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Forse non è la fine – La prima puntata dopo l’ultima puntata di How to Get Away with Murder

How to Get Away With Murder
How to Get Away With Murder

Cosa succede dopo l’ultima puntata delle vostre serie tv preferite? ‘Forse non è la fine’ è la prima puntata (immaginaria) dopo l’ultima puntata delle vostre serie tv preferite. Oggi è il turno di How to Get Away with Murder.

“Sono il professor Christopher Castillo. Questo è diritto penale 1 oppure, come la mia mentore preferiva chiamarlo, le regole del delitto perfetto”

Christopher aveva pensato a lungo a quale frase pronunciare per la sua prima lezione. Ogni volta che metteva piede in aula per l’inizio del nuovo anno, la sua mente ritornava a quel momento. Giorni interi aveva trascorso arrovellandosi il cervello per cercare la combinazione di parole perfetta. Voleva qualcosa di suo, una frase a effetto che colpisse immediatamente i suoi studenti. Niente, però, gli sembrava così d’impatto come il modo in cui Anna Mae iniziava le sue lezioni. Insomma, c’era un momento più epico di quello?

How to Get Away with Murder
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Sua madre si ricordava ancora il primo giorno di diritto penale. Lo raccontava spesso a Christopher, fin da quando era bambino. La prima volta che entrò in quell’aula Laurel era spaventata ma allo stesso tempo determinata a cambiare il mondo. Quando la professoressa arrivò, l’intera classe si ammutolì. La mitica Annalise Keating era proprio di fronte a loro. L’emozione era così tanta che si poteva sentire, percepire, vedere in ogni studente. La fama di quella forte donna nera la precedeva e tutti, tutti volevano essere nelle sue grazie. Anche se era notoriamente spietata tanto da essere soprannominata “Il Cacciatore”. Una volta qualcuno aveva definito il suo corso “Il Regno del Terrore”. Forse Sam, forse qualcun altro. Laurel non se lo ricordava ma non era rilevante.

“Effettivamente è una descrizione calzante. Durante le sue lezioni sembrava di essere all’inferno”

Anna Mae rideva ogni volta che sentiva quelle parole uscire dalla bocca di Laurel. Come sorrideva nello scoprire tutti i soprannomi che gli studenti le avevano dato perché, in fondo, erano veri. Christopher le osservava: era bello vedere le due donne andare così d’accordo. Il ragazzo sapeva che il racconto di quel fantastico primo giorno non era ancora finito. C’era quella frase che Anna Mae aveva detto a sua madre e che, per sua stessa ammissione, Christopher aveva usato in classe molte volte:

“Mai togliere a un altro studente l’opportunità di imparare. Non importa quanto vuoi che gli altri ti credano brava.”

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Peccato che lei non volesse farlo. Era talmente ovvia la risposta che non desiderava perdere tempo prezioso. Eppure da quel momento diventò l’arrogante secchiona della classe. Un’etichetta difficile da scrollarsi. Al tempo, poi, spiegare le sue intenzioni ad Annalise era impossibile. Sembrava proprio che non la sopportasse. Infatti dopo seppe che la professoressa non l’aveva scelta per i Keating 5. Ma non le importava perché così aveva potuto vedere all’opera una vera e propria artista del tribunale. La Michelangelo della giurisprudenza.

A Laurel sarebbe piaciuto che Christopher avesse potuto vederla di più nel suo habitat naturale. Anche al ragazzo sarebbe piaciuto. Non aveva mai conosciuto davvero lo squalo Annalise Keating. Lui conosceva Anna Mae Harkness. Era l’unico, insieme a Ophelia, che poteva chiamarla così. E ne era onorato.

Da quando aveva memoria Christopher ricordava il grande viso gioioso di quella dolce donna. Quegli occhi tristi e spenti si illuminavano con lui. Sorridevano di una felicità così pura da farle dimenticare l’oscurità. Le sue braccia lo cullavano delicatamente, lo proteggevano come se fosse la cosa più preziosa al mondo. Anna Mae lo faceva sentire al sicuro, anche quando, crescendo, non era sempre carina e gentile con lui.

