7) Grenn
Il giovane Grenn, compagno di Jon Snow nei Guardiani della Notte, muore durante la Battaglia del Castello Nero, nella quarta stagione di Game of Thrones. È uno dei pochi momenti in cui il sacrificio collettivo diventa leggenda, e Grenn ne è il cuore. E’ un personaggio atipico: non è un cavaliere, non è nobile, non ha lignaggio o poteri speciali. È un Guardiano della Notte, un uomo semplice ma dotato di una lealtà rara. I Bruti attaccano la Barriera da sud e da nord e, in uno dei momenti più critici, un gigante cerca di sfondare il cancello interno. Jon Snow, da poco rientrato al comando, ordina a Grenn e a un piccolo gruppo di confratelli di scendere a fermarlo. Sa benissimo che è una missione suicida, ma sa anche che non ci sono alternative. Grenn non esita nemmeno un secondo.
Accetta l’ordine, si volta verso i suoi compagni e, davanti alla mostruosità che sta per abbattersi su di loro, pronuncia le parole del giuramento dei Guardiani della Notte. È un momento che raggela lo spettatore: sei uomini, con le spade sguainate, che recitano insieme le parole del loro giuramento mentre un gigante corre loro incontro, furioso. Nessuno sopravvive. Ma nemmeno il gigante. Quando Jon e Sam ritrovano i corpi, il cancello è ancora in piedi. I sei, guidati da Grenn, sono riusciti a fermare l’invasione a costo delle loro vite. Grenn era sempre stato il più concreto del gruppo. Non particolarmente brillante, spesso timoroso, ma sempre presente. Era cresciuto insieme a Jon, Pyp e Sam. Aveva combattuto con loro alla Barriera, marciato nel gelo, e condiviso paure e speranze. La sua morte rappresenta quell’eroismo silenzioso di chi non verrà ricordato nei canti, ma senza il quale nessuna vittoria sarebbe mai possibile.
8) Osha, uno dei personaggi secondari più amati di Game of Thrones (qui trovate 15 momenti in cui GoT ci ha spezzato il cuore)
La morte di Osha avviene nella sesta stagione di Game of Thrones, in una scena che chiude in modo brutale il percorso di uno dei personaggi più sottovalutati ma affascinanti della saga. Ad uccidere Osha è Ramsay Bolton in seguito alla sua cattura insieme a Rickon Stark. Ex bruta del Popolo Libero, Osha aveva abbandonato la vita selvaggia dopo l’invasione dei non-morti a nord della Barriera. Aveva trovato negli Stark un riparo e un nuovo scopo, diventando una sorta di guardiana per Bran e Rickon dopo la caduta di Grande Inverno. Libera, fiera e saggia: Osha è sempre stata una sopravvissuta. E anche quando ricompare dopo diverse stagioni d’assenza, porta con sé quello stesso spirito indomito con cui aveva conquistato il pubblico. Quando si trova faccia a faccia con Ramsay, Osha capisce subito chi ha davanti, ma non si lascia intimidire. Finge di flirtare, lo provoca per temporeggiare e cercare un momento favorevole.
È chiaro che sta solo aspettando l’occasione giusta per colpire. Ma Ramsay è più rapido. Mentre lei cerca di afferrare il coltello sul tavolo, lui la trafigge al collo con la propria lama, senza esitazione, continuando a parlarle come se nulla fosse. Osha muore in pochi istanti anch’essa senza spettacolo, senza grida. La sua morte è una delle più ingiuste di Game of Thrones, quasi anticlimatica. Dopo anni trascorsi a proteggere i figli di Stark, dopo aver superato il gelo e infiniti pericoli, viene liquidata con un gesto freddo e sadico. Eppure, anche in punto di morte, Osha resta fedele a se stessa: ha provato a reagire, non si è mai arresa, nemmeno di fronte a un mostro come Ramsay. La sua fine, per quanto rapida, è una delle tante ferite lasciate da un mondo che tende a premiare i più crudeli.
9) La morte del leggendario Beric Dondarrion: il guerriero immortale di Game of Thrones
Beric Dondarrion muore nell’ultima stagione di Game of Thrones, anch’egli vittima della brutale Battaglia di Grande Inverno. Il suo sacrificio avviene nel tentativo disperato di proteggere Arya Stark e il Mastino dall’assalto dei non-morti. È la sua ultima vita, quella definitiva. Thoros di Myr — il sacerdote rosso che lo aveva resuscitato più volte grazie al potere del Signore della Luce — era morto nella stagione precedente. Quando Beric cade per l’ultima volta, lo fa con piena consapevolezza: non c’è più ritorno. La sua morte è un sacrificio, ma anche il culmine di un percorso narrativo che attraversa l’intera saga. Beric è uno dei personaggi più enigmatici e simbolici della serie. Inizialmente venne inviato da Ned Stark a catturare Gregor Clegane, per poi scomparire dalle scene e ritornare profondamente trasformato. Beric muore, rinasce, muore ancora. Ogni volta con un pezzo di sé in meno, il corpo pieno di cicatrici e lo sguardo sempre più vuoto.
Ma non smette mai di combattere. Si convince — o forse si aggrappa con disperazione all’idea — che la sua esistenza sia funzionale a un disegno più grande, e che il Signore della Luce abbia uno scopo per lui. E quello scopo, alla fine, si manifesta. Quando Arya viene accerchiata dai non-morti nei corridoi del castello, Beric fa scudo con il proprio corpo. Inchioda i nemici con la spada fiammeggiante e poi a mani nude, lasciandosi colpire più volte pur di permetterle di fuggire. Riesce a raggiungere una stanza sicura insieme ad Arya e Sandor Clegane, ma lì crolla, dissanguato, sulle gelide pietre di Grande Inverno. Melisandre, presente nella stanza, guarda Arya e dice che Beric ha compiuto il suo dovere. Il suo compito era salvarla, ma il resto toccherà a lei. Beric muore da guerriero ma anche da martire silenzioso. La sua esistenza, per quanto tragica e solitaria, trova finalmente un senso in un estremo atto di altruismo.










