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Le storie vere che si nascondono dietro Hollywood, la miniserie gioiello di Ryan Murphy

Hollywood

Quanto c’è di vero e storico nei personaggi della serie tv Hollywood? Quanto invece di fantasioso? Proviamo a scoprirlo ripercorrendo storie incredibili.

Hollywood, la miniserie gioiello di Ryan Murphy è puro Ryan Murphy: un carosello di colori, vivacità, eclettismo, ma anche tanta profondità di sguardo. Il mondo dello spettacolo, la Vecchia Hollywood, viene dissezionata con gusto critico e con sguardo disincantato. Era l’epoca dei moralismi bigotti, degli eccessi, dell’omofobia, del razzismo, della disparità di genere.

Un mondo tanto frenetico quanto malato, forse per certi versi non così lontano dallo star system attuale, in cui arrivismo, fama e incassi regnavano sovrani e dove non c’era posto per essere sé stessi con l’opinione pubblica. Ryan Murphy tratteggia questa realtà con la raffinatezza (ma anche la crudezza) che gli è propria. Quello che se ne ricava è una serie tanto sfaccettata e severa quanto dinamica e irresistibile (e piena di retroscena incredibili).

Ma la realtà della finzione non si mescola sempre con l’accuratezza storica. È una scelta voluta: non siamo di fronte a un documentario ma a un’opera che vuole restituire lo spirito del tempo, le inesauste contraddizioni ma contestualmente anche riabilitare le anime di uomini e donne a cui la storia ha sottratto il loro posto.

Così, come accade in C’era una volta a… Hollywood, l’orrore si trasforma in riscatto, la sofferenza in sollievo e la morte in vita nuova. Questo approfondimento si prefigge perciò il compito, al pari della serie di Ryan Murphy, di restituire memoria ai protagonisti e, attraverso le loro storie, le vere storie, evidenziare le differenze tra la riscossa della finzione e la cruda realtà della storia.

1) Rock Hudson

Rock Hudson

Unico personaggio principale basato sull’attore realmente esistito, presenta in realtà molte divergenze con l’originale. A detta di molti il vero Hudson era decisamente più ambizioso e le parti ottenute frutto di capacità fuori dal comune piuttosto che di una certa casualità e fortuna come sembra apparire nella serie.

Nella realtà Hudson cresce in una famiglia disfunzionale a Winnetka (Illinois): il patrigno si mostra spesso violento con lui soprattutto di fronte a certi comportamenti che reputa “effeminati” nel ragazzo, come la volontà di seguire lezioni di recitazione. Ma con ostinazione Rock Hudson supera l’ostacolo e riesce molto giovane a mettersi in contatto con un talent scout del mondo dello spettacolo, Henry Willson. Questi, colpito dalla schiettezza del giovane, decide di prenderlo sotto la sua ala. Inizia così una sfolgorante carriera.

La serie Netflix accentua e rende più esplicita l’omosessualità dell’attore mostrandolo in pubblico, addirittura sul red carpet, con il fidanzato. Nella realtà l’orientamento sessuale di Hudson rimase nascosto a lungo nonostante diversi rumor. “Merito” soprattutto dell’agente, Willson, che fece di tutto per evitare lo scandalo. Prima organizzandogli un appuntamento a una raccolta fondi con la ballerina e attrice Vera-Ellen, poi combinando il matrimonio con la sua segretaria Phyllis Gates per mettere a tacere voci sempre più insistenti.

Un matrimonio che sarebbe durato appena tre anni e, come rivelato vent’anni più tardi dalla stessa Gates, del tutto falso. La sessualità di Hudson continuò a rimanere un mistero fino al 1985, anno in cui comunicò pubblicamente di essere anche malato di AIDS. Quello stesso anno Rock Hudson si spense all’età di 59 anni.

2) Henry Willson

Jim Parsons

L’agente di Rock Hudson e di molti altri sconosciuti che seppe lanciare come star indiscusse è presentato come un omosessuale con propensione da drag queen che non si fa scrupolo di chiedere sesso in cambio di favori. Effettivamente uno dei suoi clienti, Tab Hunter, riferisce di lui in termini tutt’altro che lusighieri (“libidinoso”). Sempre secondo Hunter, Willson vedeva le star maschili come il corrispettivo delle pin-up che avevano rinfrancato gli animi delle truppe durante la guerra. Il talento era un aspetto secondario, ciò che più contava era la bella presenza e il fascino.