Ma a lei deve molto di più di qualche insegnamento. Ad Anna Mae deve la vita. “Se non fosse stato per te, sarei morto in quell’ascensore”: quando glielo diceva gli occhi della donna si riempivano di lacrime. Non le piaceva ricordarlo: era stato un momento terribile, l’aveva quasi perso. Eppure è grazie a quello che Laurel ha permesso ad Annalise di far parte della vita di Christopher. Perché, se ha potuto vederlo crescere, è merito suo.

How to Get Away with Murder
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Con gli anni Christopher si è accorto della somiglianza tra la madre e la mentore: forti, coraggiose, dedite alla legge e alla giustizia. Laurel non si è mai pentita di non aver seguito la strada tracciata dalla sua famiglia. È lei la nuova Annalise, non l’altra ragazza. Raramente Christopher la sentiva nominare. Quando succedeva calava sempre un’aria malinconica. Come se lei fosse uno di quegli sbagli di cui da un lato ci si pente, ma dall’altro ci si sente in colpa. Ci provava a chiedere alla madre di quella vecchia compagna di classe. Il suo sguardo corrucciato e il cambio repentino di argomento gli faceva capire che era meglio non parlarne. Di lei sapeva solo che aveva realizzato i suoi sogni, ma il prezzo pagato fu alto.

“Lei era la vecchia Annalise, quella che per fortuna tu non conoscerai mai” gli diceva Laurel per tagliare corto.

Sapeva che la sua mentore aveva fatto cose orribili in passato. Che era stata una donna sola, meschina, divorata dal lavoro, dilaniata dalle sue dipendenze e dai suoi sensi di colpa. Era fortunato a non averla mai conosciuta. Se la vecchia compagna di Laurel era in quel modo, non voleva sapere niente di lei.

Ne aveva incontrate di figure così durante gli anni. Anna Mae l’aveva aiutato a trattare con questo tipo di persone. Così come gli aveva dato i suoi trucchi sull’insegnamento. Li vedeva i suoi studenti: alcuni erano impazienti, altri un po’ spaventati, altri fremevano dal desiderio di mettersi in mostra, altri ancora semplicemente volevano imparare. Ormai era un po’ che faceva questo lavoro, capiva le loro dinamiche. D’altronde, anche lui era stato uno studente una volta.

How to Get Away with Murder
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“Dall’altra parte le cose sono sempre diverse. Che sia in un’aula scolastica o in una di tribunale. Guarda chi hai davanti, comprendi chi sono, che vogliono, a che aspirano. Conosci il tuo cliente e agisci, non come farei io, ma come tu ritieni sia giusto”

Pensava alle parole di Anna Mae mentre osservava i suoi allievi, cercando di scrutare le loro mosse, i loro punti di forza e di debolezza. Pensava a quella frase mentre, tra i banchi, appariva l’immagine di Annalise. Ormai era morta da qualche tempo. Era come se il cuore gli fosse stato strappato via dal petto perché Anna Mae era parte di lui. Lei aveva cambiato la sua vita in tutti i modi possibili. Non solo salvandolo e insegnandogli il suo mestiere. Gli aveva insegnato a essere sempre sé stesso, a non nascondere mai il suo vero io.

Lei ci aveva messo un po’ a capirlo, ma alla fine ha imparato ad amarsi e a perdonarsi, soprattutto per il fallimento con suo padre. Non l’aveva mai conosciuto Wes se non attraverso i racconti di Laurel e Anna Mae.

“Wes era un bravo ragazzo. Ma tu non sei Wes, sei Christopher. Non dimenticarlo mai” gli diceva spesso Annalise quando vedeva un’ombra calare sul suo viso. Ma non si doveva preoccupare: Christopher non si era mai sentito un sostituto. Sapeva però che, grazie a lui, Anna Mae si era riscattata dal suo più grande fallimento. Ne era felice. Ed era orgoglioso di averla avuta nella sua vita. L’aveva vista libera, felice, leggera. L’aveva vista divertirsi ed essere triste. E la vedeva ogni volta che entrava in aula perché, in un modo o nell’altro, era sempre insieme a lui: il suo angelo custode personale.

