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9 personaggi secondari di Game of Thrones che hanno avuto un epilogo semplicemente tremendo 

Game of Thrones

3) Thoros di Myr

Thoros di Myr in una scena di Game of Thrones
credits: HBO

Thoros di Myr muore nella settima stagione di Game of Thrones, durante la spedizione oltre la Barriera per catturare un non-morto. Il membro della Fratellanza senza Vessilli fa parte del gruppo guidato da Jon Snow, che comprende anche il Mastino, Jorah Mormont, Tormund, Beric e Gendry. Il loro compito è pericolosissimo e il gruppo viene attaccato da un gigantesco orso divenuto zombie. È in quel momento che Thoros, cercando di combattere la creatura, viene gravemente ferito: l’orso lo azzanna e lo squarta all’altezza del ventre, lasciandolo a terra in condizioni critiche. Nonostante il dolore, Thoros resta cosciente e continua il viaggio con i compagni. Finché il gruppo non si ritrova bloccato su un lago ghiacciato circondato dall’esercito dei morti, evento che li obbliga a passare la notte al gelo. È proprio durante quella notte che Thoros soccombe alle sue ferite e muore congelato, senza nemmeno avere il tempo di pronunciare le sue ultime parole. 

La mattina dopo, Beric e Sandor lo trovano senza vita. Il Mastino, con il suo tipico tono sprezzante, versa vino sul corpo e poi gli dà fuoco, impedendo così che si trasformi in un non-morto. La morte di Thoros è significativa soprattutto perché rappresenta la fine del potere della resurrezione per Beric Dondarrion. Thoros era infatti l’unico in grado di riportarlo in vita grazie alla sua connessione con il Signore della Luce. Senza Thoros, Beric è ufficialmente alla sua ultima vita, privo della protezione ultraterrena che lo aveva reso leggendario. Thoros di Myr era un personaggio sui generis: un sacerdote ubriacone, ironico, eccentrico ma profondamente leale. La sua morte è una delle più silenziose di Game of Thrones, quasi indegna per via della lontananza dagli onori e dalle urla delle grandi battaglie. Un addio amaro che si perde tra il ghiaccio e la neve del Nord.

4) La brutale e indegna morte di Ser Rodrik Cassel nella seconda stagione di Game of Thrones

L'anziano Ser Rodrik Cassel
credits: HBO

Ser Rodrik Cassel muore in uno dei momenti più umilianti e disperati della saga per la Casa Stark. Maestro d’armi di Grande Inverno, Ser Rodrik è una figura paterna per molti dei giovani Stark. Uomo d’onore, vecchio stampo, legato alla disciplina e al rispetto: rappresenta quella parte di Westeros che crede ancora in valori come lealtà, dovere e onore. Valori che vengono schiacciati dal caos e dalla brutalità che si impadroniscono del continente durante la serie. Quando Theon Greyjoy prende con l’inganno il controllo di Grande Inverno, Rodrik torna dalla campagna militare nel Nord e viene catturato appena varcata la soglia del castello. Nonostante i consigli di maestri e uomini fedeli, Theon decide di punirlo pubblicamente, per dimostrare la sua autorità e spezzare simbolicamente il legame tra Grande Inverno e gli Stark. La morte di Rodrik diventa una scelta teatrale, dettata più dall’insicurezza di Theon che dalla logica militare.

La cosa più potente di questa esecuzione è la risposta di Ser Rodrik. L’uomo non implora, affronta la sua condanna con sguardo fermo e voce fiera. Sputa in faccia a Theon, rifiutandosi di riconoscerlo come signore. Anche davanti alla morte, mantiene intatta la propria dignità. Ma è proprio nell’esecuzione che si consuma l’orrore: Theon, impacciato e inesperto, non riesce a decapitarlo con un solo colpo. Ci prova più volte, sbagliando e infierendo, mentre gli altri presenti osservano inorriditi. Alla fine è Dagmer, il suo luogotenente, a mettere fine all’agonia con un colpo netto. La morte di Ser Rodrik è brutale sia per la violenza fisica che per ciò che rappresenta: l’implosione dell’ordine che aveva protetto Grande Inverno per generazioni. È anche il momento in cui Theon, in cerca di approvazione e potere, brucia quel che restava della sua umanità e del rispetto guadagnato al Nord.

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