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Gotham 4×01 – No licenza, no party

Gotham

Finalmente su Fox è tornata Gotham con la sua 4 stagione!

licenza

La terza stagione è stata principalmente caratterizzata dalla scoperta delle motivazioni che portano Bruce Wayne a divenire il vigilante notturno. Ma alla fine di quest’ultima, Gotham si ritrova (per l’ennesima volta) nel caos post azzuffata finale tra i vari “cattivi” e “buoni“.

Il pilot di questa quarta stagione ci catapulta in una metropoli ormai rassegnatasi al proprio crimine, tanto da renderlo lecito con un tesserino. C’è chi colleziona timbri per arrivare a mangiarsi un kebab gratis dopo averne acquistati 10, e c’è chi colleziona generi di criminalità da rapina, a cacciatore di teste, a semplice tizio anarchico che “Abbasso il sistema! Spacco tutto!“, il tutto controfirmato dal creatore di questa genialata: Il Pinguino.

Oswald Cobblepot ha messo da parte il suo cuore infranto e ha deciso di scalare nuovamente la vetta dell’olimpo criminale di Gotham. Scende in campo mettendo in azione la rinomata strategia “chi ti frega per primo vince” e coinvolge politica e forze dell’ordine, che si vedono costrette a sottostare a questo nuovo cartellino.

Wanna rob a bank? Get your license!

Ogni truffatore, ladro o attaccabrighe viene quindi dotato di licenza, che ha paradossalmente reso il crimine un’attività tollerata. Tutto ciò Oswald lo fa per “il bene della città”, ma soprattutto per regnare nuovamente sulla scena criminale, servendosi di aiutanti quali (il soprammobile) Ivy e il (ex) famigerato Zsazs, che tiene così tanto a cuore la questione licenza che non spara sulla folla per prendere i fuggitivi. Involuzione del personaggio o de-naturalizzazione ai fini della trama? Mah, qualcosa non quadra.

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Su Jim Gordon non c’è molto da dire, poiché il pilot punta i riflettori soprattutto su Cobblepot e Wayne. Quello che è certo è che il nostro amato detective continua prenderle di santa ragione ogni due per tre. Addirittura anche dai suoi colleghi, che gli regalano una scazzottata degna dello stile scolastico americano. Insomma, Jim cerca di rimanere sempre sui suoi principi di poliziotto buono in una città che ormai è corrotta fino all’osso.

Fortuna vuole che il cervellino del signorino Wayne comincia a svegliarsi, decidendo finalmente di fare anche lui qualcosa per la comunità, ossia andare in carcere senza passare dal via. In fin dei conti è ancora un fanciullo, ne ha di strada da fare. Il punto è che tutti conoscono le basi della fisica e se ti poggi su una finestra di vetro di peso, cosa ti aspetti che accada? Non oso immaginare la reazione del povero maggiordomo.

Tralasciando questo futile passaggio, il percorso che sta intraprendendo il nostro vigilante è sempre più in ascesa, tanto da intitolare questa stagione A Dark Knight (un po’ prestino per sparare questi titoloni?! Vedremo). Insieme a Cobblepot e al detective Gordon, ciò che unisce questi tre protagonisti è proprio il tema della vigilanza declinato in tre diversi pensieri. Se il Pinguino è colui che più si discosta dalla mentalità degli altri due, Jim e Bruce sono quelli che più si assomigliano. Anche se il vigilante si ritrova ad essere il mediatore tra due estremi.

Da tenere sotto stretta osservazione è Ra’s al Ghul, che spunta per un brevissimo secondo e poi scomparire di nuove nelle ombre. Chissà cosa avrà n serbo per il piccolo Wayne, speriamo in qualcosa degno del fumetto da cui è tratto.

Insomma, finalmente vediamo il futuro Cavaliere Oscuro prendere forma.

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Tra queste tre macrofigure, trovano spazio anche i personaggi secondari come Selina: il suo legame con Tabitha ricorda molto il rapporto tra un maestro e un’allieva, speriamo quindi che si lasci più spazio di crescita anche alla futura Catwoman. Delizioso il suo incontro con Bruce, anche se appare un tantino forzato, la brevità dell’incontro bilancia tutta la scena rendendola gradevole e dando un accenno di profondità alla relazione che corre fra i due. Nota di merito ad Alfred che non solo ha il miglior tempismo di sempre, ma ci strappa una risata con la sua battuta divertente.

Per ultimo, ma non per importanza, volevo soffermarmi su Scarecrow. Presentato al pubblico in modo molto appetibile, fa nascere in me la voglia di un cattivo all’altezza di Jerome. Voglia morta sul nascere quando, dopo aver presentato la paura di Jonathan Crane con un bel spaventapasseri dotato anche di buoni effetti speciali, me lo presentano a fine puntata come lo Yeti di Monster & co. Speriamo in un futuro restyling, che di puntate ce ne sono ancora in abbondanza.

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La prima cosa che mi è venuta in mente guardando lo Scarecrow

In conclusione, un pilot nella norma per uno show che anche disponendo di un budget limitato, riesce a sfruttarlo al meglio. Una premessa va ormai fatta però: amici addicted dei fumetti, abbandonate ogni speranza che questo show possa in qualche modo portare effettivamente alla luce della televisione, le storie e i personaggi dei fumetti DC. Ahimè, Gotham si è ormai discostata da quel mondo sotto molti punti di vista (primo fra tutti il tono con cui vengono affrontati alcuni temi e alcuni personaggi), divenendo una Serie Tv che si è solo ispirata a quel mondo super-eroico.

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Written by Sara Marzocchi

Mi sono immaginata in molti universi, ho vissuto storie diverse in differenti epoche. Quel piccolo tasto chiamato play è in realtà il mio armadio per Narnia, il mio biglietto per Hogwarts, il mio Tesseract. Il mio passaporto telefilo non è mai abbastanza pieno, come non lo è neanche quello dei film e quello dei i libri. Insomma, potreste dedurre che mi piace la vita sedentaria, ed invece no. Sono una contraddizione vivente in cerca del suo punto d’equilibrio.

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