Willson si aggirava in locali, pub, discoteche, perfino piste di pattinaggio e stazioni di rifornimento in cerca di nuovi talenti che rispondessero alla sua idea patinata di “star”. Una volta convinti a firmare per lui ne curava in maniera morbosa l’immagine a partire dal nome che avrebbe dovuto trasferire senso di virilità e dinamismo (Rock dalla Rocca di Gibilterra e Hudson dal fiume Hudson).

Comunicare eterosessualità, charme e presenza erano fattori considerati fondamentali da Willson: per questo non si fece scrupolo a ricorrere a ogni stratagemma per mascherarne l’eventuale omosessualità e alterare i momenti di socialità, come nel caso di Hudson. Ma leggendario nel mondo di Hollywood è anche il lato vendicativo di Willson.

L’agente avrebbe infatti diffuso maldicenze su due ex clienti che lo avevano licenziato per favorire l’ascesa di Rock Hudson. Voci di corridoio che lo stesso biografo ufficiale di Hudson, Mark Griffin, ha definito “Molto credibili alla luce del modo in cui sapevamo che operava Henry“. Un aspetto che torna anche nella serie tv quando Willson mette a tacere, servendosi di giornali scandalistici, dicerie dannose sul boss degli studios, Avis Amberg (Patti LuPone).

Nella serie è interpretato da Jim Parsons, che ha praticamente confuso i fan.

3) Anna May Wong

Hollywood

L’attrice cinese-americana in Hollywood viene presentata da Ryan Murphy come esempio di rivalsa contro lo star system. Un modello di donna capace di imporsi in un settore decisamente maschilista. Alla fine nella serie otterrà anche un Oscar per la parte nel film fittizio Meg. La realtà, però, è un po’ diversa.

Wong inizia la sua carriera già all’epoca del muto e nonostante le ottime doti recitative viene costantemente circoscritta in parti decisamente stereotipate di donne asiatiche esotiche, forti, dominanti e misteriose (le cosiddette “dragon lady“). La vera svolta però si presentò quando la Metro-Goldwyn-Mayer decise di produrre il film La buona terra, tratto dall’omonimo romanzo di Pearl S. Buck. Un’opera cruda e profonda che descrive le condizioni di vita di due coniugi cinesi e delle difficoltà nella vita dei campi.

Per Wong è senza ombra di dubbio l’occasione per emergere. La sua esperienza nello spettacolo, i protagonisti cinesi e i buoni rapporti con la casa produttrice le danno ottime speranze di ottenere la parte. L’attrice si trova perfino a scherzare durante un’intervista affermando che non aveva bisogno di ulteriori provini. “So che sembro cinese e come me lo sanno anche gli altri“. Le cose precipitano, però, quando, ironia della sorte, per la parte del marito viene scelto Paul Muni, un attore bianco.

All’epoca, infatti, il codice Hays, una serie di linee guida “morali” del governo americano su ciò che si potesse o meno rappresentare sul grande schermo, impediva la messa in scena di rapporti interraziali. Per Wong è un colpo al cuore. La parte va all’attrice americana Luise Rainer e quando la MGM offre a Wong il solito ruolo da dragon lady, l’attrice rifiuta altezzosa. “Mi state chiedendo di fare il ruolo più sgradevole affidando ad attori americani tutti i ruoli di personaggi cinesi“. Un atto di grande coraggio a cui non fa seguito, però, un riscatto per l’attrice che non avrebbe mai ottenuto l’Oscar a differenza della Rainer che lo raggiunge proprio per questa parte.

4) Scotty Bowers

Scotty Bowers

Sebbene nella serie compaia con il nome di Ernie West è chiaro che modello per il personaggio è Scotty Bowers, il benzinaio-gigolò più chiacchierato e amato dalla star di Hollywood. E non solo da loro! Nelle sue memorie Bowers descrive un giro di prostituzione che coinvolgeva star come Cary Grant, Bette Davis e perfino, verosimilmente, il duca di Windsor e sua moglie.

Molti lo ricordano come un personaggio totalmente fuori dal coro, osceno, esasperato e volutamente scandaloso in forte opposizione alla patinata immagine bigotta della Hollywood negli anni ’50. Proprio come l’Ernie West di Ryan Murphy.

