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9 personaggi secondari di Game of Thrones che hanno avuto un epilogo semplicemente tremendo 

Game of Thrones

5) Pypar

Il giovane Pypar in una scena della serie
credits: HBO

Pyp, il cui vero nome è Pypar, muore nella quarta stagione di Game of Thrones, durante la battaglia epica tra i Guardiani della Notte e l’esercito dei Bruti al Castello Nero. La sua morte, per quanto meno celebrata rispetto ad altre, è un momento triste perché coinvolge uno dei personaggi più umani del gruppo di Jon Snow. Pyp è uno degli amici storici di Jon. Insieme a Samwell Tarly, Grenn e a pochi altri, ha condiviso le difficoltà dell’addestramento alla Barriera. Era stato costretto a unirsi ai Guardiani contro la sua volontà: condannato per aver cantato troppo bene al cospetto di un nobile. Durante l’attacco dei Bruti, Pyp combatte sul camminamento del Castello Nero insieme a Sam, armato di balestra. È terrorizzato, non ha mai ucciso nessuno prima, ma resta al suo posto, perché è quello che si deve fare. 

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Quando riesce finalmente a colpire un nemico con un dardo, è visibilmente sconvolto: non c’è esaltazione, solo il peso di un atto irreversibile. Pochi attimi dopo, viene trafitto da una freccia scagliata da Ygritte. Sam è con lui quando muore. Pyp perde sangue, rantola, ha paura. E Sam cerca di tranquillizzarlo, gli dice che ce la farà, ma lo guarda morire tra le sue braccia. È una scena intima, una delle poche di Game of Thrones in cui l’epica lascia spazio all’amarezza della realtà. Anche i più giovani, anche quelli che cercavano solo un po’ di amicizia e sicurezza in un mondo ostile finiscono per essere inghiottiti dalla guerra. La morte di Pyp segna la fine dell’innocenza per molti dei personaggi alla Barriera. È il punto in cui si capisce che nessuno è al sicuro, che anche i più fedeli, quelli senza potere né fama, sono destinati a cadere.

6) Aemon Targaryen

Aemon, l'ultimo della vecchia guardia dei Targaryen
credits: HBO

La morte del Maestro Aemon Targaryen è tra le più toccanti e poetiche della serie. Il motivo? Non è violenta, non è spettacolare, eppure lascia un vuoto enorme. Aemon, ultimo Targaryen conosciuto in vita fino a quel momento, muore di vecchiaia alla Barriera, circondato da pochi fratelli della Guardia della Notte. La sua figura è quella del saggio, del consigliere, dell’uomo che ha rinunciato al potere e al privilegio per abbracciare il dovere. Nato come Aemon Targaryen, principe del sangue del drago, avrebbe potuto sedere sul Trono di Spade. Fu lui a scegliere di abbandonare tutto per servire i Guardiani della Notte. Si fece cieco col tempo, fisicamente fragile ma mai nello spirito o nella mente. Fu il primo mentore di Jon Snow, oltre che primo difensore di Samwell Tarly e voce della coscienza nel caos politico e morale della Barriera.

Nella quinta stagione, ormai anziano e debilitato, si ammala. Sam e Gilly cercano di accudirlo come possono, ma sanno che la fine è vicina. Aemon, delirante e febbricitante, parla di suo fratello Aegon, il Re gentile, e lo chiama nel sonno. Le sue ultime parole, “Egg, I dreamed I was old”, sono un colpo al cuore. Aemon, nei sui ultimi istanti di vita, chiede di poter tenere in braccio il figlio di Gilly, immaginando che al suo posto ci sia il suo fratellino, Egg. La sua morte è silenziosa, non c’è sangue o violenza, ed è proprio per questo colpisce. E’ un addio alla vecchia guardia, a un tempo in cui onore e sacrificio erano ancora concepiti come virtù. La sua assenza segna anche un momento di transizione alla Barriera: senza la sua guida, Sam e Jon restano soli, costretti a diventare uomini e a prendere decisioni sempre più difficili.

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