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Accennò un grande sorriso quando vide il suo fantasma. Lei le rivolse uno di quei grandi sorrisi materni e fieri che gli facevano capire quanto Annalise gli mancasse. Ma quello non era il momento dei ricordi, era il momento di iniziare:

“Non vi insegnerò come studiare la legge o disquisire di essa, ma come praticarla in una aula di tribunale come dei veri avvocati”

Anche questa frase Christopher l’aveva presa dall’arsenale di Annalise. Questo metodo d’insegnamento gli piaceva di più rispetto alla semplice, banale e noiosa teoria. L’aveva apprezzato da studente e lo riproponeva ogni anno. Laurel si ricordava ancora del suo primo caso: l’assassina dell’aspirina. Christopher lo conosceva a memoria, così come sapeva che nessuno degli studenti di allora, benché avessero portato idee brillanti, aveva superato la strategia di Annalise.

E nessuno studente di oggi avrebbe superato la sua. Ci avrebbero provato, con tutte le loro forze. Però non ce l’avrebbero fatta perché tutto quello che sapeva gliel’aveva insegnato Annalise. E Annalise era imbattibile. Molte volte non lo lasciava vincere quando era un bambino e giocavano insieme. “Perché dovrei facilitarti le cose? Il mondo è un posto duro e difficile, dove nessuno ti regala niente. Se vuoi vincere, vinci. Non aspettare che te lo concedano gli altri perché non lo faranno”. Nemmeno strillare e piangere serviva. Per queste lezioni, però, l’ha sempre ringraziata. Così come hanno fatto Laurel, Connor e Oliver.

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Non li aveva mai visti prima del funerale di Annalise, o meglio non se li ricordava. Lo stavano guardando con amore. Laurel non poté non andare da loro e scambiare due chiacchiere. Christopher era curioso di conoscerli. Tra una parola e l’altra riuscì a strappargli un invito a cena. Un evento che si replicò e quelle cene divennero appuntamenti fissi.

Durante quelle serate Christopher conobbe la bellissima storia di Connor e Oliver. Il primo aveva scontato cinque anni di carcere, espiando la sua colpa. Il secondo l’aveva aspettato per tutto questo tempo. C’era qualcosa di più romantico? Un amore a 360 gradi, per la vita. Christopher avrebbe voluto trovare qualcuno così. Ancora era giovane, il tempo non mancava. Si consolava ascoltando Oliver e Connor mentre erano a tavola insieme, dove c’era sempre un posto libero, riservato per Anna Mae.

Per i tre era come se il tempo non fosse passato. Erano già stati una famiglia e lo erano ancora. Insieme ad Annalise ne avevano data una a Christopher. Non era convenzionale, ma c’era amore e questo bastava.

“Allora, altro anno, altro giro, altra corsa. È già iniziato il regno del terrore di Christopher Castillo?” disse Connor con la sua solita ironia tagliente. Christopher sorrise, Connor glielo diceva ogni volta. “Quei poveretti non sanno che cosa li attende. In fondo, questo è solo l’inizio”. Tutti e tre risero. No, non era Laurel la nuova Annalise. Christopher era il suo vero erede. E se fosse stata lì, avrebbe riso insieme a loro.

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Scritto da Chiara Manetti

Amo scrivere; è la mia passione più grande. Datemi due personaggi e vi monto una storia in un baleno. Mi considero da sempre una scrittrice, anche se non ho mai pubblicato niente.
Amo le serie TV. Le ho scoperte quasi per caso ma, da quando l'ho fatto, non le ho più abbandonate. Ne divoro non so quante a settimana, al mese, all'anno.
Quindi che fare con due passioni come queste? La risposta è semplice: le ho unite. Ho fatto bene? Ovviamente. Il risultato? Beh, quello me lo dovete dire voi.

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