5) George Cukor

Hollywood

Regista eclettico e originale, particolarmente interessato a mettere in scena protagonisti femminili complessi e forti, non ha un ruolo dominante nella serie tv Hollywood. Eppure la festa che domina il terzo episodio ha come uomo dietro le quinte proprio Cukor, il quale si rese protagonista di party in piscina sfrenati e pieni di ragazzi procaci. La sua casa rappresentava un’esplosione di cultura queer e un luogo sicuro, ben protetto dai riflettori dei giornali scandalistici.

6) Tallulah Bankhead

Hollywood

E a proposito dei party di Cukor, grande protagonista nella realtà come nella serie era Tallulah Bankhead. In Hollywood la vediamo sniffare cocaina, strusciarsi con diversi uomini, scherzare fino a notte inoltrata. La stessa Bankhead non faceva segreto della sua vita dissoluta tra eccessi di ogni tipo. Fu probabilmente proprio questa sua reputazione a causarne il declino in corrispondenza della crescente censura morale che investe il mondo del cinema americano a partire dagli anni ’30. La sua celebre, beffarda frase catch Sono pura quanto la fanghiglia” viene ripresa anche nel terzo episodio di Hollywood.

7) Hattie McDaniel

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Solo un accenno nella serie alla presunta bisessualità della cantante e attrice, proprio nella prima apparizione quando viene mostrato uno dei gigolò di Ernie senza camicia e la Bankhead che prima di andarsene le dà un bacio sulla bocca. Ma Ryan Murphy nel tratteggiarne la figura si è concentrato soprattutto sul momento cruciale della sua carriera, l’Oscar del 1940 in Via col vento, il primo ottenuto da un’afroamericana.

Ma per l’attrice le cose erano tutt’altro che facili: anche la notte degli Oscar fu costretta a stare a un tavolo separato dagli altri attori, isolata perché le regole dell’hotel che ospitava la cerimonia impedivano agli afroamericani di entrare. Per lei venne fatta un’eccezione ma a patto che stesse distante.

Nonostante il prestigioso riconoscimento la McDaniel rimase confinata negli stereotipi di donne nere bonarie, cameriere e nutrici, il che gli valse anche diverse critiche da parte delle comunità afroamericane.

8) Vivien Leigh

Vivien Leigh

E a proposito di Via col vento, non possiamo non menzionare la protagonista nel ruolo di Rossella O’Hara. Vivien Leigh compare in Hollywood a una festa di Cukor indossando l’abito di Rossella preso dal set ed entra in confidenza con Bowers. Proprio dalla biografia del gigolò di Hollywood Ryan Murphy ha attinto moltissimo per le sue scene e dialoghi.

Nella serie si fa anche menzione degli “sbalzi di umore” dell’attrice. Si tratta di un’allusione al disturbo bipolare (allora genericamente considerato mania depressiva) di cui l’attrice soffriva, a quanto pare già dal 1937, anno in cui amici e collaboratori iniziavano a notare uno sfaldamento mentale nella donna.

9) Noël Coward

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Di Coward, commediografo, attore, regista e produttore, è sempre Bowers a parlare nella sua biografia affermando che era un habitué dei party di Cukor. Arguto e salace, Coward fu autore prolifico di commedie anche polemiche e satire sociali di grande profondità. Omosessuale dichiarato vide molte delle sue opere, come Un matrimonio all’inglese, trasposte sul grande schermo prima che lui stesso si lanciasse nel mondo dello star system dapprima da sceneggiatore e poi da regista e produttore.

Nella serie Murphy riesce a rendere molto bene la sua indole ironica e pungente già dalla sue prime battute restituendo un personaggio di contorno ben caratterizzato.

10) Peg Entwistle

Peg Entwistle

Tragica storia quella dell’attrice Peg Entwistle il cui esito funge da espediente nella serie per la realizzazione del film fittizio Meg. La pellicola, attraverso la vicenda della Entwistle, mette in scena un violento attacco alla società bigotta e omofoba del mondo dello spettacolo dell’epoca.

Nella realtà l’attrice, dopo aver anche esordito al fianco di star come Humphrey Bogart, subisce particolarmente la crisi del ’29. Il declino professionale coincide con quello personale. Nella serie la si immagina tormentata da un fidanzato opprimente. La vera Entwistle dovette invece avere a che fare con un marito abusivo e alcolizzato. Il matrimonio si concluse proprio nel ’29 e non passò molto prima che l’uomo si risposasse. La cosa devastò ulteriormente la già provata psiche di Peg che decise perciò di salire sulla famosa “Scritta Hollywood” e lanciarsi dalla cima della lettera H trovando così la morte.

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Scritto da Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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