seconda il sacrificio di Berlino – che in un certo senso l’ha reso immortale – fino ad arrivare all’ultima dipartita, quella che ha letteralmente scioccato il pubblico e spezzato il cuore ai fan, la morte della nostra Nairobi.

Ci hanno crudelmente illuso con l’operazione chirurgica miracolosa svolta da Tokyo, che sembrava aver salvato la nostra falsaria preferita. E invece no, perché nel sesto episodio, dopo aver ricevuto una serie di torture da parte di Gandía, viene uccisa a sangue freddo da quest’ultimo. Possiamo dunque dire che siamo un tantino stanchi e stufi di veder cadere, uno dopo l’altro, i componenti della banda. È vero che All Men Must Die ma questo tipo di motto lasciamolo pure all’ormai conclusa Game of Thrones okay? Non c’è bisogno per forza di fare una strage.

Clarke Griffin

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