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Perché la Battaglia dei Bastardi è un punto di riferimento per tutte le Serie Tv

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla sesta stagione di Game of Thrones

Game of Thrones non è mai stata una Serie Tv come le altre. La storia scritta da George R. R. Martin ha ottenuto un eccellente riadattamento televisivo fino a quando le pagine dello scrittore sono state usate come unico punto di riferimento. Ma se ogni regola tende la mano a un’eccezione possiamo sicuramente ricordare momenti emozionanti di Game of Thrones che George R. R. Martin non ha mai scritto, o perlomeno ancora ideato. La Battaglia dei Bastardi, per esempio, non è ancora avvenuta nei romanzi del celebre scrittore statunitense e non sappiamo se ci sarà un cenno a riguardo, né tantomeno si accenna alla storyline legata alla serie di peripezie a cui va incontro Sansa con Ramsay Bolton. Proprio quest’ultimo è al centro di uno dei momenti più decisivi per il prosieguo della storia di Game of Thrones, ossia quella Battaglia dei Bastardi che oggi ricordiamo come uno dei migliori episodi televisivi di tutti i tempi. Andiamo a capirne i motivi principali attraverso un’analisi che mira a porre l’intero episodio in questione nella casella in cui si ricordano i momenti più emozionanti di Game of Thrones. Un episodio che per scenografia, regia e coerenza interna della trama rappresenta un pezzo di storia nel mondo televisivo.

Il nono episodio della sesta stagione di Game of Thrones fa parte della storia delle Serie Tv e lo sarà per sempre

Game of Thrones
battaglia bastardi

Prima di Game of Thrones e della Battaglia dei Bastardi non c’è mai stata una Serie Tv capace di portare in scena una serie di combattimenti e scontri così profondi e costruiti in modo impeccabile. Il Signore Degli Anelli, con la sua battaglia del Fosso di Helm, l’assedio di Minas Tirith e la guerra nei Campi del Pelennor, aveva alzato l’asticella diventando un unicum per la categoria del genere fantasy. Gli scontri appena annunciati portavano sugli schermi dei telespettatori una quantità mai vista di pathos e un continuo susseguirsi di disperazione e tensione che lasciava senza fiato ogni individuo pronto a seguire il filo intrecciato delle battaglie. Il Signore Degli Anelli diventata, con i suoi magici scontri, un punto di riferimento per ogni riadattamento televisivo.

Poi è arrivato il nono episodio della sesta stagione di Game of Thrones, uno di quei momenti capaci di annullare ogni divario con i suoi precedessori (Serie Tv) ma allo stesso tempo pronto a stabilirsi tra i punti di riferimento per le successive Serie Tv a stampo fantasy – un episodio che si avvicina (quasi) ai livelli della grandissima trilogia legata all’anello del potere.La lunga sequenza terrificante ed esilarante che vede da una parte l’esercito guidato da Jon Snow e dall’altra quello comandato dal temibilissimo Ramsay Bolton porta sul piccolo schermo tutto quello che un episodio televisivo ha da offrire – tutto quello per cui amiamo le Serie Tv più di ogni altra cosa. Si inizia con una sequenza da brividi in cui Daenerys cavalca Drogon nella baia con Rhaegal e Viserion al seguito e ordina loro di bruciare alcune navi della flotta schiavista a Meereen. Questo momento, quel fuoco che anima da sempre i draghi di casa Targaryen si pone come luce pronta a illuminare i successivi istanti di Game of Thrones.

Instanti successivi che rispondono al nome di Battaglia dei Bastardi, l’epico scontro di proporzioni enormi – tra cui un budget mai visto prima e infinite comparse in battaglia – in cui la regia di Game of Thrones sforna una delle migliori prove della sua lunga carriera. Ciò che sorprende lo spettatore, al di là delle performance straordinarie dai parte dei protagonisti sul campo, risiede nel tentativo di comunicare qualcosa di realistico e coinvolgente, un’infinita serie di momenti in cui ognuno è chiamato a “combattere”  metaforicamente al seguito dei suoi beniamini. Per tutta la durata dell’episodio facciamo a pugni con una tensione che ci mangia lo stomaco mentre l’incertezza dell’esito della battaglia prolunga i dubbi che si fanno sempre più imponenti, come un’ombra che segue la logica delle cose. Logica che spinge a dirci che Bolton vincerà la guerra fino a quando Got ci sorprende ancora una volta come ha sempre fatto e come, d’altra parte, ha fatto il Signore Degli Anelli con i momenti decisivi della sua lunga battaglia verso il fuoco dove brucerà l’anello.

Un lungo episodio in cui la morte è protagonista fino a quando vince la vita

Game of Thrones

La Battaglia dei Bastardi pone la morte al centro della trama mentre i protagonisti inseguono brandelli di vita:  Rickon viene ucciso da frecce camaleontiche nell’istante in cui Jon cerca di aggrapparsi alla salvezza terrena. È come se questo piccolo pezzo di storia fosse costruito per distruggere ogni pensiero riguardante la resa dopo averci mostrato l’oscurità. Il nono episodio brilla sotto ogni punto di vista ma se volessimo trovare un puntino più nero degli altri potremmo dire che il modo in cui la narrazione mette in luce il senso di instabilità e transitorietà vince su tutti. Instabilità e transitorietà che ci permettono di passare da una parte all’altra come se di mezzo ci fosse una pallina da ping pong: è in vantaggio Ramsay fino alla fine, ma a un certo punto Sansa, come un’eroina inaspettata e lucente, rompe le barriere con il suoi alleati. Come un gioco astuto del destino è proprio la stessa Sansa a correggere il tiro di Jon e dell’esercito, quella stessa Sansa a cui Ramsay ha provocato fin troppo dolore e che aspettava, insieme a noi, un modo per calciare via il dolore e donarlo a chi lo aveva relegato a lei. È emozionante guardare un episodio in cui una donna come Sansa riesce a rompere gli ingranaggi della guerra dopo aver subito violenze di ogni genere da parte del nemico più odiato di Game of Thrones. È emozionante al tempo stesso guardare un episodio così ricco dal punto di vista dei plot twist.

Stupisce la capacità di fare un ritratto autentico sui personaggi

Ramsay Bolton e Jon Snow compiono un viaggio inverso e parallelo come due linee vicine che non si toccano ma che ci dicono molto sulla storia dei personaggi in questione. Jon affronta ogni tipo di avversità mostrando un coraggio al di là di ogni limite, mentre Ramsay scappa al primo segnale di pericolo come un codardo che si fa forte solo dinanzi alla debolezza. È in questo scontro/incontro che Got riesce a mostrare la sua vena più pura, quella capace di fare un ritratto tangibile dei suoi protagonisti e dei loro caratteri – un ritratto che suggella l’intero percorso interiore dei protagonisti. Alla fine dei giochi Jon si è alzato come un pugile che ha toccato il fondo troppe volte ma che non ha mai dato segni di KO. La tragica fine di Ramsay, invece, è uno dei punti salienti dell’episodio e probabilmente la morte più attesa di sempre dell’intera serie: il nemico di Grande Inverno viene mangiato dai suoi stessi cani come se Got volesse appellarsi alla legge del contrappasso e del “prima o poi aspettati quello che fai agli altri”, in questo caso solo e soltanto male.

La Battaglia dei Bastardi ci ha mostrato tutti i modi in cui si può morire sul campo di battaglia e tutta la bellezza di un episodio che resterà per sempre nella storia delle televisione. Perché Game of Thrones non sarà mai una serie come le altre.