2) Marty Supreme (2025) – il mancato Oscar di Timothée Chalamet

Tra le ultime e chiacchieratissime uscite Marty Supreme rappresenta una delle sfide più attese nella carriera di Timothée Chalamet. Diretto da Josh Safdie, il film è ambientato nel mondo del tennis professionistico e racconta l’ascesa e le contraddizioni di un giovane atleta ossessionato dalla vittoria e dal successo. Le aspettative erano altissime proprio per il tipo di collaborazione creativa che coinvolge Chalamet, e possiamo dire che sono state rispettate. Qui l’attore sembra allontanarsi ulteriormente dai ruoli più intimisti per entrare in una dimensione più fisica e competitiva. Il personaggio di Marty, è costruito attorno a un’energia instabile: ambizione, pressione psicologica e fragilità emotiva si intrecciano in un profilo che sembra perfetto per il tipo di recitazione nervosa e intensa tipica dei film dei fratelli Safdie.
Si tratta di una performance molto diversa rispetto ai suoi lavori precedenti: più istintiva, meno controllata, legata a un ritmo narrativo frenetico e immersivo. Se Uncut Gems può essere considerato un riferimento stilistico del regista, allora anche Chalamet si trova a lavorare su un personaggio costantemente sotto stress, dove ogni decisione ha un peso emotivo immediato. È proprio questa imprevedibilità a rendere Marty Supreme così interessante. (Marty Supreme: La Recensione del nuovo film)






