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Tyrion e Cersei Lannister: riuscire a convivere, nonostante tutto

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ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Game of Thrones.

Game of Thrones è prima di tutto una storia di uomini. Delle qualità che ci contraddistinguono, così come dei legami che ci uniscono, che lo vogliamo o meno. A tal proposito, non possiamo non citare la relazione fra Tyrion e Cersei Lannister, due delle figure più interessanti e complesse di Game of Thrones. Due colonne portanti dello show che, nonostante tutto, sono sempre state legate da un filo invisibile, da una convivenza forzata di cui abbiamo potuto scoprire di più nel corso delle stagioni.

Pur condividendo lo stesso cognome, i due sono sempre stati estremamente diversi. Da un lato abbiamo Tyrion (qui vi abbiamo parlato della sua evoluzione), un personaggio che ci ha conquistato subito con la sua straordinaria intelligenza, con un delizioso senso dell’umorismo e un’autoironia capace di fargli incassare qualsiasi colpo. Uno strumento necessario per la sopravvivenza del Folletto, così come quell’astuzia che lo abbiamo visto usare più volte per ingannare il prossimo. In mancanza della prestanza fisica, Tyrion infatti capisce di dover affinare la sua mente, un’arma fondamentale che ci ha mostrato quanto potesse essere simile al padre: fermo, autoritario e occasionalmente spietato. Caratteristiche che lo rendono sicuramente un Lannister, senza però fargli sacrificare il suo cuore, così come la sua capacità di empatizzare col prossimo.

Anche con la stessa Cersei che, dal canto suo, non ricambierà mai la gentilezza.

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La Lannister è infatti crudele e narcisista, una donna ambiziosa e spietata, disposta a tutto pur di ottenere ciò che desidera. Egoista e sprezzante, è convinta di avere la stessa astuzia e carisma del padre, e di essere dunque la sua vera erede. Ma la verità è ben diversa. Nonostante sia formidabile nell’ottenere il potere, non è altrettanto abile a mantenerlo. Pericolosa e impulsiva, arriverà a compiere azioni terribilmente audaci, causando conseguenze che non saprà poi come gestire. Un susseguirsi di tragedie che non riuscirà ad arginare perché priva di quell’intelligenza politica che invece contraddistingue Tywin, o anche lo stesso Tyrion. Ma nonostante ciò, Cersei (qui la sua evoluzione in fotogrammi) non si fermerà mai di fronte a niente, che sia in virtù della sua ambizione o per l’amore della sua famiglia, in particolare i suoi figli.

Ed è proprio grazie a loro che troviamo la qualità che più la redime. Il suo amore di madre, un sentimento totalizzante, viscerale, quasi primordiale. Una caratteristica che verrà sempre apprezzata anche da Tyrion, consapevole di quanto la sua umanità risieda proprio in questo incondizionato affetto. Un sentimento che lui stesso avrebbe desiderato ricevere ma che gli verrà negato per tutta la sua vita. L’odio di Cersei nasce infatti nell’esatto momento in cui Tyrion viene alla luce, durante un parto difficile che le porterà via la madre che amava tanto, dandole in cambio un fratello deforme. Un mostro che, con la sua stessa esistenza, rovinerà quel perfetto mondo dorato in cui aveva vissuto fino a quel momento.

Il racconto di Oberyn nella quarta stagione di Game of Thrones è fondamentale per ripercorrere quei momenti d’infanzia.

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Nonostante il dolore di Cersei sia comprensibile, la sua mancanza di compassione per il fratello non lo è. Una testimonianza di quanto i sentimenti corrotti della Lannister abbiano radici profonde, che nessuno riuscirà mai a sradicare. Testarda e irremovibile, la donna vedrà sempre in Tyrion lo specchio della morte di Joanna Lannister, oltre che un volgare balordo che non mancherà mai di disonorare il nome dei Lannister. Ma Tyrion è chiaramente molto più di questo. È vero, non si può dire che non ami i piaceri terreni, ma allo stesso tempo è un grande stratega, una mente brillante che si rivelerà fondamentale per la sopravvivenza di Approdo del Re durante l’assenza di Tywin.

