Vai al contenuto
Home » The Man in the High Castle » Forse non è la Fine – La prima puntata dopo l’ultima puntata di The Man in the High Castle

Forse non è la Fine – La prima puntata dopo l’ultima puntata di The Man in the High Castle

Cosa succede dopo l’ultima puntata delle vostre serie tv preferite? “Forse non è la Fine” è la prima puntata (immaginaria) dopo l’ultima puntata delle vostre serie tv preferite. Oggi è il turno di The Man in the High Castle.

John Smith: Io penso che tu sappia della macchina che stanno testando. Quattro persone sono state mandate in un portale: solo una è passata.

Hawthorne Abendsen: E la ragazza che è passata era?

John Smith: Solo una ragazza come tante.

Hawthorne Abendsen: Come Tante! Credo che scoprirai che la ragazza era unica. Se è riuscita a entrare in un mondo parallelo è perché lei non esisteva lì.

John Smith: No! Mi stai mentendo! Ci sono persone che esistono in entrambi i mondi, versioni diverse ma sono loro, e possono anche viaggiare. L’ho visto!

Hawthorne Abendsen: Vuoi dire se una delle due muore e lascia uno spazio… Sì! Questo è vero.

Gli orrori disumani del nazismo e la sudditanza del popolo americano sotto la clava del dominio giapponese potevano finalmente essere confinati in un’ala remota dell’anima: abbastanza lontano dai pensieri per consentire alla vita di infrangere gli argini costruiti dal terrore e tornare a fluire, ma non troppo da permetterle di dimenticare ciò che non deve mai più ripetersi. Il cuore del mondo ha ripreso lentamente a battere insieme a quello di Juliana Crain, per anni congelato da un’apatia glaciale e soffocante.

Un senso di rinascita avviluppa il primo episodio dopo il controverso finale di The Man in the High Castle.

La sua protagonista volge lo sguardo fuori dalla finestra e respira a pieni polmoni il profumo inebriante dell’esistenza che semplicemente scorre. Forse ancora timida, insicura, accecata dalla luce abbagliante del sole che finalmente è risorto dopo anni tinti di un’oscurità annichilente, ma un’esistenza libera. Arrogante nella sua orgogliosa sregolatezza, indisciplinata, in balìa del più equo e ineluttabile caos: un disordine generato dall’improvvisa sovrabbondanza di possibilità, di punti di vista, di incantevole incertezza.

Eppure Juliana continua a percepire un martellante senso di irrisolto.

L’eco della ribellione le aveva teso la mano e lei l’aveva afferrata senza nemmeno rifletterci, come fosse una reazione automatica e involontaria: da quel momento, ribaltare lo status quo era diventato un assillo destinato a monopolizzare i suoi sforzi fino a oscurare qualunque affetto. Trudy, Tagomi, Thomas, Joe e persino Frank, forse l’unico vero amore della sua vita. Li aveva visti soccombere uno a uno, falciati dalla realtà capovolta di The Man in the High Castle. Non era semplicemente stata colta alla sprovvista dal loro addio ma lo aveva messo in conto fin dal principio, come un sacrificio accettabile o una conseguenza che si è rifiutata di evitare in nome di uno scopo più alto.

Gli occhi fissi sul bene superiore della libertà non hanno vacillato nemmeno un secondo di fronte a tutto ciò che avrebbe potuto perdere lungo la strada che avrebbe imboccato.

Gli stessi occhi che adesso osservano estasiati il mondo migliore che ha contribuito a costruire, ma al contempo si gonfiano di un rimpianto insostenibile. Avrebbe potuto fare di più per le persone care che si è lasciata alle spalle? L’ossessione verso un obiettivo pur encomiabile l’ha forse resa cieca nei confronti di altri valori, o opportunista? Le torna in mente Hawthorne Abendsen, l’unico a procedere controcorrente quando si è aperto il portale. Cosa è andato a cercare? Una nuova vita lontano da quella realtà spietata che gli ha tolto ogni cosa, forse. Oppure spera di ritrovare sua moglie, da qualche parte.

The Man in the High Castle

E se ci fosse un modo per rimediare a un esito forse necessario, inesorabile, ma insopportabilmente doloroso?

In un altro mondo, forse, esiste ancora un Joe Blake che non sia stato irrimediabilmente contaminato dalla sofferenza, sporcato da una rabbia cinica e feroce capace di offuscargli ogni giudizio fino a renderlo un freddo assassino. O un altro Frank a cui sarebbe in grado di dare il suo amore per davvero, stavolta. A cui vorrebbe disperatamente mostrare quella vita che era diventata un ideale condiviso e che ora le si dispiega finalmente davanti rigogliosa: porgendogliela come un dono, o forse l’ultima possibilità di chiedergli scusa per tutto quanto.

La mente di Juliana vola immediatamente al momento in cui ha riabbracciato Trudy: anche lei una viaggiatrice approdata in un altro mondo per rivedere sua sorella, scomparsa nella sua realtà originaria. Ma Trudy soffriva perché la Juliana che ha trovato non era davvero sua sorella, non quella che lei ricordava. Né Joe né Frank sarebbero gli stessi uomini che Juliana ha conosciuto e amato, prima di perderli per sempre. E del resto piombare improvvisamente nelle loro ipotetiche vite, delle versioni presumibilmente migliori nonostante o forse anche perché non comprendono lei, potrebbe rivelarsi una scelta meramente egoistica incapace di riparare ai suoi errori.

Thomas è morto! Amy non è più nostra, la sua mente appartiene allo Stato, e Jennifer ci ha rinnegati. Abbiamo avuto tre occasioni e le abbiamo sprecate tutte! Se c’è una versione migliore di me da qualche parte voglio che sia quella ad avere mio figlio, perché tu e io non meritiamo di averne uno.

Helen Smith
The Man in the High Castle

Per ultimo, Juliana ripensa a John Smith. Non l’ufficiale nazista della sua realtà, ma l’integro e gentile venditore conosciuto in quell’America che gli ha offerto l’alternativa di essere una persona perbene.

Paradossalmente, nella realtà in cui il nazismo ha deturpato l’America, è stato proprio John Smith ad alimentare la macchina infernale che ha tolto ad Amy e Jennifer Smith prima un fratello e poi entrambi i loro genitori. Ed è sempre a causa sua che Helen e Thomas Smith hanno perso rispettivamente un marito e un padre amorevole nel mondo in cui gli Alleati hanno vinto la Guerra. Affidare le due bambine rimaste orfane alla Helen Smith della realtà parallela non significherebbe restituire loro la madre, la stessa donna che le ha cresciute fino a quel momento: ed è proprio questo che la rende l’unica scelta giusta.

Juliana ha appena la forza necessaria per un’ultima missione, prima di gettarsi come un affluente nel fiume della nuova vita che l’attende e abbandonarsi al suo corso. Ora finalmente sa cosa fare.

E quando, attraversato il portale, si ritrova faccia a faccia con quella Helen Smith alla quale la sua peggiore versione avrebbe desiderato affidare la vita di tutti e tre i suoi figli, mentre stringe forte la sua mano destra in quella di Jennifer e la sinistra in quella della piccola Amy, Juliana pronuncia commossa poche, semplici parole.

Tu non le hai mai conosciute, ma nel mio mondo queste sono le tue figlie.

LEGGI ANCHE – Forse non è la fine – La prima puntata dopo l’ultima puntata di How I Met Your Mother