Una realtà di cui in fondo anche la stessa Cersei è consapevole, ma che rifiuta di accettare per puro sdegno. Pur notando gli sforzi del fratello, non riesce infatti a prenderlo sul serio. Così come non riesce ad accettare che il padre gli abbia affidato un compito che, dal suo punto di vista, sarebbe spettato a lei, l’unica a comprendere davvero l’importanza dell’eredità dei Lannister. Ma è proprio questa sua testardaggine che la priverà della possibilità di far sentire la propria voce, di essere coinvolta nelle decisioni del fratello. E, chissà, forse anche di creare un rapporto più sano che avrebbe risparmiato a entrambi numerose sofferenze.

Insieme, i due Lannister sarebbero stati formidabili. E in rare occasioni, Game of Thrones ce lo ha mostrato.

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Nonostante l’odio e il risentimento, i due hanno infatti condiviso momenti d’intima comprensione. Istanti in cui li abbiamo visti aprirsi, mostrandosi sinceri e dando voce ai loro dubbi, sofferenze e paure. Basti pensare a quando si confrontano sulla vera natura di Joffrey, o alla riflessione di Cersei sulle felicità che solo una madre può provare. È in queste scene che abbiamo scoperto quanto la donna potesse essere vulnerabile. Così come quanto Tyrion fosse disposto a trovare un contatto con quella sorella che lo aveva sempre disprezzato. Con quella fiera che, nonostante tutto, aveva ancora un cuore. Un’umanità a cui lo stesso nano si appellerà nella settima stagione quando, consapevole della sua gravidanza, cercherà di farle porre fine al conflitto con Daenerys per unirsi contro un nemico ben più pericoloso.

Ma come ben sappiamo, niente potrà mai piegare la volontà di Cersei Lannister. Non Tyrion, non Jaime, non l’Alto Passero e nemmeno la terrificante vista di un non-morto. Per quanto il nano ci proverà, la sorella non accetterà mai di vederlo sotto una luce diversa, continuando così a intraprendere una strada fatta di odio, sofferenza e vendetta. Ogni occasione per deriderlo verrà colta, e quando vorrà ferirlo lo farà senza alcun rimorso. Ma ciò non significa che Tyrion sia da meno. Pur non ricorrendo alla stessa crudeltà, l’uomo compirà azioni che sapranno ferire profondamente la sorella. La decisione di mandare Myrcella a Dorne ne è un perfetto esempio: una mossa strategica che, seppur cruciale per porsi nelle buone grazie dei Martell, intaccherà ulteriormente una relazione già di per sé problematica.

Da questo momento in poi, sarà infatti un susseguirsi di disagi e tragedie.

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Le torture ai danni di Ros (creduta Shae), la notizia del matrimonio di Tyrion con Sansa, di quello di Cersei con Loras. E che dire della morte di Joffrey? Un evento cruciale nella storia di Game of Thrones, una fine che, seppur desiderata da molti, ci ha anche mostrato un dolore che nessuno vorrebbe, e dovrebbe, mai provare. Se ci mettiamo nei panni di Cersei, la morte di Joffrey è infatti tutt’altro che soddisfacente: siamo di fronte a una madre che osserva impotente il figlio morente, in cerca d’aria mentre soffoca nel suo stesso sangue. Una scena raccapricciante, resa ancor più potente dal dolore di Cersei, privata del primogenito nel peggior modo possibile.

Come le era stato predetto da Tyrion, è proprio nel momento in cui si sente sicura che la sua felicità si tramuta in cenere, in un vuoto che verrà poi colmato da una furia cieca. Da un’ira incontrollabile che riverserà interamente su Tyrion, il fratello che sì aveva sempre disprezzato ma che forse non avrebbe mai ritenuto capace di un atto così deplorevole. La reazione immediata di Cersei è dunque comprensibile, oltre che terribilmente realistica. Ciò che non lo è invece la sua decisione di fermarsi alle apparenze. La sua irremovibile convinzione che Tyrion sia colpevole, la conferma definitiva di tutto ciò che aveva sempre pensato del fratello.

Arrivati a questo punto, la relazione fra i due sembra ormai irreparabile.

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Non c’è più possibilità di contatto, di comprensione. E con il successivo omicidio di Tywin, la crepa che c’era fra loro diventa una voragine insaldabile. Alla fine della quarta stagione (qui vi abbiamo parlato del perché sia la migliore in assoluto), Tyrion si libera finalmente di una presenza che lo aveva soffocato per tutta la sua vita. Che più volte lo aveva manipolato insieme ai suoi fratelli per assumere ruoli ingrati, noncurante della loro felicità personale. Ma allo stesso tempo, con la caduta di Tywin la casata dei Lannister verrà esposta a tutti quei pericoli che era riusciti a evitare proprio grazie al patriarca. Privata della sua colonna portante, quella che era stata la famiglia più influente di Westeros comincerà dunque a crollare, andando incontro a numerose difficoltà: l’Alto Passero, i Tyrell, la morte di Myrcella e Tommen.

Tutti eventi che distruggeranno lentamente Cersei, fino a farla sprofondare nella più completa follia. In un regno pensato solo per la salvezza della sua famiglia, di quel figlio che ha in grembo e che non vedrà mai la luce, nonostante i tentativi di Tyrion di renderlo possibile. Dopo anni di distanza, il protagonista infatti tornerà ad Approdo del Re, in quella città che lo aveva deriso e rifiutato, ma che cercherà comunque di salvare. Pur essendo al servizio di Daenerys, l’uomo infatti non può, e non vuole, essere responsabile della morte della sua famiglia. Nonostante tutto ciò che aveva subito dalla sorella e dal padre, spera ancora che possa esserci un modo per comunicare. Per trovare un accordo che possa non solo rivoluzionare i Sette Regni, ma anche dare una possibilità a Cersei e Jaime.

A quella nuova vita per cui sa che la sorella farebbe qualsiasi cosa.

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Il teso confronto alla Fortezza Rossa ci parla esattamente di questo. Nonostante le minacce di morte e le parole dure che vengono scambiate, alla fine i due fratelli riescono ad essere civili. A tornare a parlare come nelle stagioni precedenti, quando sì c’era già una chiara rivalità ma anche un qualche tipo di rispetto, una riluttante comprensione dei rispettivi punti di forza. Ed è proprio per questo che abbiamo sperato fino in fondo che Cersei si piegasse per una volta. Che ascoltasse la ragione invece che rintanarsi nuovamente nel suo castello di bugie, tradimenti ed egoismo. La fiducia di Tyrion, così come quella di Jaime, era diventata la nostra. Purtroppo, neanche la speranza per un futuro diverso riusciranno a convincere l’irremovibile Cersei. La testarda e ostinata Regina dei Sette Regni, ebbra di potere e illusioni. Di un’immagine del mondo che non si sarebbe mai concretizzata e che, con l’arrivo di Daenerys, crollerà definitivamente in mille pezzi.

Se da un lato la morte di Cersei è piuttosto deludente, non possiamo dire lo stesso della reazione di Tyrion. Nel corso delle ultime due stagioni lo avevano infatti visto cercare in tutti i modi di dare una chance alla famiglia che aveva lasciato indietro, agendo anche dietro alle spalle della sua regina. Ed è per questo che la sua disperazione di fronte ai corpi dei fratelli non ha potuto che commuoverci. L’ultimo Lannister rimasto in vita, privato del fratello che lo aveva sempre sostenuto e della sorella che, in un altra vita, forse avrebbe potuto amare. È una fine dolceamara per la relazione di Tyrion e Cersei, un epilogo che forse avrebbe meritato qualcosa in più, ma che comunque non toglie niente al percorso a cui abbiamo assistito nel corso delle stagioni.

Fra i due fratelli non c’è mai stato buon sangue.

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Laddove avremmo dovuto trovare amore e affetto, abbiamo invece scoperto odio, risentimento e disgusto. Eppure, questi due personaggi hanno saputo coinvolgerci completamente, e questo perché ogni loro interazione ci ha offerto sfumature sempre diverse. Un perfetto esempio di quanto i rapporti umani possano essere complessi, segnati da traumi passati e pregiudizi talmente profondi da non poter essere sradicati. Ma nel loro rapporto abbiamo trovato anche più di questo: momenti di comprensione, di vulnerabilità e rispetto che, chissà, se le cose fossero andate diversamente, avrebbero avvicinato due personaggi sì diversi ma inevitabilmente legati per la vita. Dal nome, dall’eredità, da infinite tragedie. E dalla mancata opportunità di amare.

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